Le scorrerie di Bartezzaghi, allegro linguista e principe dei giocatori di parole, tra le praterie della lingua: i suoi usi e abusi, i suoi trucchi e doppi sensi. I nuovi modi di comunicare della civiltà digitale: il web, le mail, gli sms. I blog. Facebook e Twitter. Telefoni da leggere e da scrivere. Com'è fatto l'italiano che parliamo. I nuovi strafalcioni. E quelli antichi. Dall'editorialista di "Repubblica", un ritratto comico dell'Italia postmoderna, la sua lingua, la sua grammatica, la sua morfologia, la sua sintassi.
Quando Stefano Bartezzaghi nella sua rubrica Lessico e nuvole inserisce un po' di "frasi matte" io in genere scorro il testo senza troppa convinzione. Ma trovarle in questo libro è tutta un'altra cosa. Il segreto? Il contesto. Bartezzaghi è molto bravo a mettere insieme le parole e presentare così il testo in maniera a prima vista leggiadra, lasciando le battute e i sorrisi all'intelligenza del lettore che deve mettersi a capire cosa c'è effettivamente scritto. Il libro è molto meno serio di quello che si potrebbe credere leggendo i titoli e soprattutto i sottotitoli dei vari capitoli... anzi no. Bartezzaghi è serio, ma lo è perché gioca con la lingua e le parole, e chiunque abbia visto giocare dei bambini sa che il gioco è un'attività serissima. Il libro non è un testo di grammatica, né lo vuole essere: in fin dei conti quando le parole sono il lavoro di qualcuno è molto più divertente avere esempi che esulano dallo standard codificato, perché c'è sempre materiale nuovo. D'accordo, nel capitolo sui menu "tradotti in inglese" o in italiano si sente un certo qual raccapriccio, ma in genere Stefano è più descrittivista che prescrittivista, e anche quando non è convinto di certe costruzioni come i superlativi di nomi e verbi lascia piena libertà al lettore, anzi al parlante, di scavarsi la fossa con le proprie mani; l'ultimo capitolo ha addirittura come sottotitolo "come fottersene della grammatica e vivere felici", con tanto di paginata sulla scelta di usare proprio quella parola e perché proprio in quel momento. Non garantisco che leggere questo libro porti a un miglior uso della lingua italiana; però porta a un buon uso del tempo passato a leggerlo :-)
Non posso descriverlo come un libro noioso, in quanto l'ho finito in due giorni. È interessante e in alcuni punti mi ha fatto molto ridere, soprattutto la parte dedicata ai nomi in Emilia Romagna. Tuttavia, non c'è stata una scintilla.
Devo ammettere di aver ridacchiato per la maggior parte del tempo, mentre lo leggevo. È una bella lettura, leggera ma non troppo, per prendere la grammatica, la lingua e la comunicazione con un po' di ironia.
You can translate this review on: http://labibliotecadidrusie.blogspot.it/ Voto: 6/10 Un libro un po' diverso dal solito. Nessuna storia, trama, personaggi, ma una raccolta, abbastanza esaustiva, di situazioni in cui si ha necessità di parlare e di scrivere, tutte con le loro peculiarità e caratteristiche che non sempre le persone rispettano. Si spazia dalle cose classiche come romanzi, lettere ed email, fino a campi un po' più particolari, come lo stile dei menù dei ristoranti, le parole delle canzoni, il linguaggio da sms e così via. E' stato interessante scoprire tante sfumature a cui non avevo mai fatto caso (e che esulano dalla grammatica) o sorridere di alcuni strafalcioni che a me sembrano scontati ma, ad altri, evidentemente no. E' utile vedersi ricordare alcune regole della nostra lingua che magari tendono a sfuggire a causa di una loro scarsa presenza nei testi. In alcuni punti, come dicevo, mi ha fatto sorridere, mentre in altri ho faticato a cogliere le sottigliezze linguistiche dell'autore. in generale comunque, è piuttosto scorrevole e comprensibile da tutti.
Duecento pagine su linguaggio e comunicazione scritte in maniera molto piacevole. Tanti piccoli capitoli sui temi più svariati - dal calcio ai social media, dalla medicina al cinema - dove la lingua viene usata e soprattutto abusata.
Folgorante all'inizio, ora sono a met� e sta diventando un po' pallosetto... ... Finito oggi, confermo la mia ammirazione nei confronti di chi scrive con tale padronanza, rimane il fatto che a volte � soporifero.