I veri grandi spiriti, soleva ripetere il filosofo tedesco, hanno il nido sulle alture deserte, come le aquile: la mente della maggior parte di coloro in cui ci si imbatte contiene solo assurdità. E se si considera che buona parte delle ansie e dei timori che condizionano i comportamenti umani nasce dalla preoccupazione per l'opinione altrui be', non ci vuole poi molto a convincersi di quanto sia grande la stoltezza della nostra specie.
Arthur Schopenhauer was born in the city of Danzig (then part of the Polish–Lithuanian Commonwealth; present day Gdańsk, Poland) and was a German philosopher best known for his work The World as Will and Representation. Schopenhauer attempted to make his career as an academic by correcting and expanding Immanuel Kant's philosophy concerning the way in which we experience the world.
ho trovato questo libro molto interessante e a tratti così incredibilmente contemporaneo. credo che un po' tutti, chi più chi meno, restiamo coinvolti nell'inutilità dell'apparire nei confronti degli altri, soprattutto nell'era dei social dove tutto è apparenza. ma "ciò che uno è lo è in primo luogo e principalmente per sé stesso, la sua immagine nelle menti altrui è qualcosa di secondario, di derivato, di soggetto al caso ed è riferibile solo indirettamente al suo essere". ricevere apprezzamento dalle persone può diventare una vera e propria ossessione, capace di farci trascurare la nostra essenza più intima. "ciascuno vive dentro la propria pelle, non nell'altrui opinione" mi ha colpito molto anche la parte relativa alla compassione, di come chi si riconosce in tutte le creature, si farà carico di tutto il dolore dell'universo e vedrà come sue le pene di tutti gli esseri viventi. mai cosa fu più attuale.
"A causa di una particolare debolezza della natura umana si attribuisce, in genere, soverchia importanza a ciò che uno rappresenta, vale a dire a ciò che noi siamo nell'opinione altrui; anche se, per poco che riflettessimo, comprenderemmo che ciò ciò non è, in sè, rilevante ai fini della nostra felicità."
Così inizia questo libricino, altro non è che il quarto capitolo da "Aforismi per una vita saggia" che ha per tema fondamentale "Ciò che uno rappresenta". La lettura non è sempre semplice e lineare, questo non è di certo un fatto negativo, anzi. Quello che analizza qui Schopenhauer è ciò che gli altri pensano di noi e se questo contribuisce al nostro essere felici, al nostro essere Noi... descrivendo caratteristiche, quali: onore, fama ecc...
Questo primo approccio con l'autore, è stato positivo, a tratti molto soddisfacente e questo libricino mi è servito, appunto, a conoscerlo per poi passare alla sua opera più significativa e cioè "Il mondo come volontà e rappresentazione".
"Spesso i talenti più insigni sono quelli che hanno meno ammiratori, e la maggior parte della gente prende per buono ciò che è cattivo; è un male che vediamo tutti i giorni. Ma che cosa si può fare contro quella peste? Io dubito che sia possibile liberare il mondo da quella calamità. Ci sarebbe, sulla terra, un unico modo, solo che è tremendamente difficile: gli sciocchi dovrebbero divenire intelligenti; ma guardate! non lo diventeranno mai. Mai riconoscono il valore delle cose, giudicano con gli occhi, non con la ragione: lodano sempre ciò che è scadente perchè ciò che è buono non lo hanno conosciuto mai." [Gellert - Die beiden Hunde]
Quante similitudini ci sono col mondo contemporaneo, fatto praticamente di sola apparenza, di brandizzazione di qualsiasi cosa e/o persona, di pubblicità ecc...? Schopenhauer l'aveva già capito più di 150 anni fa?
Estremamente contemporaneo il pensiero di Schopenhauer riguardante il modo in cui il giudizio degli altri incide pericolosamente sulle nostre vite sino a renderci infelici ed, aggiungerei, prigionieri. Nell'era dei social in cui fatichiamo tanto per apparire fino a chiudere il una gabbia ciò che realmente siamo, lo trovo una lettura che andrebbe consigliata anche nelle scuole.
Escludendo il passo sull’uomo d’onore (non tanto per il contenuto ma per l’eccessiva lunghezza), il libro mi è piaciuto, sia perché alcuni concetti sono attualissimi, sia perché è curioso apprendere i ragionamenti che sostenevano credenze ormai superate. E infine perché ho un debole per i toni altezzosi dei filosofi ottocenteschi.