Mosca. Iosif, Matvej e Anton, tutti professionisti sulla trentina, si riuniscono attorno al cadavere di un quarto, trovato decapitato, tra le mani una candela. Il giorno successivo Iosif, è titolare di una piccola agenzia di PR, riceve da un misterioso cliente la richiesta di divulgare sui media alcune parole e un numero di nove cifre. Il compenso è da favola, ma la riservatezza richiesta è assoluta. Iosif, però, intuisce un legame fra la morte dell'amico e il facoltoso committente e mette Matvej e Anton a parte del segreto. Insieme decidono di indagare sull'uccisione dell'amico, che era in procinto di partire per un monastero buddista giapponese. Si ritroveranno sulle tracce di una setta segreta che ha le sue origini nel culto della donna-faraone Hatshepsut e che sembra avere tentacoli in ogni luogo. La caccia porterà i tre amici dapprima a Gerusalemme, quindi in Vaticano, infine in Giappone. La partita finale si giocherà a Mosca, con il misterioso numero a nove cifre come ultima posta in gioco.
Libro scorrevole e piacevole con una trama originale e accattivante. Forse alcuni passaggi possono sembrare un pò prolissi ma alla fine si capisce che ciò è necessaria e funzionale alla trama.
Noioso. L'aggettivo che più gli si addice è quello. Una storia arzigogolata sugli “hat” che vivono e credono in un mondo parallelo che si nutre dell'energia “cattiva” del nostro mondo, che si riproducono soltanto tra di loro per preservare la loro purezza, che creano le guerre per nutrirsi di tale energia. Iosif ci si ritrova in mezzo, e non sa quanto, trascina i suoi amici nell'indagine che gli viene in mente di seguire per risolvere questo misterioso numero. I nostri eroi girano il mondo per risolvere questo mistero inutilmente perché la soluzione alla fine è a casa loro sotto la metropolitana di Mosca e non è nemmeno tutto questo mistero. Non ho ben capito come sia finito, se bene o male, ma tanto vista la noia del percorso, non ha avuto molta importanza.