"E il buio?
Il buio si fece piccolo e indeciso
ebbe paura?
Sì, come sempre."
La poesia può essere ironica e divertente?
Indubbiamente e non mancano certo esempi illustri a partire dall’antichità (Cecco Angiolieri per dirne uno) in cui versi giocosi e audaci fino alla sfrontata volgarità facevano parte di una lirica molto apprezzata.
Se, tuttavia, io apprezzi molto la poesia capace di svestirsi e liberarsi da voluti e, spesso, forzati ermetismi, personalmente, cerco temi e suoni che smuovano qualcosa dentro di me.
Se questo vale, in generale, per come intendo io la lettura, in particolar modo è importante per la poesia.
Le 107 poesie senza filtro di Guido Catalano sono state per me un’altalena continua: un bel lancio iniziale per poi prendere un ritmo costante senza sorprese.
Tante donne, tanto sesso, amici, bevute, ricordi..
Catalano m’ispira simpatia (lo dico perché in prefazione parla di un sacco di detrattori) ma l’impressione è quella più di una prosa piuttosto che di una lirica: ritmo non pervenuto.
Non sarà un caso che la prima poesia s’intitoli: “Andando a capo a cazzo, vent’anni dopo”?
Il giudizio è complessivo sul totale delle poesie.
Tra quelle che ho preferito:
C’era una volta una storia
C’era una volta una storia che era fatta di sale
e poi venne una storia fatta di sete.
C’era una volta una storia fatta di bene e di male
una storia di pioggia, di vento, di more e di nebbia sul mare.
C’era una volta una storia fatta di abbracci la notte
era una storia che non te l’aspettavi che non potevi
spiegare
arrivava tra il capo ed il collo, ti salvava dal freddo
che spacca le labbra.
C’era una volta una storia finita prima di iniziare.
E ce n’era una che era tutta una danza, era un canto, una terra,
era un treno a vapore.
Poi ci fu quella storia
quella storia che quando ti lascia poi muori
poi muori ma tre giorni dopo riapri la cripta a testate
ti fan male la faccia, la schiena, le braccia, la gola
una storia che era meglio andarsene al mare.
E cammina cammina cammina
venne la storia dei pochissimi baci
una storia fatta di sguardi, di fumo, di birra, di mani lontane.
E c’era una volta una storia che non c’è foto che tenga
un amore che piangi sotto la doccia per non fare rumore
un amore che dio solo sa come ho fatto a trovarti
come diavolo hai fatto a farti trovare.
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Piccola mosca che giochi con la morte
Tutta la mattina abbiamo danzato assieme
io in mutande con una rivista arrotolata
nella mano destra e
un libro di poesie di Simic nella sinistra
bestemmiandoti contro
piccola mosca che giochi con la morte.
Lasciami perdere
fammi leggere
qualcosa di buono
che ne ho bisogno
esci dalla finestra
esci dalla mia testa
vivi.
Non ho più voglia di giocare con te
insistente piccola mosca nera
che mi fai il solletico
negl’angoli più assurdi
del mio corpo nudo.
E poi
posata sull’unghia dell’alluce del piede mio destro
attendi il colpo fatale guardandomi amorosa
come solo una piccola mosca nera ballerina di morte sa
essere
in quell’attimo che la separa dalla fine.
Ma non ti ucciderò
no
non lo farò
non io
e tu non mi bacerai
no
non lo farai
non tu
e nessuno di noi
si trasformerà mai
in qualcosa d’altro da ciò che siamo.
Tu rimarrai piccola mosca fastidiosa e carina
io
il primo ed unico uomo
che ti ha voluto un poco di bene.