Le poesie inglesi qui raccolte offrono un'ulteriore testimonianza del "bilinguismo" letterario di Fernando Pessoa, che, se da un lato dichiarava essere la sua patria la lingua portoghese, dall'altro, proprio in lingua inglese, ha lasciato alcuni importantissimi cicli di poesie. È certamente il Pessoa dei nove anni di permanenza a Durban in Sudafrica (1896-1905) che sta alla base della scelta linguistica e di non pochi motivi di queste poesie; ma non va neppure dimenticato che gli anni di composizione di questa raccolta, alla quale il poeta si accinge dopo il suo rientro a Lisbona, sono quelli dei più rivoluzionari movimenti d'avanguardia dell'epoca, gli anni dei due numeri della rivista "Orpheu", il secondo diretto proprio da Pessoa e da Sà-Carneiro.
Fernando António Nogueira Pessoa was a poet and writer.
It is sometimes said that the four greatest Portuguese poets of modern times are Fernando Pessoa. The statement is possible since Pessoa, whose name means ‘person’ in Portuguese, had three alter egos who wrote in styles completely different from his own. In fact Pessoa wrote under dozens of names, but Alberto Caeiro, Ricardo Reis and Álvaro de Campos were – their creator claimed – full-fledged individuals who wrote things that he himself would never or could never write. He dubbed them ‘heteronyms’ rather than pseudonyms, since they were not false names but “other names”, belonging to distinct literary personalities. Not only were their styles different; they thought differently, they had different religious and political views, different aesthetic sensibilities, different social temperaments. And each produced a large body of poetry. Álvaro de Campos and Ricardo Reis also signed dozens of pages of prose.
The critic Harold Bloom referred to him in the book The Western Canon as the most representative poet of the twentieth century, along with Pablo Neruda.
Ho amato più altri periodi poetici di Pessoa, ma lui resta una pietra miliare della poesia mondiale. In questa raccolta, estremamente malinconica e a tratti disperata, è più teso alla ricerca di un'entità suprema, un dio al quale rivolgersi.
Ci sono angeli caduti nel tuo modo di guardare e grandi ponti su fiumi silenziosi nel tuo sorriso. I tuoi gesti sono quelli di una solitaria principessa che sogna sul suo libro a una finestra di un lago in un’isola lontana.
Se potessi tendere la mia mano fino a toccare le tue sarebbe come lo spuntar del giorno dietro le torri di qualche città dell’Oriente. Le parole nascoste nel mio gesto sarebbero il chiar di luna sul mare del tuo essere qualcosa nell’intimo della mia anima come l’allegria di una festa.
Il tuo silenzio ti parli degli infiniti sogni che sono te. Le tue palpebre abbassate prolunghino i paesaggi lontani. I getti d’acqua rimbalzano nel sentire che sono falsi. È il fiore che colgo,con un suono,da ciò che non dici.
Fiori,fiori,fiori lungo la strada di quel che dirai. I giardini settecenteschi, così tristi nel nostro sognarli ora, sono la maniera del tuo essere consapevole di te attraverso le tue palpebre,le tue labbra,e il tuo viso. Un bambino malato vede la pioggia appannare la finestra di ciò che tu consenti.
Non infrangere col rumore dei passi il silenzio che è il palazzo dove la nostra consapevolezza è quella di vivere vedendo i giardini delle nostre duplici vite in una sola anima. Cosa siamo nel nostro reciproco sogno se non il ritratto che è il capolavoro di un pittore che non ha mai dipinto?
'Le sue dita giocavano distrattamente con i suoi anelli'
"Dio sa. Ci apprestiamo a dormire contenti in qualche modo, sorridenti per aver pianto, così come nei regni sconfitti le stelle profondamente silenziose sorridono e non sanno. Dio sa. E se Egli non sapesse e non esistesse, qual è la verità? Non importa se non adattiamo la nostra vita al nostro vivere. Felici d'aver sonno e lacrime, culliamo le nostre paure!"