Antonio Tabucchi was an Italian writer and academic who taught Portuguese language and literature at the University of Siena, Italy.
Deeply in love with Portugal, he was an expert, critic and translator of the works of the writer Fernando Pessoa from whom he drew the conceptions of saudade, of fiction and of the heteronyms. Tabucchi was first introduced to Pessoa's works in the 1960s when attending the Sorbonne. He was so charmed that, back in Italy, he attended a course of Portuguese language for a better comprehension of the poet.
Per un'ignorante come me (ahimé) sulla faccenda, senz'altro un opuscolo interessante, mi ha dato la giusta curiosità. È vero però che nella prima parte Tabucchi fa un po' troppo sfoggio di cultura in maniera un po' troppo allusiva (riguardo il ruolo del letterato e in risposta ad Umberto Eco). La risposta di Adriano Sofri all'autore e alla sua riflessione, invece, è estremamente pragmatica e pungente.
Un testo difficile, intricato, a tratti funambolico. Eppure ho percepito in presa diretta, ossia nei giorni in cui lo avevo in lettura, l’orma che mi stava lasciando, che mi avrebbe lasciato, intesa proprio come coniazione impressa su un’antica moneta greca, segno tangibile o ferita di una piccola quanto decisiva battaglia (intellettuale). E poi la sua prosa, così caratteristica da rendere anche la sua scrittura saggistica simile a quella narrativa, e che mi resta addosso, riemerge nelle mie scelte stilistiche, o anche solo lessicali, come - a puro titolo di esempio - nella parola “funambolico”.
Mi hanno attratto il titolo bizzarro, l’edizione Sellerio, l’autografo con dedica di Tabucchi al possessore del volume, il sociologo Arnaldo Nesti (che ha donato parte della sua biblioteca alla Biblioteca comunale di Peccioli), la conoscenza sempre indiretta, casuale eppure ricorrente, del processo Sofri, Bompressi, Pietrostefani, di Pinelli e Calabresi. E il fatto che nello stesso periodo anch’io, ma non ricordo più perché, andavo riflettendo sul ruolo dell’intellettuale nella società.
"Proviamo comunque a sforzarci di seguire la nostra strada con passi calmi. Ma senza rinunciare all'ostinazione di strofinare il nostro piccolo fiammifero per fare un po' di luce anche se tira vento. Finché durano i fiammiferi." (p. 60)