I bassifondi di Tokyo. I vicoli degradati. Giovani prostituti senza scrupoli. Squallide camere d'albergo. I locali gay. La notte, protagonista assoluta. Yes, Yes, Yes è un romanzo immorale, provocatorio, pasoliniano. Scava nel mondo dell'omosessualità maschile nella megalopoli giapponese, alternando tinte fosche e violente a pennellate di rosa. Perché il protagonista Jun, come tutta la banda dei suoi giovanissimi amici, si vende per denaro e per perversione, eppure sa concedersi momenti di sentimentalismo, sogni adolescenziali, fantasie acerbe. I "ragazzi di vita", angeli senza dio pronti a tutto, si muovono qui con il loro carico di paure con la loro fragilità, e tuttavia, precocemente disincantati, passano con scaltrezza da un cliente all'altro. Il percorso del protagonista, dalla cruda iniziazione al sesso alla definitiva entrata nel giro della prostituzione maschile, non chiede riscatto o giustificazione alcuna; ugualmente l'epilogo non può e non vuole proporre una redenzione. Yes, Yes, Yes è un'elegia della sottocultura del vicolo, una santificazione della notte. Tutto si svolge in interni fumosi e maleodoranti; al di fuori Tokyo appare torbida come i ragazzi che la popolano, colta in una sua bellezza oscura, livida e decadente, carica di un fascino losco.
Scorrevole e dalla penna bella e pulita, giovane, non volgare all'eccesso, con addirittura qualche tratto commovente qui e là. Mi è piaciuto, ma non lo consiglierei per un regalo di compleanno come mi è capitato di vedere scritto in dedica in un'inserzione su eBay 😆 è una di quelle letture, dal mio punto di vista, da tenere per sé. Lo sappiamo solo noi, e sorridiamo. Tre stelline e mezzo.
#YesYesYes è questo e molto altro. Come l'altro libro, questa volta cinese, #IlMaestrodellanotte, "Yes, Yes, Yes" è un romanzo pasoliniano; i "ragazzi di vita" sono giovani allo sbaraglio che vendono il loro corpo perchè si sentono senza anima, senza emozioni, pieni di male di vivere e speranze infrante.
Jun è il giovanissimo protagonista; è fuggito di casa, ha provato ogni eccesso, si mantiene con il suo corpo. Lui e il suo gruppo di conoscenti gravitano intorno al Bar Adolescence dove ogni notte Jun ne racconta gli avventori, l'atmosfera e il modo in cui viene usato.
La scrittura di #HisaoHiruma non lascia spazio ai moralismi, in un modo quasi freddo analizza i vari personaggi, senza condannarne fetish o motivazioni, lasciando che il lettore sia invischiato in una spirale di violenza e desiderio carnale che nasconde il vuoto esistenziale.
"Yes, Yes, Yes" di Hisao Hiruma è un testo della fine degli anni ’80 che racconta, attraverso la voce narrante di una marchetta, uno spaccato della sottocultura queer giapponese di quegli anni con un linguaggio – è bene dirlo – esplicito. L’opera, però, è anche una sorta di romanzo di formazione di questa stessa marchetta, Jun. Il risultato complessivo è quello di un'opera estremamente interessante che mette in risalto una Tōkyō diversa e, mi verrebbe da dire, meno rappresentata in ambito letterario.
Ho preso questo libro pensando di trovarci qualcosa di diverso rispetto a ciò che in effetti poi ho letto. Hisao Hiruma con Yes Yes Yes ha raccontato la storia di un ragazzo che è entrato nel mondo della prostituzione omosessuale, fatta di locali loschi, vita condotta in orari sballati, clienti con le più disparate fantasie da soddisfare. Devo dire che il tema mi è risultato interessante, soprattutto perchè questo libro non è un esercizio su quanto di più strano si riesca a raccontare, piuttosto indaga nell'anima dei suoi personaggi. Jun, il protagonista, inizia a prostituirsi senza sapere se gli piacerebbe un incontro omosessuale, è l'ultimo arrivato nel gruppo di ragazzi che lavorano in quel locale e non sa ancora trattare adeguatamente con i clienti, si concede troppo e per pochi soldi, ma piano piano imparerà a riconoscere le situazioni e trarne i suoi benefici. Non mancano le amicizie e le gelosie fra i suoi amici prostituti, così come non mancano episodi particolari raccontati anche in maniera esplicita. Ma più di tutto c'è l'approfondimento psicologico su Jun, sui suoi colleghi, sui clienti, sui proprietari dei locali e gli intermediari. Credo che questo libro sia diventato a ragione un cult.
sesso, rapporti di dipendenza emotiva, lavori nei night club e soldati americani neri con grossi affari...non è tanto il fatto di parlare di questo, quanto quello di parlarne in maniera assai banale...quasi le stesse tematiche affrontate da autrici cinesi, come nel caso di Shanghai baby, hanno un sapore più realistico e meno infantile, ma forse dipende dal fatto che le autrici giapponesi spesso hanno una prosa infantile, basti pensare a quella insulsa di Banana Yoshimoto la cui popolarità mi è ancora del tutto inspiegabile...