Contemporaneo di Kafka, profondo conoscitore della letteratura occidentale, soprattutto di quella inglese e di Swift, Ryunosuke Akutagawa viene considerato il primo scrittore giapponese moderno. Egli fu autore di una vasta produzione di racconti, caratterizzati da una lucida vena satirica e grottesca, che diviene tragica soprattutto negli ultimi anni della sua breve si suicid infatti a trentacinque anni. Il volume ne raccoglie una scelta e contiene un testo di Yukio Mishima.
Akutagawa Ryūnosuke (芥川 龍之介) was one of the first prewar Japanese writers to achieve a wide foreign readership, partly because of his technical virtuosity, partly because his work seemed to represent imaginative fiction as opposed to the mundane accounts of the I-novelists of the time, partly because of his brilliant joining of traditional material to a modern sensibility, and partly because of film director Kurosawa Akira's masterful adaptation of two of his short stories for the screen.
Akutagawa was born in the Kyōbashi district Tokyo as the eldest son of a dairy operator named Shinbara Toshizō and his wife Fuku. He was named "Ryūnosuke" ("Dragon Offshoot") because he was born in the Year of the Dragon, in the Month of the Dragon, on the Day of the Dragon, and at the Hour of the Dragon (8 a.m.). Seven months after Akutagawa's birth, his mother went insane and he was adopted by her older brother, taking the Akutagawa family name. Despite the shadow this experience cast over Akutagawa's life, he benefited from the traditional literary atmosphere of his uncle's home, located in what had been the "downtown" section of Edo.
At school Akutagawa was an outstanding student, excelling in the Chinese classics. He entered the First High School in 1910, striking up relationships with such classmates as Kikuchi Kan, Kume Masao, Yamamoto Yūzō, and Tsuchiya Bunmei. Immersing himself in Western literature, he increasingly came to look for meaning in art rather than in life. In 1913, he entered Tokyo Imperial University, majoring in English literature. The next year, Akutagawa and his former high school friends revived the journal Shinshichō (New Currents of Thought), publishing translations of William Butler Yeats and Anatole France along with original works of their own. Akutagawa published the story Rashōmon in the magazine Teikoku bungaku (Imperial Literature) in 1915. The story, which went largely unnoticed, grew out of the egoism Akutagawa confronted after experiencing disappointment in love. The same year, Akutagawa started going to the meetings held every Thursday at the house of Natsume Sōseki, and thereafter considered himself Sōseki's disciple.
The lapsed Shinshichō was revived yet again in 1916, and Sōseki lavished praise on Akutagawa's story Hana (The Nose) when it appeared in the first issue of that magazine. After graduating from Tokyo University, Akutagawa earned a reputation as a highly skilled stylist whose stories reinterpreted classical works and historical incidents from a distinctly modern standpoint. His overriding themes became the ugliness of human egoism and the value of art, themes that received expression in a number of brilliant, tightly organized short stories conventionally categorized as Edo-mono (stories set in the Edo period), ōchō-mono (stories set in the Heian period), Kirishitan-mono (stories dealing with premodern Christians in Japan), and kaika-mono (stories of the early Meiji period). The Edo-mono include Gesaku zanmai (A Life Devoted to Gesaku, 1917) and Kareno-shō (Gleanings from a Withered Field, 1918); the ōchō-mono are perhaps best represented by Jigoku hen (Hell Screen, 1918); the Kirishitan-mono include Hokōnin no shi (The Death of a Christian, 1918), and kaika-mono include Butōkai(The Ball, 1920).
Akutagawa married Tsukamoto Fumiko in 1918 and the following year left his post as English instructor at the naval academy in Yokosuka, becoming an employee of the Mainichi Shinbun. This period was a productive one, as has already been noted, and the success of stories like Mikan (Mandarin Oranges, 1919) and Aki (Autumn, 1920) prompted him to turn his attention increasingly to modern materials. This, along with the introspection occasioned by growing health and nervous problems, resulted in a series of autobiographically-based stories known as Yasukichi-mono, after the name of the main character. Works such as Daidōji Shinsuke no hansei(The Early Life of
Akutagawa è considerato uno dei grandi della letteratura giapponese perché le sue opere continuano a essere lette, continuano a essere amate, e perché viene considerato uno degli interpreti più importanti di un periodo particolare della storia del Giappone moderno che va sotto il nome di "Democrazia Taishō".
Akutagawa era nato nell'epoca Meiji, e aveva quindi vissuto gli ultimi anni tumultuosi della modernizzazione che ha attraversato il paese fra la fine del 1800 e l'inizio del 1900. Inizia a scrivere nel 1915 quando in realtà è ancora studente all'Università Imperiale di Tōkyō, ma la parte più matura della sua produzione si colloca fra il '21 e il '27: raccoglie quindi proprio quelle che sono le sensazioni, le atmosfere, le emozioni di questo periodo del Giappone - appunto la Democrazia Taishō - che occupa gli anni che seguono la fine della Prima guerra mondiale e vedono il paese attraversare una fase di grande crescita economica. Una crescita economica che si traduce in un senso diffuso di fiducia e che lascia spazio a una serie di iniziative di impronta decisamente liberale.
E Akutagawa, destinato a morire suicida giovanissimo - muore nel 1927 quando aveva soltanto 35 anni -, vive quindi l'epoca Taishō e l'epoca poi immediatamente successiva, ma non vive quello che è il finire dell'epoca stessa, che coincide ovviamente poi con il 1929 e con la Grande Depressione che travolgerà anche il Giappone.
Se la sensazione degli scrittori e degli intellettuali che vivono le ultime fasi dell'epoca Meiji è quella di uno smarrimento che prende il posto dell'entusiasmo degli anni precedenti, uno smarrimento e una sottile inquietudine di fronte alla perdita di una tradizione culturale che si comincia a pensare di aver accantonato troppo rapidamente sull'onda dell'entusiasmo per la modernizzazione e l'occidentalizzazione del paese, Akutagawa al contrario vive in un momento in cui si cercano e si costruiscono finalmente dei nuovi equilibri fra la cultura giapponese, la cultura tradizionale e la cultura occidentale, che continua ad affascinare.
di commenti oggettivi purtroppo al momento non ne ho. mi aspettavo di leggere un insieme di racconti così intimi? onestamente no. leggendo di autori del '900 giapponese, di solito si sa che si finisce a leggere di uno stato di malessere dovuto al cambio d'epoca, alla veloce e quasi forzata occidentalizzazione, all'assenza di moralità dell'uomo moderno, tutte spiegazioni e argomentazioni di tipo sociale ed antropologico. contestualizzando, anche per akutagawa possiamo fare lo stesso tipo di analisi, ma troviamo anche qualcosa di estremamente personale. ciò che mi ha colpito è che, se eliminiamo i vari dettagli di tipo storico e geografico, non percepiamo che sia vissuto agli inizi del 1900, parla di salute mentale, traumi familiari e psicoterapia esattamente come noi oggi. la sua onestà mi ha onestamente straziato, si percepisce, fino all'ultimo rigo che ha scritto, quanto amasse la moglie e i figli, e che non volesse farli soffrire. amava l'arte, la letteratura, era curioso nei confronti della vita, voleva essere una brava persona. (e chi pensava che nel 2024 potessi avere beef con mishima che lo definisce un debole? buon per te che sei stato un vero Uomo fino alla fine, amo)
"Se potessimo avventurarci naturalmente nel sonno eterno potremmo senza alcun dubbio raggiungere la pace, se non proprio la felicità. Ma non sono certo di riuscire un giorno ad avere il coraggio di suicidarmi. So soltanto che la natura non mi è mai apparsa così bella. Riderai di questa contraddizione tra amore per la bellezza della natura e desiderio di morte. Ma la natura mi appare così splendida proprio perché sono gli estremi sguardi che le rivolgo. Credo di averla contemplata, amata e compresa più di chiunque altro. È forse l'unica mia gioia tra tante sofferenze che ho accumulato"
Forse anche perché è il racconto che dà il titolo alla raccolta, avevo per "La ruota dentata" delle alte aspettative che sono state un po' disattese. Ho compreso quello che voleva essere il suo significato e ne ho comunque apprezzato la struttura, ma, a differenza degli altri racconti, ha mancato di lasciarmi un forte impatto. Forse soprattutto a causa del fatto che ho percepito la sensibilità del "protagonista" più distante che mai.
Per il resto, il libro mi è piaciuto molto. Anche se suppongo che sia un testo che si può apprezzare pienamente solo con una previa conoscenza dell'autore, del suo contesto storico e della cultura giapponese.