Lo sguardo narrativo di Paolo Maurensig si appunta sul gioco sottile e indecifrabile del conflitto amoroso. Ecco sulla scena il maturo professor Deravines e la sua giovane e inquieta moglie Angèle; ecco Giulio Colombi, uomo brillante e fragile, troppo amato dalle donne, e la sua fascinosa e trascurata fidanzata Flora. Due coppie e un narratore in fuga dal fallimento del proprio matrimonio, profondamente coinvolto nelle dinamiche sentimentali instaurate dalle affinità, dalle debolezze, dalla volontà e dal caso fra i personaggi che osserva. Un quintetto che incarna la danza intricata dell'amore. Fino a un estremo punto di svolta... Perchè l'amore, che si nutre del possesso come della sottrazione, trova il suo simbolo in una figura dell'astrologia: quella di Venere 'lesa', cioè incrinata, ferita, che allude a un'ansia immedicabile, a un gioco straziante che di eterno ha solo le regole che lo governano
Paolo Maurensig (Gorizia, 1943-Udine, 2021) è stato uno scrittore italiano. Approdato alla scrittura dopo aver fatto l'agente di commercio, il successo letterario è arrivato nel 1993 con La variante di Lüneburg, che narra di una partita fra due maestri di scacchi che si prolunga idealmente attraverso gli eventi storici della seconda guerra mondiale, con il colpo di scena finale che rivelerà la vera natura dei giocatori. Il secondo romanzo, Canone inverso del 1996, è invece incentrato sulla musica, in una cornice mitteleuropea
Paolo Maurensig, wa an Italian novelist, best known for the book Canone Inverso. Before becoming a novelist, Maurensig worked in a variety of occupations, including as a restorer of antique musical instruments. His first book, The Luneburg Variation, was published after he had turned 50. His second book, Canone Inverso, achieved international fame. As of the mid-1990s, Maurensig lives in Udine, Italy. He plays the baroque flute, viola de gamba, and the cello.
Non ricordavo quanto scrivesse bene, ma bene davvero! Il libro non mi sembra riuscito come i precedenti: non brilla, rimane sfocato, come i personaggi (almeno alla mia vista). Ma resta comunque una lettura degna di assoluto pregio. E come scrive...
Primo incontro con Maurensig, e non mi aspettavo una scrittura così alta.
È uno dei pochi autori che riesce a vestire i fatti banali della vita con stoffa pregiata, trasformandoli in rara bellezza.
Venera lesa, quindi, che altro non è che una congiunzione astrale sfavorevole in amore per i cinque protagonisti, due donne e tre uomini.
Con ritmo pacato e riflessivo, si snoda l'eterna insoddisfazione declinata al maschile dell'essere umano, attratto costantemente da ciò che non può, per etica, morale o convenzione, avere: in questo caso la donna di un altro.
La storia acquista un ritmo crescente, quasi a rincorrere il desiderio che consuma i personaggi e che trova il suo spazio nei piccoli, impercettibili gesti quotidiani finemente còlti e descritti; una passione che preme e spinge, sempre in equilibrio tra manifestazione e frustrazione, e il cui unico destino pare essere, nonostante tanto affanno, uno solo: la solitudine del proprio cuore.
Due coppie più il narratore, tutti con una “Venere lesa” nelle congiunzioni astrali, ovvero una vocazione alla solitudine, a “far parte di famiglie infelici in case felici”. Questa volta Paolo Maurensig gioca con i conflitti amorosi, esplorandone le diverse combinazioni in un meccanismo a incastro.L’inizio vede il narratore che ritorna a una villa, ora in stato di presunto abbandono, dove pochi anni prima era stato ospite. Tornando indietro nel tempo ci mostra due coppie che in una giornata d svago e relax giocano a tennis, poi come in una specie di documentario filmato ognuno parla di sé e la realtà comincia ad essere diversa. Ermes è un accademico che ha sposato Angele, una pianista belga molto più giovane; lei si sente oppressa dal marito che le preclude la carriera ed è stata spesso infedele, ma lui, che si è trasformato con gli anni in un egocentrico pantofolaio, la asseconda per non perderla. Giulio è il brillante padrone di casa, uomo di mondo fidanzato con Flora, violinista tanto fascinosa quanto trascurata, che dovrebbe sposare a breve, ma lui è succube della madre, malata e semi inferma. Lo stesso narratore è ospite nella villa dopo la brusca separazione dalla moglie dopo un lungo periodo di sostanziale incomunicabilità. A suo tempo aveva conosciuto prima Flora e ne era stato innamorato, poi via via tutti gli altri frequentando le serate di intrattenimento di Ermes e Angele, una coppia apparentemente brillante. Ogni combinazione amorosa è stata possibile, dal perfetto triangolo equilatero narratore Giulio Flora, al debole di Ermes per Flora, fino a una breve relazione tra il narratore e Angele, poi lentamente amicizie e frequentazioni si erano diradate per cessare completamente e ognuno era approdato a quella solitudine (anche di coppia) cui era destinato fin dall’inizio. Un romanzo costruito per fotogrammi, un girotondo a tratti lento, in altri velocissimo, cinque personaggi in cerca di amore che si incrociano più volte. Un linguaggio fin troppo preciso, volto a indagare ogni aspetto, rende però la storia piuttosto fredda, anche se ancora una volta è apprezzabile il meccanismo narrativo. Non ci sono misteri da risolvere se non quelli dell’anima. Tre stelle e mezzo.
Innanzitutto a me piace tantissimo come scrive Maurensig, al di là della trama. È ricco, elegante, non so, forse a qualcuno potrebbe sembrare pomposo o verboso, ma a me la lingua italiana usata così bene piace assai, mi ispira, mi fa anche pensare meglio. Esempio banale, apro il libro a caso e dice: "su una parete sono ancora appese le sue racchette da tennis, in ordine di affezione, e una borsa di cuoio bianco, abbandonata in un angolo, sbadiglia lasciando intravedere delle scarpe di tela, nuove". _Affezione_ (non banalmente preferenza). E la borsa che _sbadiglia_ , che immagine meravigliosa no? Ma ne avrei cento altri di esempi, anche più complessi, scrive proprio bene.
Questo libro è malinconico, onirico e teatrale. Teatrale perché i personaggi sono raccontati dal narratore che ricorda il passato, e li osserva mentre si muovono, diciamo, sul palco della vita. Ma spesso sono personaggi esagerati, come accade a teatro agli attori che devono calcare per farsi cogliere anche da chi sta dietro. Ecco ho avuto questa sensazione. Onirico perché ci sono spesso descrizioni o dialoghi che a me sembravano improbabili ma, come accade nei sogni, tutto è costruito e scritto in modo che alla fine ci sembri plausibile. E poi malinconico, o forse meglio dire decadente. È un pezzo di vita di personaggi che si incontrano, si amano, che cercano di essere felici, no anzi, di apparire felici. Perché alla fine come si può esserlo davvero se vivi in un sogno o su un palcoscenico?
pro: - il bro scrive molto molto bene - belle immagini poetiche - storia carina - struttura narrativa molto interessante
contro - personaggi femminili che sono letteralmente tett3 personificate e hanno come unico tratto di personalità quello di sedurre uomini - sesso freudiano ed edipico - un po' ripetitivo, poteva essere lungo la metà ed efficace il doppio - alterna parti scritte in maniera super lirica e poetica a parti troppo didascaliche in cui niente è lasciato all'immaginazione del lettore