Il dialogo della salute, scritto nella tradizione di Platone e di Leopardi, è il testo dove Michelstaedter ci ha trasmesso nella forma più limpida la sua visione della vita e della morte. In parallelo e in contrappunto alla Persuasione e la rettorica, ricompaiono qui molti dei suoi grandi temi, e in una forma che sa mantenere, da un capo all’altro, la leggerezza della conversazione e l’icasticità delle formule: «La vita ci toglie: questo che tu dici crudele gioco, questo è la cara la dolce vita. Mancar di tutto sì e tutto desiderare – questa è la vita. Che se non ci volgessimo al futuro ma avessimo tutto nel presente – appunto non vivremmo più. La vita sotto qualunque forma come anche sia, a prezzo di qualunque dolore si vive volentieri». A questo testo, che è del 1910, anno della morte di Michelstaedter, ed essenziale nella geografia della sua opera, si affiancano alcuni altri dialoghi meno conosciuti, come il Dialogo tra Diogene e Napoleone o il Dialogo tra il borghese e il saggio, che sono altrettante schegge preziose del suo pensiero.
Carlo Michelstaedter (3 June 1887 - 17 October 1910) was an Italian writer, philosopher, and man of letters.
Carlo Michelstaedter was born in Gorizia, the capital of the Austro-Hungarian County of Gorizia and Gradisca, as the youngest of four children in a well-to-do Italian-speaking Jewish family. From his father Alberto, the head of an insurance office and president of the Gabinetto di Lettura goriziano, he received a push towards literary study; from his mother Emma Luzzatto, a great love for family and country.
He was a scrappy and introverted boy, but by the end of high school (completed in Gorizia), he developed into a brilliant, athletic, intelligent youth. He enrolled in the department of mathematics in Vienna, but soon moved to Florence, a city he savored for its arts and language. There he formed friendships with other students, and in the end enrolled in the department of letters of the local Istituto di Studi Superiori (1905). He majored in Greek and Latin, and selected for his laurea thesis a philosophical study of persuasion and rhetoric in ancient philosophy. In 1909 he returned to Gorizia and set himself to work on the thesis.
By about the fall of 1910, he completed his work, finishing the appendices by 17 October. He was surely very tired, and that day he had a fight with his mother, who complained he hadn't wished her a happy birthday. Left alone, Carlo took a loaded pistol he had in the house and killed himself. One of his friends from Florence, a Russian woman, had also committed suicide, and probably also a brother who lived in America. Friends and relatives published his works and collected his writings, now in the Biblioteca Civica di Gorizia.
Tracing the development of Michelstaedter's ideas is difficult: His philosophical vision seems to have formed suddenly, and his brief life didn't allow for time to explore other directions. For him common life is an absence of life, narrow and deluded as it is by the god of pleasure, which deceives man, promising pleasures and results that are not real, although he thinks they are. Rhetoric, -- that is the conventions of the individual, the weak, and society -- comprise social life, in which man overpowers nature and himself for his own pleasure. Only by living in the present as if every moment were the last can man free himself from the fear of death, and thus achieve Persuasion; that is, self-possession. Resignation and adapting onself to the world, for Michelstaedter, is the true death.
The Dialogue of Health, dedicated to Carlo's beloved young cousin, is a philosophical dialogue in Platonic style, and by that I mean, exactly like Plato's dialogues: not just the expressions used, , the theme of the purpose of life as defined by the very Greek themes of Persuasion and Rhetoric, essentially a return to the original theme of "the unexamined life is not worth living", or even the fact that sometimes sentences are just in ancient Greek (not quotations mind you - Carlo just liked to write in Ancient Greek), but the fact that the fucking kids talk exactly like Platonic characters, complete with the ability for either of them to be a yes man and just endlessly nod their head: "Yes", "certainly", etc.
Beyond the Socratic character of the dialogue though, the Dialogue of Health is, frankly, essential to understanding Persuasion and Rhetoric: the topic at hand is actually exactly the same, and it is what the titular "health" refers to, the "health" of doing something out of our own will, and being satisfied from it because we wanted to do it - that is health, as opposed to the man who gets no pleasure from anything, or far more commonly, the man who only "enjoys" because he has built a whole rhetorical narrative (i.e. societal standards, what society expects of him, what others think of him, etc) for his enjoyment, and thus he never enjoys the thing at all. This is of course the main theme, and it is questioned in highly Socratic fashion - it is also the same theme as Persuasion and Rhetoric, but it is here in far more comprehensible, less abstract language, and so is essential to understand that more well-known book.
From the other dialogues here, the "dialogue between Carlo and Nadia", (Nadia being Carlo's girlfriend) is notable, and if you know some things about his biography then is here deeply tragic. The Dialogue Between Diogenes and Napoleon too is very good.
L'altro caposaldo dell'opera di un grande pensatore europeo
Il dialogo della salute rappresenta l'altro caposaldo dell'opera di Carlo Michelstaedter, insieme a La persuasione e la rettorica, da me recentemente recensita. Questo volume di Adelphi, curato dall'ottimo Sergio Campailla, ce lo presenta insieme ad altri dialoghi scritti da Michelstaedter, alcuni dei quali molto frammentari, ed indubbiamente la loro lettura, accanto a quella dell'opera maggiore, contribuisce ad ampliare l'orizzonte di comprensione del pensiero di questo piccolo, grande intellettuale del novecento europeo. La forma del dialogo, scelta da Michelstaedter per esporci in prosa il suo pensiero, rimanda direttamente a due degli autori più amati dal nostro: Platone e Giacomo Leopardi. Il dialogo permette infatti, attraverso il meccanismo di interlocuzione e di domanda e risposta tra due personaggi, di esporre ed argomentare tesi in modo diretto ed incalzante: per questo motivo, pur essendo la lettura non del tutto agevole sia per lo stile di scrittura dell'autore sia per i temi trattati, essa è sicuramente più facile rispetto a quella de La persuasione e la rettorica. Questa differenza è sicuramente anche dovuta alla diversa funzione che i dialoghi avrebbero dovuto svolgere rispetto all'opera maggiore: mentre questa era una tesi di laurea, destinata quindi ad un pubblico molto ristretto e specialistico, quelli sono stati scritti, ancorché in alcuni casi solo abbozzati, con intento divulgativo, presupponevano un pubblico generalista, e quindi il loro stile di scrittura tiene conto anche di ciò. Come detto, Il dialogo della salute è sicuramente di gran lunga il frammento più importante presentato da questo volume. Esso fu terminato il 7 ottobre 1910, appena 10 giorni prima il suicidio di Michelstaedter, e la sua stesura si intreccia con quella della tesi di laurea. Attori del dialogo sono Nino e Rico, nei quali è palese il richiamo a due cari amici di Michelstaedter, che una sera all'uscita da un cimitero vengono apostrofati dal custode con ”Dio vi dia la salute”. I due iniziano a discutere di salute e di malattia e del concetto di male, con Nino nel ruolo del discente incerto e contradditotrio e Rico in quello del docente, e nel corso del dialogo vengono esposti, sia pure in forma e con terminologie diverse, i concetti filosofici sviluppati ne La persuasione e la rettorica, in particolare nella sua prima parte. Qui l'uomo persuaso e quello rettorico divengono rispettivamente il sano e l'ammalato, ma la sostanza del ragionamento michelstaedteriano non cambia: l'uomo ammalato non vive, in quanto cerca continuamente nel futuro, in ciò che la società e la volontà del piacere gli fanno balenare di volta in volta come desiderabile il suo appagamento, il suo vivere. Egli non cerca le cose e le relazioni con gli altri uomini in quanto tali, ma in quanto appaganti: cerca l'appagamento di sé nelle cose e negli altri. Ma se l'uomo ricerca ciò che non ha, appena raggiuntolo già non l'ha più, come colui che si volta per vedere l'ombra del proprio profilo, per cui è costretto a ricercare nuovi appagamenti, in un gioco crudele che ha fine solo con la morte. L'uomo sano, persuaso, all'opposto, non si affanna continuamente: egli consiste, sta fermo nella sua coscienza, ”Non ha niente da difendere dagli altri e nulla da chiedere loro poiché poiché per lui non c'è futuro, che nulla aspetta… E la morte come la vita di fronte a lui è senz'armi… non puoi parlare di lui che nel punto della salute consistendo ha vissuto la bella morte. Il concetto della bella morte è stato in questi decenni strumentalizzato dal pensiero di destra, seguendo una visione individualistica e quasi mistica del pensiero di Michelstaedter: in realtà credo che proprio una attenta lettura di questo dialogo, del modo in cui Michelstaedter giunge a teorizzare la bella morte, nonché degli altri elementi polemici contenuti nel dialogo, quali la critica all'arte di facciata e all'artista che ricerca la creazione per convenienza, alla rettorica dell'autorità e all'ambizione della potenza, alla società (quella in cui viveva) come trionfo della rettorica e della malattia, permetta di riaffermare il carattere politico e civile del pensiero di Michelstaedter, che già era emerso prepotentemente soprattutto nella seconda parte de La persuasione e la rettorica. Come detto gli altri dialoghi sono da considerarsi opere minori. Vale comunque la pena analizzarne alcuni, perché ci permettono di ampliare ulteriormente l'analisi della personalità di questo grande, disperato autore. Comincerei dal Dialogo tra Carlo e Nadia, breve frammento che tuttavia ci permette di introdurre una figura essenziale nella breve vita di Michelstaedter: quello di Nadia Baraden, giovane esule anarchica russa di cui Michelstaedter si innamora negli anni fiorentini e che si suiciderà pubblicamente nel 1907 (per chi volesse saperne di più segnalo il volume di Sergio Campailla Il segreto di Nadia B. - Marsilio, 2010). Nel dialogo lo spirito dell'amica morta rimprovera a Carlo di non averla mai amata veramente, ma di avere amato sé stesso in lei. E' forse la più lancinante autoaccusa di non essere persuaso, di inadeguatezza, che Michelstaedter si rivolge rispetto ad un sentimento che ha segnato profondamente la sua vita. Altro frammento interessante è quello tra Diogene e Napoleone, nel quale prevale il tema della rettorica della potenza e della sua inanità. L'anima di Napoleone, morto, s'annoia, ma Diogene le dimostra che quando agiva, agiva sempre in previsione di un futuro, che l'aver conquistato la Francia prima, l'Europa poi non erano, ancora una volta, che una incessante proiezione verso il futuro, che non avrebbe mai trovato sosta pena la morte. Purtroppo il dialogo si interrompe bruscamente e non sviluppa compiutamente i concetti accennati. Il breve Dialogo tra la cometa e la terra, composto in occasione del passaggio della cometa di Halley (1910) che tante paure apocalittiche aveva suscitato, contrappone una terra borghese, rettorica, il cui movimento è predeterminato e sempre uguale a sé stesso, ad una cometa anarchica e persuasa, che giunge inaspettata e seguendo orbite eccentriche, ed è forse il dialogo in cui i due concetti cardine del pensiero michelstaedteriano si avvicinano di più ad una dimensione politica e quasi sociologica: dice la cometa, dopo aver rimproverato la terra di fare tutto in nome del sole e di brillare solo di luce riflessa: ”… però poserò mai ad astro costituito e [mai] mi crederò in diritto di chiamar mio dovere senza mia luce dell'altrui luce vivere”. Nel finale, la terra chiede alla cometa di raddrizzarle l'asse, ma il rifiuto della cometa è fulminante: ”Eccoli i borghesi! Tutti uguali! Vorreste e non potete – e perché non potete – questo è il vostro dovere! Ma poi al caso ogni appoggio v'è buono...”. Gli altri brevi dialoghi, in genere molto godibili, li lascio alla scoperta del lettore. Non mi resta che ribadire che la lettura delle due opere di Michelstaedter mi hanno permesso di scoprire il pensiero di un grande intellettuale, che a mio avviso ha lasciato un'impronta nella cultura italiana ed europea la cui profondità è inversamente proporzionale alla brevità della sua vita. Un autore da leggere assolutamente per capire meglio i suoi tempi ed i nostri.
El diálogo de la salud y otros diálogo filosóficos de Carlo Michelstaedter. Según algunos, un libro menos de la pocas obras publicadas por el autor dado su existencia reducida a causa del suicidio. Aquí nos encontraremos con los siguientes "diálogos": 1-El diálogo de la salud 2-Diálogo entre Carlo y Nadia 3-Diálogo entre Diógenes y Napoleón 4-Diálogo entre un cometa y la tierra 5-Diálogo entre el adolescente y el hombre 6-Diálogo entre el burgués y el sabio 7-Diálogo entre la multitud, el hombre y el individuo 8-Diálogo entre Carlo y Sócrates.
El primero iniciará con una despedida de un enterrador hacía dos muchachos que estaban saliendo de un cementerio. Aquí se tocará el abordaje del raciocinio, del libre albedrío, la muerte y la sociedad en general en las que nos deja bien patente bajo la rebuscada parábola la idea indemne del suicidio, acto atroz para el autor, también cabilara sobre la posesión (en cursiva) sobre las cosas y entidades. Un texto altamente recomendado. El segundo, se entenderá mejor si se ha leído la obra capital de Carlo, La persuasión y la retórica. En conceptos abstractos hay una difusión de lo que es el ser, el amar y la voluntad. En los demás discursos habrá más de lo mismo, aunque si se leyó la obra antes mencionada pueden leerse con deleite ya que no son muy extensos. En resumidas cuentas se hablará de lo que es posesión en sí, de sí y lo que no es, del ser como tal y su plenitud, en toda la gama de la vida, hasta en el aspecto social del homre-individuo. Es un libro, que considero, vale la pena sumergirse en él, previa lectura de la obra antes citada y cavilar sobre las cuestiones que aquí desmenuza con parábolas en forma se diálogos.
Come nella Persuasione e la Retorica, viene tracciato un paragone fra l'uomo malato, colui che vive per soddisfare i piaceri ma non ne è mai soddisfatto, e l'uomo sano, che accetta la propria condizione mortale e vive autenticamente e pienamente nel presente.