Siamo tutti in trincea, ma l'amore può salvarci. Dopo sei anni e una pandemia, Guido Catalano torna alle origini, ai versi che l'hanno reso famoso e hanno fatto ridere e innamorare lettrici e lettori di tutta Italia. Una raccolta autoironica, intima e spassosa, adatta a ogni ci sono poesie della colazione e del dopo sbronza, fulminanti come battaglie navali e farcite come tramezzini, poesie d'amore mancato e di sogni possibili, poesie lanciate alla finestra come sassetti, poesie incattivite e poesie che danno dipendenza. Soprattutto, ci sono moltissimi baci. Perché baciare - oltre alla voglia di fumare - riduce anche quella di parlare a sproposito. "S'ascolterebbero meno minchiate" dichiara il poeta "se i cialtroni in giro / chiacchierassero di meno / limonassero di più." E non è finita con un bacio "la pelle ringiovanisce / la vista s'acuisce / gli aerei da guerra atterrano / per mai più decollare". Esagerazioni? Può darsi, ma per scoprirlo c'è un modo spegnete quella sigaretta, leggete e baciatevi a più non posso.
Guido Catalano nato a Torino nel 1971, è poeta e performer. Porta i suoi libri (e la sua barba) in giro per l’Italia, con oltre 130 reading all’anno. Collabora con Smemoranda, è ospite fisso di “Caterpillar” su Radio Rai 2, tiene un blog sul “Fatto quotidiano” e cura la posta del cuore per la rivista “linus”. Ha pubblicato per Miraggi Edizioni Ti amo ma posso spiegarti e Piuttosto che morire m’ammazzo.
Solitamente leggo Catalano quando "dentro" Il tempo è strano Dentro? Hai sbagliato No no ho detto giusto Perché dentro è un gran trambusto Fatto sta che a sto giro Me l'ho letto senza motivo Un motivo in realtà c'è sempre Ma non diciamolo alla fottuta mente Proprio ieri vi dicevo Preparate i vari ortEggi Perché ora assaggerete i miei vaneggi Oh alla fine manco mi fa impazzire Ma che ve lo dico a fire? L'importante è che mi diverta E la mia poesia sarà per voi Una gran scoperta
Sulla scia di Guido Catalano, una poesia che non ha rime perché come dice Fernando Pessoa "Non mi importano le rime. Rare volte ci sono due alberi uguali, uno vicino all’altro."
"Che fai?" "Leggo" "Come sei scontata" "Hai ragione, ma che dovrei fare?" "Guardi la tv" "No mi addomento" "Ascolti musica" "No non la capisco" "E allora stai un po' con me" "Ma poi tu vuoi fare sesso" "Perché a te non va?" "Si mi va, ma non riesco a leggere cosi"
"E il buio? Il buio si fece piccolo e indeciso ebbe paura? Sì, come sempre."
La poesia può essere ironica e divertente? Indubbiamente e non mancano certo esempi illustri a partire dall’antichità (Cecco Angiolieri per dirne uno) in cui versi giocosi e audaci fino alla sfrontata volgarità facevano parte di una lirica molto apprezzata.
Se, tuttavia, io apprezzi molto la poesia capace di svestirsi e liberarsi da voluti e, spesso, forzati ermetismi, personalmente, cerco temi e suoni che smuovano qualcosa dentro di me. Se questo vale, in generale, per come intendo io la lettura, in particolar modo è importante per la poesia.
Le 107 poesie senza filtro di Guido Catalano sono state per me un’altalena continua: un bel lancio iniziale per poi prendere un ritmo costante senza sorprese. Tante donne, tanto sesso, amici, bevute, ricordi..
Catalano m’ispira simpatia (lo dico perché in prefazione parla di un sacco di detrattori) ma l’impressione è quella più di una prosa piuttosto che di una lirica: ritmo non pervenuto. Non sarà un caso che la prima poesia s’intitoli: “Andando a capo a cazzo, vent’anni dopo”? Il giudizio è complessivo sul totale delle poesie.
Tra quelle che ho preferito:
C’era una volta una storia
C’era una volta una storia che era fatta di sale e poi venne una storia fatta di sete. C’era una volta una storia fatta di bene e di male una storia di pioggia, di vento, di more e di nebbia sul mare. C’era una volta una storia fatta di abbracci la notte era una storia che non te l’aspettavi che non potevi spiegare arrivava tra il capo ed il collo, ti salvava dal freddo che spacca le labbra. C’era una volta una storia finita prima di iniziare. E ce n’era una che era tutta una danza, era un canto, una terra, era un treno a vapore. Poi ci fu quella storia quella storia che quando ti lascia poi muori poi muori ma tre giorni dopo riapri la cripta a testate ti fan male la faccia, la schiena, le braccia, la gola una storia che era meglio andarsene al mare. E cammina cammina cammina venne la storia dei pochissimi baci una storia fatta di sguardi, di fumo, di birra, di mani lontane. E c’era una volta una storia che non c’è foto che tenga un amore che piangi sotto la doccia per non fare rumore un amore che dio solo sa come ho fatto a trovarti come diavolo hai fatto a farti trovare. --------------
Piccola mosca che giochi con la morte
Tutta la mattina abbiamo danzato assieme io in mutande con una rivista arrotolata nella mano destra e un libro di poesie di Simic nella sinistra bestemmiandoti contro piccola mosca che giochi con la morte. Lasciami perdere fammi leggere qualcosa di buono che ne ho bisogno esci dalla finestra esci dalla mia testa vivi. Non ho più voglia di giocare con te insistente piccola mosca nera che mi fai il solletico negl’angoli più assurdi del mio corpo nudo. E poi posata sull’unghia dell’alluce del piede mio destro attendi il colpo fatale guardandomi amorosa come solo una piccola mosca nera ballerina di morte sa essere in quell’attimo che la separa dalla fine. Ma non ti ucciderò no non lo farò non io e tu non mi bacerai no non lo farai non tu e nessuno di noi si trasformerà mai in qualcosa d’altro da ciò che siamo. Tu rimarrai piccola mosca fastidiosa e carina io il primo ed unico uomo che ti ha voluto un poco di bene.
Guido Catalano è un vero poeta: con un linguaggio suggestivo, riesce sempre a emozionare raccontando il quotidiano. Questo è un vero poeta: una persona che trova la poesia nel quotidiano, senza "romanzarlo" affinché venga più poetico secondo l'accezione comune del termine. Le uniche poesie che non mi sono piaciute del tutto sono state quelle sotto forma di dialogo, ma questo non mi è successo solo in questo libro. È stata comunque un'ottima lettura; Catalano andrebbe apprezzato di più, come poeta.