¿Será verdad que escuchar a Mozart hace más inteligentes a nuestros hijos? ¿Por qué hay siempre música clásica ambiental en los restaurantes de lujo? ¿Es verdad que a las vacas les gusta la ópera y a los tiburones, Barry White? Darwin pensaba que nuestros antepasados utilizaban la música para el cortejo y que era esta la que más tarde llevaba a las palabras. Otros creen que la música tiene el mismo papel en la evolución que un delicioso pastel de ninguno. Pero una cosa sí que es todos escuchamos música y tiene un efecto distinto en nuestro humor. Pero entonces ¿cuáles son exactamente los mecanismos por los que la música nos proporciona placer? La ciencia no ha sido capaz de dar una respuesta todavía, pero en los laboratorios la investigación no cesa. Desde los neandertales a Metallica, desde Pitágoras a la neurociencia, este libro nos explica todo lo que las investigaciones más punteras tienen que contar con respecto a nuestra relación con la música y acaba por hacernos un certero retrato del nacimiento de una nueva ciencia.
Silvia Bencivelli si laurea in medicina e chirurgia all'Università di Pisa nel 2002. Nel 2004 ottiene il Master in comunicazione della scienza alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste. Nel 2005 inizia a collaborare con il quotidiano scientifico di Rai Radio 3, Radio3 scienza, di cui diviene uno dei conduttori.
Nel 2010 è stata fra gli inviati della prima edizione di Cosmo – Siamo tutti una rete, trasmissione scientifica di Rai 3 di Gregorio Paolini, condotta da Barbara Serra. Da novembre 2011 a giugno 2013 ha collaborato con Presa diretta, di Riccardo Iacona e Francesca Barzini, su Rai 3.
Da ottobre 2014 a giugno 2016 ha lavorato con Rai Scuola, per Nautilus, condotto da Federico Taddia, e poi per Memex. Tra settembre 2016 e giugno 2017 è stata tra i conduttori di Tutta salute, in onda ogni mattina alle 11.00 su Rai 3.
Collabora con quotidiani e riviste, tra cui la Repubblica, D di Repubblica e il Venerdì, Le Scienze, Mente e cervello, Focus, Wired.
È docente di giornalismo scientifico al Master su "La scienza nella Pratica Giornalistica" dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza".
Vive a Roma e fa la giornalista scientifica freelance, e collabora da più di dieci anni con la Rai, radio e tv.
Not sure. I agree that music has a profound impact on our emotions in particular, a point made clear to me watching Groundhog Day the musical - it was much more moving than the movie ever was, which surprised me. But I'm not sure I'm much closer to why after reading this book, although it's not the authors fault.
Why we like music succinctly describes the status of music from a scientific perspective. The initial chapters tackle music history, going back into prehistory as well, to examine when music emerged in humans. This, in addition to early attempts at music science (e.g. Pythagoras) was a fascinating read. Part of the reason for this was the clarity of our current knowledge - the rest of the book doesn't achieve this, and for good reason - the state of knowledge about music science is still limited and subject to much uncertainty.
Of the books about music this is the best I've read. The rest is just noise is a hard going story about 20th century music - both long and somewhat esoteric. Oliver Sacks' musicophilia is more interesting from a science perspective and relatively accessible, but long winded and mainly observational. Why we like music works hard to explain the research concerning music and reaches its inconclusions because it attempts conclusions from the outset. This doesn't allow for the neat aha moments where the reader goes away satisfied. Instead it requires getting comfortable with the nature of much science where we still have much to learn and the learning is hard to come by.
Questo libro cerca di rispondere, con un linguaggio piano ed accessibile, alla domanda del titolo. A cavallo tra etologia, estetica e antropologia culturale, partendo dagli animali e passando attraverso l’uso della musica tra uomini preistorici e popolazioni primitive d’oggi, vengono illustrate varie teorie sul perché in tutti i tempi e in tutti i luoghi la musica è stata prodotta ed apprezzata. Al di là dei fini (creare coesione ed essere strumento comunicativo del gruppo) si va alla ricerca delle ragioni biologiche ed evolutive di questo altro linguaggio, identificandole nell’evoluzione dello strumento di comunicazione non verbale tra mamma e bambino, nello sviluppo neuronale e delle abilità che nascono dall’esercizio musicale, o nella simulazione della gratificazione propria della soddisfazione di un bisogno primario (sessuale o alimentare). Il tutto con adeguata citazione di fonti e di ricerche scientifiche. Viene tra l’altro confutata la famigerata teoria secondo cui la musica di Mozart favorirebbe lo sviluppo dell’intelligenza nei bambini.