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L'esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini, 1919-1925

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Il periodo che va dall'immediato primo dopoguerra all'ascesa al potere di Mussolini è senz'altro uno dei più importanti per la storia militare italiana: fu allora che l'esercito, uscito vittorioso dalla guerra, cercò e si diede una nuova organizzazione, tenendo conto del mutato contesto politico. Lo testimonia l'attenzione insolitamente alta dell'opinione pubblica del tempo ai problemi militari. Le vicende della guerra, le crescenti ambizioni degli alti gradi dell'esercito, il mito della nazione armata, le prime agitazioni operaie e l'ombra del bolscevismo confluivano nel dibattito pubblico, agitando una serie di interrogativi e aspettative sul ruolo dell'esercito nella società. Fu in questo clima che maturò l'alleanza tra Mussolini e i generali, decisi a svolgere un ruolo più incisivo nella vita pubblica del paese. La loro ambizione trovò riscontro nelle strategie politiche del Duce, che fece dell'esercito uno dei pilastri del proprio regime, sia durante le lotte civili che accompagnarono la presa e il consolidamento del potere interno, sia con la sua aggressiva politica di grandezza. Fu così che si posero le basi di quella zona d'ombra della nostra storia in cui la propaganda prese il posto della forza reale, prefigurando le tragiche sconfitte della seconda guerra mondiale. In questo studio insuperato, Giorgio Rochat riporta alla luce un aspetto disatteso della storiografia italiana e salda l'antica separazione tra ambito militare e vita pubblica.

505 pages, Hardcover

First published January 1, 2006

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Displaying 1 - 3 of 3 reviews
Profile Image for Dvd (#).
524 reviews96 followers
June 4, 2022
03/06/2022 (** e 1/2)
Non era il libro che mi aspettavo, e quindi sono io, in primis, ad avere sbagliato l'acquisto. Anche perchè il sottotitolo, recante il periodo d'interesse del saggio (1919-1925) e non riportato sulla copertina della mia edizione, circoscriveva in maniera chiara gli anni di analisi, che solo in parte coincidevano con quelli che interessavano a me.

Il saggio, correttamente, analizza gli anni di grandissima confusione che caratterizzarono l'esercito italiano nel primo dopoguerra, dalla smobilitazione (lunghissima e caotica) all'avvento del fascismo, con in mezzo almeno 6 (sei!!!) riforme strutturali, i cosiddetti ordinamenti, che dovevano rifondare l'esercito, vista l'esperienza sconvolgente e rivoluzionaria della guerra.

Come sempre incapaci di portare avanti riforme strutturali nette e necessarie in tempi che non siano di gravissima emergenza (una guerra mondiale, ad esempio, o un qualunque cataclisma), in tempo di pace e tranquillo cabotaggio gli italiani dell'epoca, ieri come oggi, passarono il tempo a litigare, ognuno impegnato a difendere il suo orticello (il suo particulare del buon Guicciardini, sempre valido). I politici liberali e poi fascisti, ieri come oggi, annusavano l'aria e si comportavano di conseguenza, con riforme che erano solamente compromessi messi in piedi per non scontentare nessuno (soprattutto gli ufficiali in questo caso, e soprattutto gli alti gradi) e che non risolvevano, se non marginalmente, i problemi strutturali della macchina militare, che alla fine della giostra arrivò agli anni Venti già antiquata, inefficiente, pletorica, manchevole di uomini e mezzi e ricca solo di retorica. E nello stesso modo, fra gli strali romani e fieri del regime, arriverà alla vigilia della II guerra mondiale, con i risultati che sappiamo.

Il libro, come vagamente accennavo, è stato un acquisto sbagliato perché cercavo un'analisi meno approfondita ma più generale che illustrasse i motivi della clamorosa impreparazione militare italiana nel secondo conflitto mondiale e le incredibile colpe e mancanze del regime in proposito, anche in confronto al comportamento dignitoso e tutto sommato efficiente del paese nel primo conflitto.
Se l'analisi invece si concentra su un periodo molto più limitato e appare tutt'altro che generale, molto molto dettagliata e ampollosa (con conseguente lettura difficoltosa), mostra almeno come i problemi delle forze armate italiane partissero da molto lontano e che il fascismo li ereditò, peggiorandoli ulteriormente data l'assoluta assenza di strategia politica (qui come in tutti gli altri campi), lo sperpero delle poche risorse disponibili in inutili operazioni di forza e la facciata di retorica che vi costruì davanti, millantante potenza per nascondere l'inconsistenza generale.

Istruttivo, nonostante tutto, anche se il libro risente dell'età (anni Sessanta). Rochat ha scritto cose migliori e di gran lunga più leggibili.

Angosciante invece vedere raccontata sempre la solita Italia e le sue solite, piccole, miserevoli miserie.
Profile Image for Edmond Dantes.
376 reviews31 followers
June 26, 2020
Libro Datato - anni 60 - del Rochat , che doveva essere parte di una storia generale del ns. esercito dalla Unità ai nostri giorni.
Il periodo è molto interessante, in quanto, fino all'avvento del regime, molte e ampie furono le discussioni sul futuro dell'esercito, se avesso dovuto tornare ad essere "di Caserma" o trasformarsi in un più snello da "Nazione Armata"
Gli alti gradi ovviamentye parteggeranno per la prima soluzione, aumentando appena possibile i comandi, arrivando, a un certo punto allo stesso numeo di Gradi da Sottotenente a Tenente colonnello, pari a quelli di Colonnello e i vari gradi di Generale (aumentati a 7/8 e quasi ridicoli...)
Passata la bufera del 40/45 cercheranno di dimostrare che la colpa era tutta del Sergente bersagliere...in realtà basta leggere questo per capire che al "Sergente" bastava la supina obbedianza al Regime, mentre l gestione organizzativa era loro affidata, senza interferenze gravi....
Per cui le Divisioni "Binarie" che aumentavano del 50 % i comandi furono bene accette a una casta ufficiali che anelava unicamente alla carriera....
Poveri soldati ... mandati a morire da un dittatore incapace e da una casta di ufficiali selezionata su tutto, fuorchè sul merito.....
I risultati si sarebbero visti, e che risultati il 8 Settembre e successivi,.....
Profile Image for Marco.
37 reviews3 followers
September 2, 2011
Libro, visto l'argomento trattato, relativamente di lettura agevole. Tuttavia libro corposo, pieno di dati, note, approfondimenti, ricco di nozioni. Personalmente ne ho tratto l'amara conclusione, nello specifico riguardo l'Esercito Italiano ma vale per le istituzioni tutte, che i mali di oggi vengono da lontano e che purtroppo nulla è cambiato, se non in peggio. Lo consiglio escusivamente a chi veramente interessato.
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