Stoccarda, giugno 1974, Mondiali di calcio: nonostante campioni come Riva, Mazzola, Rivera, Facchetti e Zoff, la nostra nazionale viene eliminata al primo turno, in mondovisione e sotto gli occhi attoniti di migliaia di emigrati italiani. Protagonista autobiografico di Azzurro tenebra è un inviato speciale che si firma “Arp” e assiste alla disfatta insieme al giovane cronista-scudiero “Bibì”, come un Don Chisciotte del giornalismo affiancato dall’immancabile Sancho. Testimoni di un evento sportivo che presto assume i toni del grottesco, i due uomini sanno leggere in filigrana dentro quello che solo uno sguardo superficiale potrebbe archiviare come “niente altro che calcio”, e vi scorgono il destino desolante di un Paese già votato allo scacco e a un malinconico tramonto. Scritto a muscoli tesi, con estro espressionista, il libro, uno dei più belli e sofferti di Giovanni Arpino, si trasforma pagina dopo pagina nel glaciale referto di un doppio fallimento: la sconfitta sul campo e l’insufficienza estetica del gioco degli azzurri rispecchiano la generale carenza di etica e la miseria della condizione politica nel Paese.
Giovanni Arpino was an Italian writer and journalist.
Born in Pula (in Istria, then part of Italy) to Piedmontese parents, Arpino moved to Bra in the Province of Cuneo. Here he married Caterina Brero before moving to Turin, where he would remain for the rest of his life.
He graduated in 1951 with a thesis on the Russian poet Sergei Yesenin, and the following year made his literary debut with the novel Sei stato felice, Giovanni, published by Einaudi. He also took up sports journalism, writing for the daily papers La Stampa and Il Giornale; together with Gianni Brera at the La Gazzetta dello Sport he brought a new literary quality to Italian writing on sport. His most important work in this line was the 1977 football novel Azzurro tenebra. Arpino also wrote plays, short stories, epigrams and stories for children.
In Italy he got to know the Argentinian writer, and fellow sports enthusiast, Osvaldo Soriano and won the Strega Prize of 1964 with L'ombra delle colline, the Premio Campiello of 1972 with Randagio è l'eroe and the SuperCampiello of 1980 with Il fratello italiano. His novels are characterised by a dry and ironical style.
His story Il buio e il miele was made into two films: Dino Risi's Profumo di donna, with Vittorio Gassman, and Martin Brest's Scent of a Woman, which earnt Al Pacino an Academy Award for Best Actor.
Arpino died in Turin in 1987. His links to his childhood town of Bra have been maintained by the establishment of a multi-functional cultural centre and of a prize for children's literature.
Forse vale anche 5 stelle. Perché non è che se si parla di calcio, non si può scrivere un gran libro. Anzi.
1974. Germania. Bassa Germania. La Nazionale italiana, vicecampione del mondo in carica e imbattuta in partite internazionali da due anni, è in ritiro in mezzo a un tetro bosco vicino a Stoccarda per preparare i Mondiali. Stampa nazionale e estera danno gli Azzurri come favoriti, visti anche i campioni vecchi (Zoff, Rivera, Riva, Mazzola, Facchetti, Burgnich, Anastasi, Boninsegna) e nuovi (Capello, Chinaglia, Benetti, Causio) che vi militano. Invece l'Italia, inopinatamente, stenta all'esordio con gli sconosciuti di Haiti (andando pure in svantaggio), pareggia malamente con l'Argentina, perde senza riserve con la Polonia e va a casa. Al primo turno.
Intorno, le vicende del ritiro vengono raccontate magistralmente da Arpino stesso, sotto le mentite (ma non troppo) spoglie dell'inviato Arp, cinico e disilluso cronista che coglie fin dall'inizio, nell'aria, l'odore del disastro. Di una nuova Caporetto sportiva.
Il più giusto e coerente risultato per un'avventura sportiva ma non solo, simbolo di un paese già in totale disfacimento (siamo in pieni anni di piombo), raccontata da una stampa ignobile che sa essere solo, con rare eccezioni, o ruffianamente ipocrita o cinicamente scandalistica; gestita da un manipolo di politicanti arroganti, più a loro agio nelle inutili trame di potere nei palazzi romani che negli spogliatoi; giocata da una squadra che non è tale, ricca solo di individualità, gelosie, accuse e ingenuità. In questo sfacelo risaltano solo le figure del Capitano (Facchetti), di San Dino (Zoff) e, in disparte, del grande Bomber (Riva) fisicamente ormai a pezzi. Persone serie e umili, concentrate nel cercare di fare la migliore figura possibile. Poi c'è la straordinaria figura umana del Vecio, allenatore in seconda, amico di Arp e, soprattutto, persona intelligente, ligia al dovere e clamorosamente onesta. Si riconosca ad Arpino la preveggenza nell'aver visto in lui la sola speranza di ricostruzione della Nazionale andata in pezzi nell'orrida estate tedesca. Infatti l'uomo prenderà in mano la squadra, la rifonderà, arriverà alle semifinali nel '78 in Argentina, giocando il miglior calcio della storia azzurra e ovviamente vincerà nel mitico Mundial dell'82. Nessun altro si salva, se non un cane lupo paralitico, con cui Arp fa amicizia ululando insieme alla luna. Non si salvano né i mostri sacri del giornalismo sportivo troppo pieni di sé (Brera) né gli emigrati italiani in Germania, diventati nel tifo caricature costruite sugli stereotipi dell'italiano medio.
La cosa più impressionante è che, cambiando luoghi e nomi e trasferendo il tutto ai giorni nostri (in Brasile, quest'estate, per fare un'esempio, così, ad minchiam), rimane tutto incredibilmente, angosciosamente uguale. Identico. Sputato. Mettete Balotelli al posto di Giorgione (Chinaglia), Abete al posto di Carraro e Allodi, Prandelli al posto di Valcareggi e l'affresco è già bello che fatto. Inquietante il fatto che anche tutto il contorno è pressoché rimasto identico: giornalisti lacchè, seminatori di zizzania, politicanti incapaci. Così come l'Italia, sullo sfondo: sempre immobile, contorta, senza futuro.
Siamo un paese mancato, dopotutto. E senza destino. Lo eravamo nel '74, lo siamo a maggior ragione oggi.
"Il solito paraponzi da prima pagina. Tre battute ironiche per gli intenditori, due capoversi per il tifoso baluba, l'eterno dubbio tecnico cotto nel rosmarino del centrocampo. Servire bollente e gratinato in una colonna e mezza di piombo" Mugugnò Arp. Oltre il calcio ed ancora più in là.
Quando esprimo un voto basso mi sento quantomeno in dovere di motivarlo. Ho sempre apprezzato i romanzi di Arpino, ma in questo caso ho alcune riserve. Credo che questo sia un romanzo godibile per coloro che amano il "Giuco del pallone" e conoscano la storia della disfatta della nazionale italiana in Germania nel '74. Per gli altri rimane un testo lezioso e criptico che dona troppi pochi spunti di riflessione.
I confess that I read "Shopaholic" and "The Shopaholic in Manhattan"... Terrible books, But I read them in French as a way to improve my French dialogue skills!