Matteo Nucci è nato a Roma nel 1970. Ha pubblicato con Ponte alle Grazie i romanzi “Sono comuni le cose degli amici” (2009, finalista al Premio Strega), “Il toro non sbaglia mai” (2011), “È giusto obbedire alla notte” (2017, finalista al Premio Strega) e il saggio narrativo “L’abisso di Eros” (2018). Per Einaudi sono usciti una nuova edizione del “Simposio” di Platone (2009) e i saggi narrativi “Le lacrime degli eroi” (2013), “Achille e Odisseo. La ferocia e l’inganno” (2020), “Il grido di Pan” (2023). Per HarperCollins il romanzo “Sono difficili le cose belle” (2022) e il saggio “Sognare i leoni. L’eroismo fragile di Ernest Hemingway” (2024). Suoi racconti sono apparsi in quotidiani, riviste, antologie, eBook. Collabora con La Stampa e l’Espresso.
Un libro, ambientato tra Roma e la Grecia (che putroppo è solo un cameo e non necessariamente propedeutico alla storia). Quella narrata in questo libro è la storia di Lorenzo che, dopo la morte di suo padre, si ritrova a dover fare i conti con la figura di un padre presente e affettuoso ma contemporaneamente schivo, insondabile e sfuggente. Lorenzo è completamente ossessionato dalla paura di diventare come suo padre e di condurre la sua stessa vita fatta di tradimenti, sotterfugi e misteri, per ritrovarsi infine da solo e senza amici o affetti sinceri. Tutto ciò che Matteo Nucci racconta in questo suo libro d'esordio, si svolge in un'estate torrida e spietata, nella quale Lorenzo interroga sé stesso e le donne della sua vita (la madre, la sorella, l'ex moglie e la nuova compagna) alla ricerca di una verità mai ottenuta e soffrendo per la morte di suo padre e per l'allontanamento di quell'amico fraterno tradito e ora rimpianto. Matteo Nucci mescola sapientemente i due sentimenti che sono alla base di ogni rapporto umano: l'amore e l'amicizia contrapposti alla paura di somigliare ai propri genitori e di rimanere senza affetti sinceri, tracciandone un affresco pieno di pathos, a volte triste e altre volte felice perché, in fondo, forse è proprio così che va la vita.
- Sono comuni le cose degli amici, dunque Forse, non lo so. Non sempre. Quello è un detto greco antico che può significare molte cose e che Platone cita spesso. Ma gli amici non condividono soltanto virtù. Lì è il problema. - Un problema dei giorni nostri? Mah, è un romanzo ambientato in questi tempi, sì, però non ha riferimenti temporali precisi, così come non ha riferimenti precisissimi dal punto di vista spaziale. La prima parte è ambientata nella campagna vicino a Roma, la seconda nelle isole greche, la terza invece è proprio qui in città e i riferimenti sono via via più determinati. - Qual è la storia che racconta il romanzo?
“Cercò di guardare bene, le serrande della casa erano chiuse, come le persiane del palazzo scrostato e come quasi tutte le finestre dei condomini intorno. Aprite, disse, perché non aprite?”. È quando uno scrittore ti ruba le parole, che racchiudi un intero libro in una frase, o meglio, in un’immagine; è proprio l’impossibilità di bussare, di urlare e di rompere il vetro che mi ricorda la storia di Lorenzo e dell’ombra di suo padre.
Nelle prime cinquanta pagine, una sceneggiatura di Chiquito y Paquito, con guizzi dialogici che valgono davvero l'immortale:
paco: Driiin! chico: Ciao, Paco! paco: Ciao, Chico! chico: Ti piace la mia casa? paco: No. chico: Neanche a me. paco: perché mi hai fatto venire? chico: Siediti, Paco, devo confidarti un segreto.
Nelle successive lo ignoro: al ventesimo Gradisci un tè?, sognavo d'inocularlo via clistere a Lorenzo e a tutta la cricca. Tanto si sa: sono comuni le cose degli amici.
Opera prima. Spunti originali, altri leziosi, in alcuni punti della trama ci sono molti dettagli, in altri si va inspiegabilmente veloce. una bestia da domare.