Altro romanzo erotico di Florence Dugas, pubblicato dopo l’imprescindibile “Dolorosa Soror”. Quando lo lessi la prima volta, molti anni fa, mi sembrò marcatamente inferiore all’altro, un tentativo di scandalizzare il lettore proponendo rapporti e situazioni erotiche e sessuali ancora più estreme, in particolare sotto il segno della necrofilia. Infatti la protagonista muore all’inizio del libro, a causa di un infarto durante un rapporto sessuale, e poi vede sé stessa e le persone che la circondano dapprima in obitorio, poi al cimitero. Molti degli astanti - agenti delle pompe funebri, medici legali, ecc. - approfittano libidinosamente del suo cadavere. La camera ardente e poi il funerale vengono inoltre frequentati da vari suoi ex amanti, maschi e femmine, e lei, dall’indifferenza sospesa del suo stato fantasmatico, ricorda cosa aveva vissuto con loro, soprattutto dal punto di vista sessuale. A rileggerlo a distanza di anni, devo dire che al contrario un po’ l’ho rivalutato; molte delle situazioni narrate sono abbastanza intriganti (non quelle necrofile, beninteso, tutte decisamente disgustevoli, né quella grandemente ripugnante in cui due raffinati e decadenti editori, con la complicità della loro madre, uccidono per divertimento una giovanissima prostituta), e il tutto è decisamente scritto bene. Alcuni temi erano peraltro già stati sviluppati in “Dolorosa soror”. Certo che la Dugas pare veramente convinta che questo miscuglio di sesso e morte, amore e morte abbia un senso, e qui ne dà una dimostrazione pratica spinta all’estremo. Non è che sia un tema letterariamente nuovissimo, ma io non me lo sono mai spiegato né ci ho mai troppo creduto. Sesso e morte sono cose che personalmente vedo più come opposte che complementari o sinonimiche. Poi vabbé, tutti i gusti son gusti...