Bim Bum Bam Ketamina è la storia di un mondo isterico e ultraviolento, impaziente e tossico, che vive assieme la tragedia dei suoi ultimi giorni e il trionfo del suo desiderio di vita. È il racconto della realtà per come appare al di là dei nostri filtri. La voce che ci accompagna all’interno di questo gorgo terribile ed esilarante è quella del tuttofare Roberto, trentenne senza ambizioni e senza soldi, creatura crudele e ingenua, «uomo in affitto» che si procaccia sempre lavori mal pagati finendo dentro le situazioni più assurde: fare il Personal Shopper Assistant e l’Official Emotions Manager di un’influencer che decide di sposare se stessa; guardare i video di una chef che, dopo anni di violenze subite, sevizia il marito in diretta Instagram; smaltire i rifiuti da laboratorio di una scienziata che costruisce una faccia artificiale per essere identica alla sua amica del cuore; fare psicanalisi con un’intelligenza artificiale; orbitare tra webstar rifatte che scelgono di infilare una mano in un frullatore in live quando non sanno più come intrattenere i propri follower. Testimone di un universo pazzo ed esasperato, che rifiuta ogni regola e ogni morale, Roberto racconta in queste pagine la sua quotidianità surreale, tratteggiando allo stesso tempo la propria incapacità di trovare un posto nel mondo e la tanto temuta – per alcuni, sperata – autoestinzione del genere umano. Il romanzo di esordio di Claudia Grande è il grido di questa umanità al suo estremo confine. Il tentativo di lasciare sul pianeta un’ultima traccia di ciò che siamo stati prima di dissolverci.
Ketamina agisce sul sistema nervoso centrale come un potente psichedelico (molto più dell'LSD) producendo una sensazione di dissociazione tra mente e corpo. Questa è la sensazione che si prova leggendo BIM BUM BAM KETAMINA. Un' assoluta dissociazione da sesso stessi.
L' hanno già detto che questo libro ricorda Cavie di Palahniuk? E lo sapete quanto io ami quell'uomo e quindi? Quindi ho amato questo libro. Roberto, l'uomo in affitto. Quello che non è capace di amare. Si dimentica di non abbattersi. Non sa rialzarsi, non ha voglia di lottare; e sì, molla, è un collezionista di stop. Vomito Tocca il fondo e non risale. Fan deluso di Amadeus; fallimentare Procacciatore di Scoop; discreto Personal Shopper Assistant e invidiabile Official Emotions Manager; braccia buone quando si tratta di traslocare; carcerato impenitente libero dal giogo di Glovo; smaltitore di rifiuti a poco prezzo; tecnico del suono; aiuto-serial killer; grande attore dal talento incompreso. Questo è il nostro Roberto
Un mondo che sta andando a rotoli, sempre più virtuale che reale. Ma cos'è reale? Reale è ciò che vivi? Reale è ciò che senti? Da un certo momento in poi, reale diventa ciò che immagini, tutto quello che la tua testa ti racconta. Grottesco, feroce e divertente al punto giusto. Io fossi in voi lo leggerei
Non avevo alcun tipo di aspettativa su questo libro, non conoscevo l'autrice, mi sono basata soltanto sul titolo e sulle poche righe della sinossi. Che dire? Il mio fiuto letterario è ancora perfettamente funzionante. Si è rivelata una lettura esplosiva, caratterizzata da una narrazione per episodi il cui punto fermo (o quasi) è la controversa voce narrante, Roberto il factotum, che si destreggia in modo tragicomico all'interno di questa società fragorosamente grottesca ed estrema. Claudia Grande è spietata, tra una risata amara e l'altra per le situazioni paradossali che propone, ci infila dentro di tutto e di più, tanto che per certi versi mi ha ricordato Cavie di Chuck Palahniuk. Bim Bum Bam Ketamina, in effetti, è un cocktail fatto di eccessi, realtà esasperata, pulp, splatter, ma soprattutto satira nera attraverso cui fare una critica feroce al mondo delle apparenze di oggi, mettendolo a nudo senza mezzi termini.
Seguo ciò che scrive Claudia Grande (principalmente, fino a poco tempo fa, racconti) da anni e dopo aver letto il libro posso assicurare che questa donna è una garanzia nonché una scrittrice bravissima. Leggere Bim Bum Bam Ketamina è come entrare in una di quelle giostre a tema galleria degli orrori quando si è bambini: sei spaventato, emozionato e, per quanto le attrazioni possano farti paura, sono così belle che non puoi far altro che ammirarle. Leggetelo se vi è piaciuto La scopa del sistema di DFW. PS: TERREMOTO DI PANNACOTTA
Si tratta di un'opera provocatoria e dissacrante, che racconta la società contemporanea attraverso le vicende di un gruppo di personaggi eccentrici e disturbati, ossessionati dalla tecnologia, dalla violenza, dalla droga e dal sesso. Il protagonista è Roberto, un trentenne precario che si definisce "uomo in affitto" e che si presta a fare i lavori più disparati per guadagnare qualche soldo. Roberto entra in contatto con una serie di individui bizzarri e pericolosi, come un'influencer che decide di sposare se stessa, una chef che tortura il marito in diretta Instagram, uno scienziato che costruisce una faccia artificiale per la sua amica del cuore, un'intelligenza artificiale che fa psicanalisi. Roberto è testimone e partecipe di una realtà folle e grottesca, in cui la vita si riduce a un continuo intrattenimento mediatico e virtuale. Il romanzo è una satira feroce e irriverente, che mette in scena una visione distorta e perversa della realtà odierna, dominata dal consumismo, dalla globalizzazione, dalla precarietà, dalla solitudine. Il romanzo non ha una trama lineare o coerente, ma si compone di una serie di episodi e di descrizioni dettagliate e crude degli incidenti e dei rapporti sessuali tra i personaggi. Bim Bum Bam Ketamina è sorprendente e stimolante, che offre una visione originale e critica del mondo contemporaneo. L'autrice dimostra una grande abilità nel creare storie avvincenti e originali, nel dosare il ritmo e il suspense, nel mescolare il comico e il tragico.
L’ho finito cinque minuti fa e sto riordinando i pensieri. In ordine: Wallace e il suo realismo isterico, Cavie di Palahniuk, con la cornice folle e le storie raccontate una più delirante dell’altra, una prosa scorrevole ma di certo ricercata, curata e colta, al limite ultimo tra il verosimile, l’irrealistico e il paradossale… insomma, l’ho iniziato senza aspettative e ne riemergo come si riemerge da sotto le coperte dopo una sessione di pianto notturna, con la stessa sensazione di pesantezza allo stomaco ma di liberazione. L’ho adorato. Il suo valore principale credo sia realmente dare sfogo all’esasperazione che tutti stiamo provando rappresentandone una versione scellerata, matta e disperata. Dio, che boccata di Padania grigia, del pallore che affligge la cintura di Torino, di grigiore padano, di Italia al limite della sopportazione. Vabbè, leggetelo, al massimo ne riparliamo.
Il disilluso Tuttofare torinese Roberto salta da un lavoro all'altro in un compulsivo e singhiozzante zapping impiegatizio. Durante le sue mille metamorfosi, assume ogni volta una nuova identità. Non guadagna soldi, ma qualche giorno in più di sopravvivenza e altre paranoie ed esperienze traumatiche da infilare in un bagaglio già colmo. Roberto fa lo slalom tra i disagi, ma a volte non riesce a schivare e rimane impigliato nelle spire di un nuovo caso umano che lo trascinerà sempre un po' più a fondo. Sia chiaro, Roberto non è una bella persona; è un fan sfegatato di Amadeus, per dirne una. Ma qua non abbiamo l'abitudine di incolpare le vittime, quindi, nonostante sia comunque un pezzo di fango, non possiamo spingerci a dire che Roberto queste cose se le meriti. Bisognerebbe aver fatto qualcosa di karmicamente irreparabile, per meritarsi orde di Furby satanaci, registi d'avanguardia dal grilletto facile, influencer in cerca di supporto emotivo e altre amenità del genere.
Le avventure di Roberto si inseriscono in questo romanzo di racconti con un ritmo sincopato e irregolare, sempre scandite dalla sua voce che, col passare del tempo, muta nel tono e nelle intenzioni. Ogni storia trascina in una nuova spirale di disagio grazie all'utilizzo di generi spesso diversi, ma sempre azzeccati. Passiamo così dal monologo in prima persona all'intervista, passando per la lettera, la seduta di psicanalisi o la narrazione in terza persona. La scrittura di Grande, ricca sia nel lessico che nella sintassi, riesce a districarsi con sapienza attraverso tutti questi generi, restituendo sempre una voce netta e riconoscibile al protagonista di turno e riuscendo a comunicare al meglio ogni volta un messaggio diverso.
Sì, perché i temi trattati in questo romanzo sono numerosi e sfaccettati, quasi tutti afferenti principalmente alla nostra contemporaneità. Vediamo Roberto barcamenarsi con pensieri di morte e di perdita, ma ci interroghiamo anche sull'arte, sulle pulsioni umane, sulle norme della società, sulle nuove tecnologie e le nuove celebrità, fino ad arrivare ai due temi che io ho percepito come fondanti di questa arzigogolata storia: l'identità e il lavoro.
Tutto questo è però condito da una narrazione sopra le righe, con elementi weird o pulp; il tutto sempre accompagnato da un tono ironico, a volte scanzonato e a volte più lirico, a tratti con giochi e guizzi di scrittura, ma sempre dissacrante e sincero. Lo stile mi ha ricordato molto diversi autori, tra cui DFW, ma anche Palahniuk, alcuni tratti dell'Ammaniti comico e di alcuni scrittori del Cannibalismo italiano.
Per aggiungere un parere personale, il libro mi è piaciuto molto. Forse la struttura episodica/a racconti non mi ha tenuta avvinta alle vicende in ogni singolo momento, per via della natura altalenante intrinseca nelle raccolte di racconti, seppure questa fosse tenuta insieme da un filo conduttore. Ma è una questione di pura preferenza, e non fa altro che farmi venire voglia di leggere un vero e proprio romanzo di questa autrice, per vedere cosa viene fuori da una narrazione più unitaria. La scrittura di Claudia Grande mi ha convinta e non vedo l'ora di scoprire altre sue opere.
“Superwoobinda” se Aldo Nove avesse la fregna; una Mostra delle Atrocità potenziata e dissoluta, fatta a pezzi, se Ballard avesse guardato mesi di televisione italiana anni 90 e primi 2000 nutrendosi solo di patatine san carlo, sali da bagno e Fentanyl; questo libro è la scossa lisergica che prende alla cervicale e al basso ventre ogni volta che il fallico mattoncino verticale lineare sprofonda nei varchi architettonici del Tetris facendo sbrilluccicare i fotoni catodici dello schermo; è Fichte che nella complusione masturbatoria ha una visione futuribile; è la storia di Roberto che diventa di chiunque, è la nostra mente che vagola scrollando lo schermo dello smartphone, passando dalle tette di Sydney Sweeney ai disastri ambientali, Riley Reid ai raid israeliani in Palestina, dove disperazione e morte si toccano sempre più pavlovianamente con l’eccitazione libidica; è una catabasi nell’orrore del tardocapitalismo che ci spersonalizza, ci distrugge, ci atrofizza e rende il nostro riso strozzato, la nostra meta-ironia, i nostri meme una supplica di carità.
Bim Bum Bam Ketamina segna l'esordio letterario di Claudia Grande. Si tratta di un romanzo di racconti, tutti rigorosamente fuori dal comune. I personaggi assurdi, grotteschi e talvolta disperati che abitano le pagine di questo libro vengono raccontati e filtrati da Roberto, il trentenne uomo in affitto alla ricerca di un lavoro, che finisce sempre per trovarsi in situazioni al limite. Ciò che collega questi personaggi è una frustrazione, insoddisfazione di sé che li porta a compiere gesti estremi, oppure a comportarsi come bambini capricciosi intrappolati in corpi adulti. C'è tanta cultura pop, c'è del trash, ma ci sono anche domande implicite sull'esistenza. In tutto questo, il racconto "L'enfant prodige del nuovo cinema scandinavo" è uno dei miei racconti italiani preferiti di sempre.
titolo azzeccato 100%! Mi è sembrato di guardare più episodi di black mirror con un unico protagonista (più o meno) come filo conduttore. In realtà attraverso la professione del protagonista, quella de “tuttologo”, abbiamo modo di vivere diverse vite tramite i suoi diversi lavori e attraverso i suoi occhi (anche se a volte tramite l’espediente del racconto si vede anche il punto di vista di altri personaggi in prima persona). Romanzo completamente allucinato e folle dalla scrittura molto cruda. Non per il fatto di essere grottesca ma per il fatto di essere fastidiosamente vicina alla realtà. Un’esasperazione di un mondo esasperato dove si analizza molto la dicotomia TUTTO-NIENTE. Ho apprezzato la penna, che essendo ironica e pungente favorisce la lettura di certe regressioni che altrimenti potrebbero risultare pesanti (sarebbe 3,5)
Non è un romanzo in senso stretto, ma piuttosto una raccolta di racconti legati assieme da un unico narratore, una sequenza di capitoli interconnessi e successivi gli uni agli altri, simile a una serie televisiva.
Siamo in un mondo eccentrico popolato da individui stravaganti. Pur ispirandosi alla realtà, il risultato finale sembra avere poco di concreto, è talmente surreale che a guardarla attentamente la surrealtà stessa di questi racconti sembra scontata.
Lo stile è crudo, ironico e provocatorio, la voce mordace. Scommetto che prima di scrivere questi racconti, Claudia Grande si sia fatta una full immersion in quelli del primo Chuck Palahniuk.
Se ami l'autore di Fight Club (così come Bret Easton Ellis e/o Irvine Welsh) potrebbe piacerti anche Bim Bum Bam ketamina.
Più che un romanzo è un loop disturbante, una discesa lucida nel grottesco che ci appartiene più di quanto vorremmo ammettere. Claudia Grande non costruisce una storia, ma un’eco. Dando vita a Roberto, il mitologico tuttofare torinese, ci racconta in serie frammenti allucinati che scivolano tra il delirio e il realismo più feroce. Come a voler mimare l’atto di scorrere un feed impazzito, fatto di notizie di cronaca nera, voiceover distorti, confessioni spezzate, e video virali mai filtrati. Quella follia, che vuole mascherarsi come allucinazione, si svela ordinaria amministrazione, raccontata appunto con la fredda disinvoltura con cui si parla di routine. Ragazzini fuori controllo, violenza gratuita, derive paranoiche, amori fradici di sadismo e tossicodipendenza emotiva. Mass hysteria, ma localizzata, non si parla di alieni ma di provincia. La scrittura come un coltello, a lama corta. Secca, diretta, scomoda, non dà tempo, né tregua, a tratti irritante. Non c’è la verve macabra del grottesco surrealista alla Palahniuk, qui fa male perché è vicino, parla di noi. Il disagio non sta nella violenza, ma nella somiglianza, e se infastidisce è per aderenza. Grande prende il trash e lo tratta come mitologia spicciola, ma potente quasi a porsi come (s)oggetto di finalità esistenziali. Per Roberto sicuramente, ma anche per una generazione alienata dalle prospettive di un futuro tragico che, cerca di farsi abbindolare da un sogno, un miraggio, per tirare avanti. Ma qui il trash non unisce, disgrega, isola, anestetizza. I suoi protagonisti si muovono tra TikTok, crisi dissociative, rapporti tossici e sfuriate degne di Italia Shore, ma sotto sotto c’è una fame bestiale di riconoscimento. Rabbia che implode, sadismo che si consuma nel vuoto, e infine, ineluttabilmente, la disperazione. Un salto emotivo continuo, che si rifà alla logica dello scrolling: scorri, guardi, scordi, ripeti. L’autrice racconta un’Italia complessa, allucinata ma vera. Pulp, scassata, annichilita da precarietà emotive ed economiche. Un paese che chiede ai suoi giovani di sopravvivere senza orizzonti, e che poi li giudica per essere cresciuti storti, deviati. Le vite che racconta Grande sono vite di merda, e non perché succede qualcosa di straordinario, ma perché non succede niente, più che altro nulla che abbia senso, che porti a una direzione, una via d’uscita. Bim Bum Bam Ketamina è una visione scomoda che ti prende e ti lascia lì, a metà tra l’inflazionato body-horror e il proprio riflesso.
Un delirio lucido e rivelatorio. Roberto "uomo in affitto" ci guida in un mondo assurdo, finto e violento, presentandoci il punto di vista di vari personaggi dalle vite paradossali. La scrittura è piacevole e ironica, anche se il racconto in certi momenti deraglia un po'. Una lettura fresca.
Un viaggio nella coscienza e nella vita di Roberto, un susseguirsi di episodi assurdi e allucinanti che rendono la lettura molto appassionante e interessante. Lo consiglio a chiunque prediliga letture fuori dagli schemi con temi forti.
I "cannibali" fuori tempo massimo. Un tentativo a mio avviso non riuscito di scrivere un Woobinda intriso di filosofia, senza la forza nichilista dell'originale.
Roberto, l'uomo in affitto. Protagonista di un romanzo parabola della società contemporanea, una società iperbolizzata ma che si avvicina alla nostra realtà: gente che fa cose, gente che parla, nessuno che ascolta, tutto con un unico fine, ESSERE VISTI. E il dramma di Roberto è il dramma dell'uomo contemporaneo alla ricerca di un'identità, nella speranza che siano gli altri a dargliela, ma senza volontà di autodeterminarsi.