Rosario, undici anni, un completino da calciatore nella borsa degli allenamenti, va a compiere la sua prima esecuzione di camorra al termine di un lungo tirocinio d'istruzione a uccidere. Tornando nel suo quartiere in metropolitana, ripercorre a ritroso le tappe più significative del cammino che lo ha portato fino a quel punto. E la storia di Rosario diventa il racconto di un mondo spaventoso, che è il nostro mondo. De Silva racconta uno dei peggiori delitti che la criminalità contemporanea abbia scelto di commettere: il furto dell'infanzia.
Diego De Silva, scrittore, giornalista e sceneggiatore, è nato a Napoli nel 1964. Il suo romanzo "La donna di scorta" (1999) è stato finalista del premio Montblanc, "Certi bambini" (2001) è stato selezionato per il premio Campiello e "Non avevo capito niente" (2007) ha vinto il premio Napoli ed è stato finalista al premio Strega. Da "Certi bambini", la crudele storia di un ragazzo di strada assoldato come killer dalla camorra, è stato tratto nel 2004 l'omonimo film diretto dai fratelli Frazzi, vincitore di numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali, fra i quali l'Oscar europeo e due David di Donatello. Molti suoi racconti sono apparsi in svariate antologie, fra le quali "Disertori e Crimini". Dal racconto "Il covo di Teresa", in particolare, nel 2006 è stato tratto un film tv interpretato da Lina Sastri per la regia di Stefano Sollima. Con Antonio Pascale e Valeria Parrella ha firmato lo spettacolo teatrale "Tre terzi", interpretato da Marina Confalone e diretto da Giuseppe Bertolucci. Tra i suoi ultimi lavori si ricordano i romanzi "Sono contrario alle emozioni" e "Mancarsi". Oltre a scrivere per il cinema, la tv e il teatro, De Silva collabora al quotidiano "Il Mattino". I suoi libri sono tradotti in Inghilterra, Francia, Spagna, Germania, Olanda, Portogallo e Grecia.
Questo libro venne pubblicato cinque anni prima di Gomorra (e quindici anni prima de La paranza dei bambini, sempre di Saviano). E’ un romanzo breve su una triste realtà del nostro paese: bambini del Sud Italia costretti a crescere in fretta e ad affidarsi a una vita di crimini. De Silva e’ bravo a scrivere in maniera cinematografica, e’ una cinepresa costante su Rosario, un personaggio ben riuscito, così come anche quelli secondari.
C’e’ qualche libertà creativa che si prende De Silva, sia per abbellire il testo ma penso più che altro per darsi qualche attimo di respiro dalla storia (una su tutte i siparietti in corsivo, abbastanza inutili a mio parere). E’ comunque un libro scritto benissimo, già solo come descrive Rosario che si mangia del tonno in scatola con del pane e’ stupendo e mi ha fatto venire fame.
Consiglio anche l’adattamento cinematografico del 2004.
Troppo scarno, socialmente impegnato e "neorealista" per i miei gusti, generalmente apprezzo tutt'altri romanzi, ma questo era di De Silva quindi non ho voluto farmelo scappare. Sicuramente per chi vive (o conosce meglio) certe realtà il libro assume una valenza tutta diversa. A me ha detto poco, per quanto la personalità di Rosario, in perenne equilibrio tra killer e ragazzetto dell'oratorio, è magistralmente descritta nello svolgersi della trama.
l'ho sottoposto a un amico che sa di cosa si parla per capire se è verosimile. ha detto di sì. sono rimasta ammirata, perché non è facile parlare di queste cose in modo così asciutto e tuttavia coinvolgente.
non mi piace usare termini iperbolici, ma per questo devo fare un'eccezione, perchè l'unico modo che ho di definirlo è "sconvolgente". La vita di questi bambini è talmente lontana da quello che tendiamo ad immaginarci per i nostri bambini, e nello stesso tempo appare talmente verosimile - nel contesto di abbandono in cui i protagonisti vivono - che si può solo rimanere sconvolti. Straordinaria anche la tecnica di scrittura.
Eh già! Tanti, troppi bambini sono costretti a crescere in fretta, vittime di grandi, persone insensibili, spietate, violente che li usano e manovrano per un loro tornaconto. Questa è una storia ambientata in un sud dove , se non hai una solida famiglia alle spalle e vuoi sopravvivere alla meno peggio, ti pieghi fino a diventare anche un assassino. Sei minorenne e delle attenuanti le hai e quindi va benissimo spremerti fino all'osso. Il treno per la salvezza può passare ma tu devi essere pronto a salirci sopra per andare lontano lontano. Se lo perdi...., be', se lo perdi sono cavoli tuoi
Il linguaggio è essenziale, preciso, che osserva tutto con gli occhi del protagonista, Rosario, un ragazzino della Napoli violenta. Il pathos scaturisce da ciò che viene raccontato, ma la scrittura è fredda, distaccata, che si limita a descrivere. Una buona prova stilistica, che rievoca la brevità delle tragedie alfierane.
La struttura è spezzata: ci sono due filoni narrativi: uno legato a un singolo evento presente, che sancisce la condanna di Rosario. Questo filone è lento, descrittivo, minuzioso. Il secondo, invece, è articolato nel tempo: parla dell'infatuazione da parte di Rosario di una ragazza diciassettenne, Caterina.
E' un romanzo in cui spicca la mancanza della bellezza e della tenerezza. Quell'unico elemento che sembra racchiudere ciò, Caterina, viene umiliato e distrutto. La vita di Rosario, quindi, è costretta a rinunciare a qualsivoglia forma di amore per abbracciare una condotta di vita violenta.
Nel suo pallido tentativo di abbracciare la gentilezza come forma di contatto umano, viene posto di fronte all'umiliazione, all'animalità, alla prevaricazione. Allora, disilludendosi sulla possibilità di una vita più tenue, abbraccia il predominio come unica forma di relazione con l'altro. E' un romanzo di formazione sbagliato, dove si mostra il protagonista già divenuto un mostro. Il lettore è già disperato, può solo accettare di conoscere il processo di costruzione di questa mostruosità.
Ci sono dei piccoli intermezzi, segnalati dal corsivo, in cui si raccontano vicende dalla banale quotidianità. L'autore stesso sembra essere il protagonista di queste storie. Accentuano, senza appesantire il discorso, il divario tra la nostra vita di lettori e quella di Rosario, bambino perduto. Ed è proprio la consapevolezza di questa distanza, ad aumentare il rammarico.
E' un testo letterario, anche se parla della criminalità minorile partenopea. La realtà diventa spunto per una tragedia sotto forma di romanzo, mostrando come il confine tra letteratura e vita sia labile.
Libro intenso, che racconta in modo diretto e senza moralismi la storia apparentemente spietata ma che in realtà è piena di senso di pietà verso quei bambini a cui viene negata l’infanzia, che purtroppo soprattutto in Italia sono ancora troppi. La storia è incentrata su Rosario, un bambino di 11 anni che vive nei sobborghi di una città che non viene mai specificata, ma che si può ricollegare a Napoli, tra giovani spacciatori, clan, volontariato, piccoli e grandi reati in una periferia squallida e degradata, quasi soffocante, dove ogni gesto, sguardo o porta aperta è un atto di sfida, un pretesto per l’affermazione della legge del più forte, anche se si ha 11 anni.
giuro, non me l'aspettavo. avevo letto solo l'ultimo, non avevo capito niente. per davvero. pensavo a un'autore bravo, brillante, profondo e divertente. e invece no, prima ancora era altrettanto bravo e profondo, ma anche tecnicamente perfetto, e capace di tirare una quantità di mazzate nello stomaco, concentrate in centocinquanta pagine. prende lo stomaco. non so cosa ne penserei se conoscessi quella città, ma con quella conoscenza superficiale di un fine settimana, è già forte. tanto.
Pasolini insegna Prendi un bambino simpatico e strafottente, un paese del sud Italia, una storia d'amore impossibile con una ragazza più grande. Mescola con scelte di vita sbagliate, una pistola e qualche capo cosca di piccola taglia. Ecco il libro di De Silva non all'altezza del precedente che avevo letto.
Una delle letture più intense dell’ultimo periodo: a tratti disgustosa, a tratti addirittura sconcertante. Diego de Silva è capace di trasportare il lettore in una realtà oscura e sconosciuta, per molti addirittura incredibile, che in “Certi bambini” è vissuta attraverso il focus di un Rosario, un ragazzino cresciuto troppo in fretta per le strade della sua città.
Al riguardo dei cosiddetti TW: Taluni minimizzano il contenuto di queste pagine definendo Rosario un “bambino killer”, tuttavia credo che molte delle recensioni negative e delle interruzioni siano dovute ai trigger warning. Nel libro sono dunque presenti scene di violenza verbale e fisica tra minori e non, omicidi, crudeltà sugli animali, lutto, minacce, scene di sesso tra minori, alcool e droga.
Detto ciò, ho trovato la scrittura molto scorrevole nonostante io non conoscessi il dialetto di cui de Silva ha fatto uso per alcuni tratti; lo ha reso molto comprensibile, utile per arricchire la credibilità del romanzo. Sono poche pagine, ma pesanti come un macigno a livello emotivo.
The first De Silva and a short novel that has been able to inspire an equally moving film by the Frazzi brothers. Stories that capture the glance of small kids and use their perspective to tell our world, if they succeed, are always incredible effective. In this respect Voglio guardare is a masterpiece. Many years before Gomorra here there is everything that needed to be said about certi bambini and certain corners of the world.
Piccolo (come lunghezza) grande pugno nello stomaco. Un'infanzia corrotta e violenta, gettata via ancora prima che fiorisca. Piccoli bambini lasciati a sé stessi studiano da manovalanza camorrista. Uno spaccato dipinto con grande realismo, senza nessun fronzolo, brutale e vero. Si legge d'un fiato, e lascia l'amaro in bocca.