La bella storia di Shidoken (1763) narra la fantastica avventura di Asanoshin il quale, con l’ausilio di un ventaglio magico, dapprima visita i luoghi «deputati» in patria e poi si inoltra nel mondo del «diverso»: i Paesi dei Gambalunga e dei Lunghebraccia, dei Pettiforati, dei Pigmei e l’Isola delle donne, per approdare alla fine in Cina dove vive un’esperienza «al contrario», gli abitanti del quartiere di piacere sono uomini e i clienti sono le donne. Il viaggio è occasione per Gennai di condannare, con sferzante ironia, la passiva sudditanza culturale del Giappone nei confronti del continente, i soprusi del potere, le mistificazioni messe in atto da confuciani e buddhisti. Suoi portavoce sono l’anacoreta Furai Sennin con i due sermoni che incastonano il racconto del viaggio, e infine Shidoken, che intrattiene il pubblico davanti al tempio con lazzi e sberleffi, scandendo il tempo del suo narrare con un fallo di legno.
La bella storia di Shidōken è diviso in cinque libri. Il primo è un'introduzione stupenda che ti mette voglia e curiosità in ciò che deve avvenire. Dal secondo al quarto libro, diventa un po' pesante, per tutte le note necessarie a comprendere i riferimenti sia culturali che geografici. Il quinto libro riprende un po' più scorrevole, ma non è divertente come la prima parte. È stata una lettura abbastanza interessante, ma ha deluso le aspettative che la sinopsi mi ha dato.
Asanoshin che viaggia a “bordo” del suo ventaglio magico mi ha fatto tornare in mente il Gulliver di Swift sia per la storia in sé sia per l’intento palesemente critico reso attraverso allegorie e toni ironici. Una breve lettura scorrevole e divertente che, nonostante il periodo remoto in cui è stata scritta, cela aspetti sempre attuali (quali, ad esempio, la critica dei “presunti” medici demagoghi).
Devo dire che ho apprezzato più l'apparato critico che il libro in sé, per il semplice fatto che senza mi sarebbe sfuggito troppo e inoltre era veramente approfondito ma adatto a chi non sa nulla dell'argomento. La storia ha un elemento magico, come spesso ho visto in questi classici, che la renda fiabesca e avvincente ma è tutta una excusatio per l'autore per criticare il Giappone suo contemporaneo, soprattutto per il rapporto con il continente e la Cina in particolare: una sátira sociale sferzante dietro la metafora, che ci permette di conoscere un pezzo di storia e cultura asiatica sconosciuta a chi non fa studi specifici ma molto interessante. Personalmente mi ha ricordato come impostazione e scopo pur essendo diversissimi le avventure di Gulliver: non insultatemi pls 😂