Raffaele Cantarella ha voluto offrire in un'antologia i capolavori della tragedia ellenica, da lui stesso tradotti con rara sensibilità. La prefazione di Dario Del Corno rievoca la figura di Cantarella, studioso del teatro classico, maestro di letteratura greca e finissimo traduttore.
Siamo di fronte a ciò che ha toccato i vertici della letteratura di tutti i tempi: la tragedia greca. Grazie all'abilità e allo stile differente di ognuno dei tre grandi tragici (Eschilo, Sofocle ed Euripide) si è potuti giungere a un risultato mai visto prima d'allora e che mai si è potuto riproporre. Infatti la tragedia poteva solo nascere e avere quelle caratteristiche solo in quel determinato luogo e tempo storico, riuscendo a incantare i contemporanei e poi i nostri tempi. A cosa è dovuto questo grande successo? Semplice: la grande poesia nel mettere in mostra l'essenza tragica della vita umana, mettendo in gioco il mito e situazioni che in fondo ci toccano tutti, in modo diverso ma tuttavia simile. Per questo, il mio preferito resta Sofocle, così bravo nel mostrare i suoi eccezionali eroi alle prese con la condizione ineluttabile umana, a cui nessuno può sfuggire, racchiusa in qualche suo verso dell'Edipo a Colono: « Non nascere, ecco la cosa migliore, e se si nasce, tornare presto là da dove si è giunti. Quando passa la giovinezza con le sue lievi follie, quale pena mai manca? Invidie, lotte, battaglie, contese, sangue, e infine, spregiata e odiosa a tutti, la vecchiaia »