Interessante il tema della riscoperta della magia, un po' meno lo sviluppo. Il libro è molto lento, si perde spesso nelle elucubrazioni del protagonista, in almeno tre occasioni l'autrice cambia punto di vista in favore di inquadrature esterne che puzzano di avvenimenti off screen, insomma le è mancato il coraggio di scrivere in sintonia con le prime pagine.
Il finale ambiguo non salva il tutto, anzi.
EDIT
Dopo una rilettura rapida credo di esserne venuto a capo. È tutta una questione di narratore inaffidabile: Joseph è un malato terminale che non si sta curando. Credo che la chiave di lettura sia questa, quindi non sappiamo esattamente quanto di quello che ci viene raccontato dal suo punto di vista avviene realmente.
Ci sono dei punti poco chiari, ma ritengo che il romanzo sia l'unione perfetta tra un'ottima idea e un autore pigro.
SPOILER
Credo che Joseph sia un nome falso e che in realtà il ghermitore non esista. Joseph è il ghermitore, o meglio, è l'adulto che è diventato, è una lotta interiore con un pezzo del suo passato, un ragazzo ossessionato dalla magia perché il padre era a sua volta un mago. Non escludo che possa esserci qualcosa di più sulfureo: in un punto Joseph afferma di non essere stato posseduto... Che lui sappia, e il testamento ha un cattivo odore (del male secondo Joseph, della muffa secondo il bibliotecario - spiegazione che potrebbe essere utile a illuminare lo spettacolo dello sgabuzzino della casa maledetta dove sono morti i suoi genitori).