Bet non è bella ma fa tipo. È appassionata, grintosa e ha una lingua corrosiva. Ripete il terzo anno di liceo e abita in Barriera di Milano, un posto che si chiama così anche se si trova a Torino. Bet ce l'ha con il mondo. Con il padre, ex operaio ed ex sindacalista, che si è trasferito nella capitale. Con la madre, che non riesce a tenerle testa per quanto si sforzi, e con il passivo compagno di lei, Leonardo. Con il Guardone del palazzo, che la spia da dietro le tende. Con la scuola, che tenta di irreggimentarla. Con la gente, che ha perso la voglia di ribellarsi. E persino con se stessa. Perché si incolpa della tragedia che ha distrutto la sua famiglia. Bet non ce la fa proprio a frenare la lingua e a non dire quello che pensa. In modo ingenuo, a volte goffo, ma obbedendo a un istinto incontrollabile, perché vuole cambiare le cose. Prima si oppone allo sfratto di un'anziana signora, finendo in caserma. Poi cerca di aiutare Viola, una ventiduenne incinta dalla risata esplosiva, ma riesce a ficcarsi in un altro guaio. Infine, insieme al suo amico Andrea, organizza uno sciopero nella fabbrica dove la madre rischia il licenziamento. Ma la delusione e la rabbia per i soprusi subiti la spingono a un gesto impulsivo e lucidissimo, dagli effetti inarrestabili. Il ritratto di un'intera generazione precaria, incatenata e muta, che però non sa smettere di sognare.
Bet non è bella ma fa tipo. È appassionata, grintosa e ha una lingua corrosiva. Ripete il terzo anno di liceo e abita in Barriera di Milano, un posto che si chiama cosi anche se si trova a Torino. Bet ce l'ha con il mondo. Con il padre, ex operaio ed ex sindacalista, che si è trasferito nella capitale. Con la madre, che non riesce a tenerle testa per quanto si sforzi, e con il passivo compagno di lei, Leonardo. Con il Guardone del palazzo, che la spia da dietro le tende. Con la scuola, che tenta di irreggimentarla. Con la gente, che ha perso la voglia di ribellarsi. E persino con se stessa. Perché si incolpa della tragedia che ha distrutto la sua famiglia. Bet non ce la fa proprio a frenare la lingua e a non dire quello che pensa. In modo ingenuo, a volte goffo, ma obbedendo a un istinto incontrollabile, perché vuole cambiare le cose. Prima si oppone allo sfratto di un'anziana signora, finendo in caserma. Poi cerca di aiutare Viola, una ventiduenne incinta dalla risata esplosiva, ma riesce a ficcarsi in un altro guaio. Infine, insieme al suo amico Andrea, organizza uno sciopero nella fabbrica dove la madre rischia il licenziamento. Ma la delusione e la rabbia per i soprusi subiti la spingono a un gesto impulsivo e lucidissimo, dagli effetti inarrestabili. Il ritratto di un'intera generazione precaria, incatenata e muta, che però non sa smettere di sognare.
It's the second Christian Frascella's novel I read: the first was "Mia sorella è una foca monaca". Nice novel but the overall impression is that I was less impressed than the first. The context and the argument of the book is always adolescence lived at the turn of the first decade of the new millennium with all the worries and doubts generated by the strange times we are living. I am a male and by the time I passed the teenage years so I have some difficulty judging the grip of the character of Bet, a girl of seventeen years, to reality. But overall I think that the character is well described and, consistent with what the psyche can cause, adhering to a girl who believes she has caused the death of her little sister. What emerges is a reality full of confusion, doubts, indecision, curiosity, hormones, false idols and weak ideals. Finally: from this point of view, it seems to me that there is nothing to say, I fully agree. Normal writing technique. Read in Italian language.
Beth is 17 en boos, en gaandeweg begrijp je waarom. Haar zus is dood, haar vader is weg en als ze uit het raam kijkt, ziet ze troosteloosheid. Geen vrolijk boek, wel een sterk boek. Beth is een krachtige verteller, opgebouwd uit roestvrij staal (nouja, bijna dan). Haar verhaal is persoonlijk en puberaal, maar net zo goed maatschappelijk relevant - en dat is een goeie combinatie.
Incazzata nera per tutto e con tutti a causa della sua indole ribelle (o forse solo a seguito di un trauma famigliare), anticonformista orgogliosa (o forse solo adolescente sbruffona), femminista incontenibile (o forse solo petulante misantropa): quello di Bet è un personaggio che mi ha innervosita tantissimo. Non perché rappresenti un ritratto fasullo o troppo stereotipato della maggioranza dei giovani "contestatori" di oggi, anzi. Mi è dispiaciuto proprio perché, all'opposto, rende abbastanza bene il disorientamento politico, la mancanza di preparazione culturale, l'incapacità di organizzazione collettiva e l'inconsistenza degli obiettivi di vita che caratterizzano più di una generazione di apatici studenti, di atterriti precari, di remissivi lavoratori. E mi amareggia in grado maggiore essere convinta, con l'intransigenza che mi contraddistingue, che la responsabilità di tutto questo disfacimento, delle quotidiane umiliazioni, dello sfruttamento disumano, della privazione di degne prospettive, alla fine sia in larga misura loro, e nostra. Non dei politici ributtanti, non dei padroni senza scrupoli, non degli abusi del controllo e della repressione, bensì di tutti quegli scontenti tra noi che vittimisticamente si lamentano ma che poi a questi soggetti continuano comunque a delegare il proprio diritto di scelta e le proprie vite, seguitando a sopportare qualunque ingiustizia. Di tutti quei "rivoluzionari" (sic!) che non hanno il coraggio (oppure non ancora l'inderogabile bisogno) di mettersi a lottare per davvero, ma che vagamente si limitano a indignarsi, esaurendo ogni minima rivendicazione o denuncia di disagio sociale come accade in questa storia: in un suicida slancio di protagonismo di piazza, in un gesto eclatante come quello di incatenarsi, in un video da cliccare su youtube o su facebook. In iniziative da dilettanti allo sbaraglio che ci vengono qui proposte come meritevoli di ammirazione, ma che nella realtà sono utili soltanto ad alimentare l'ingordigia malata dell'infotainment e a raggiungere dieci minuti di ridicola notorietà.
A risultare ancora più penoso in questo libro però è il giudizio che l'autore, nemmeno tanto velatamente, getta sulle contestazioni di coloro che invece, dotati di lucide motivazioni, metodo e consapevolezza del rischio, prendono parte a percorsi di lotta militante per il diritto alla casa, al lavoro e all'istruzione. Il quartiere torinese proletario e operaio di Barriera di Milano nel quale è ambientata la vicenda viene in gran parte trasfigurato e perde il suo carattere di periferia da sempre sede di tenaci resistenze sociali. Frascella descrive, nell'ordine, un tentativo di sfratto, un picchetto, una carica dei carabinieri e una occupazione scolastica in un modo che lascia capire come sicuramente non abbia mai, non oso dire partecipato, ma nemmeno assistito a una sola di queste azioni, se non alla loro immagine artefatta attraverso lo schermo del televisore dal filtro giustizialista di amministratori della sicurezza e questurini. Le raccomandazioni che dà su quanto sia sacrosanto il diritto di esprimere la propria protesta pacificamente, con spirito democratico, deprecando più e più volte, scandalizzato, il ricorso a qualsiasi forma di violenza perché altrimenti "si passa dalla parte del torto" (e permettendosi pure di accennare alle giornate di Genova 2001, vaffanculo Frascella!), mi hanno mandata in bestia.
Ero molto curiosa riguardo questo autore, soprattutto per quel che riguarda la narrativa per ragazzi, perciò ho colto l'occasione di questa rubrica per comprare e leggere questo libro. Il mio giudizio finale si posiziona nel mezzo, non mi è dispiaciuto, ma non sono altresì sicura che faccia per me. Proverò sicuramente un altro titolo per capire se la mia incertezza riguarda la storia o proprio lo stile.
La sfuriata di Bet ci racconta di questa ragazza, Elisabetta detta Bet, che per tutta una serie di eventi un giorno perde la pazienza e, in un contesto particolare, si sfoga e dice tutto quello che la tormenta, tutto il malessere di una ragazza di 17 anni ai giorni nostri (il libro è stato scritto nel 2011, ma le questioni purtroppo permangono).
Ammetto subito che se avessi letto questo libro quando avevo 17 anni l'avrei amato, perché ha centrato perfettamente lo stato d'animo che provavo a quei tempi. In questo l'autore è stato straordinario, ha proprio capito ed espresso benissimo il malessere, la sensazione di impotenza, la voglia di fare la differenza, insomma quella gamma di emozioni tipica di quell'età, quando si è ancora capaci di sognare e di pensare di poter cambiare qualcosa.
Da questa ultima frase forse si intuisce la mia disillusione, tipica secondo me del diventare adulti e guardare in faccia la realtà, scontrarsi con il quotidiano; ultimamente io mi sento addosso un manto di cinismo che fatico a tollerare ma che non riesco a scrollare. Forse questo ha contribuito a non apprezzare appieno questa storia. ... continua sul blog
Oh, io alla fine mi sono anche commossa. No, perché Bet fino all'ultimo ti tiene così, col fiato sospeso, e sei convinta che da un momento all'altro ne combinerà una delle sue, combatterà contro qualcosa, metterà a tacere qualche bocca, pesterà i piedi a qualcuno, se la prenderà col mondo...e mica ti aspetti che riesca anche a farti sciogliere il cuore. Diciassette anni, una forza della natura. Con tutti i pro e i contro di quell'età, e con un macigno che si porta dietro, convinta di avere tutte le colpe. Ed è anche per questo che è così arrabbiata: perché, in fondo, ce l'ha soprattutto con se stessa.
Frascella mia ha nuovamente colpito: ritmo incalzante, trama fresca e divertente. Un romanzo che fa venir voglia di svegliarsi e lottare contro chi ci sta rovinando il futuro.
"Ma le parole di Andrea mi hanno aperto un vuoto dentro e mi viene su una tristezza ingolfante che quasi non mi riesce di controllare. Raggiungo il parco con le foglie morte e i tronchi gelati che grattano la nebbia, do una pulita veloce a una panchina, sfilo il libro di inglese dallo zaino e mi ci siedo su. Ho un'indolenza e un senso vertiginoso di inadeguatezza nelle vene. Andrea mi crede una persona forte, idealista, grintosa, mentre io dentro mi sento il cuore di un passero e lo slancio inutile di un piccione viaggiatore senza messaggi da recapitare. Insomma: che vuol dire essere tosta se non so a che serve esserlo? Se vivacchio da ripetente in una scuola che detesto, ho pessimi rapporti con la mia famiglia - o con quel che ne rimane -, e mi spaventa il conformismo tanto quanto l'anticonformismo? La verità è che io sono come tutti, sono passiva, aspetto che il mondo crolli in frantumi ma non ho il coraggio di dargli nemmeno una spallata. Sto per accendermi l'ennesima sigaretta quando noto una luce bluastra intermittente nello slargo in fondo al parco. Prendo lo zaino e vado a vedere cos'è, magari sono arrivati gli Ufo, perché no?"
E' un libro strano: manca completamente la storia, è come se l'autore abbia voluto fare lo studio di un momento storico preciso tramite lo studio di un carattere: quello di una diciassettenne sincera e arrabbiata contro tutto e tutti, che vorrebbe cambiare il mondo e non sa come fare, che vorrebbe aiutare e combina solo pasticci. Uno stralcio di vita (tanto che alcune delle vicende accennate non trovano soluzione) molto più che una storia. C'è da aggiungere che Frascella ha stile: lo si vedeva già in Mia sorella è una foca monaca (che continua a essere il suo romanzo che preferisco), e non cala con l'andare del tempo: ha un modo di definire con pochi tocchi un personaggio, una familiarità con le parole che lo portano lontano dalla banalità e dalla piattezza di molti autori contemporanei. Solo che, con questo, mi ha lasciato perplessa: rompe troppe delle attese canoniche che riservo a un romanzo per lasciami tranquilla. probabilmente devo lasciarlo sedimentare. EDIT: io quattro stelline gliele do tutte. Se le merita. Ecco.
Christian Frascella - La sfuriata di Bet Personaggio insolente e indolente come tutti i protagonisti dei racconti di Christian Frascella. Bet è una ragazza complicata, famiglia separata, trauma adolescenziale che si intuisce a metà libro e poi raccontato da lei verso la fine. E' forse questo sfogo del dolore, che rende la ragazza più "disponibile", meno scontrosa, e più aperta alle vicende della vita. Nel frattempo ne combina di tutti i colori, arresto, proteste a scuola (da questo episodio si capirà il titolo del libro), litiga con il padre, con la madre e con chiunque faccia parte della sua vita. Solo Viola, la nuova amica capitata per caso, sembra comprenderla e piacerle, ma riesce a combinare un guaio anche a lei. L'epilogo è la nascita di un bambino che credo nelle intenzioni dell'autore voglia significare una nuovo inizio anche per Bet. Mi sono piaciuti molto i libri di questo autore, quest'ultimo secondo me è il meno buono 16 Luglio 2012