Uno sconosciuto, rinchiuso nel baule di un'auto, viene ucciso a sangue freddo e scaraventato in fondo al lago di Bracciano, alle porte di Roma. Di lui non si saprà più nulla. Dopo molti mesi, all'improvviso, grazie alle interessate dichiarazioni di un testimone oculare, un altro uomo viene arrestato per rispondere di quell'omicidio. Toccherà all'avvocato Alessandro Gordiani cercare di dipanare l'intricata matassa di elementi, incerti e contaddittori, via via raccolti nel corso delle indagini. Il giovane avvocato, alle prese con i preparativi per il suo matrimonio e con l'imminente nascita della figlia, dovrà per l'ennesima volta fare i conti con le sue idiosincrasie, con il suo perfezionismo e con le sue debolezze, per cercare di superarle e di arrivare preparato al processo. Un processo indiziario, il più difficile e delicato, con il quale ogni avvocato, prima o poi, si deve confrontare, nella speranza di ottenere per il proprio assistito una sentenza assolutoria "per non aver commesso il fatto". Michele Navarra racconta al lettore, anche non addetto ai lavori, gli elementi ed i protagonisti del processo penale italiano, senza rinunciare ad una generosa e spesso irresistibile dose di ironia.
io magari sbaglio, ma ho la convinzione che un libro giallo dovrebbe puntare tutto sulla curiosità del lettore. Nei casi più riusciti fagli perdere il sonno, la voglia di mangiare, qualsiasi desiderio che non sia vedere come va a finire; ma anche quando non arriva a tanto, creargli una sottile ansia di sapere, anche mentre sta facendo altro. quindi non ce la faccio a capire perché una storia il cui scopo è, in fin dei conti, sapere chi è l'assassino, o perlomeno se l'imputato è colpevole, venga annegata in un mare di divagazioni (cito a caso: pagine dedicate a descrivere: l'avvocato che si lamenta di essere stato portato al mare dalla moglie; l'avvocato che si fa venire bruciore di stomaco per avere mangiato un panino con prosciutto cartonato; l'avvocato che ci riporta per filo e per segno i dialoghi prima di entrare in udienza, compresi i soprannomi dei colleghi - er menzogna, er fanfaluca, er duca, etc.; l'avvocato che si lamenta dell'inutilità della formazione permanente - non che su questo abbia torto) o addirittura in un trattatello di procedura (a che cosa serve l'udienza preliminare, che cos'è l'avviso di conclusione delle indagini), che possono solo disamorare il lettore. Che, se non è un avvocato, di tutto questo se ne infischia, e se è un avvocato, tutto questo lo sa già A parte questo, il libro avrebbe bisogno di un buon editing per eliminare quelle espressioni tipiche degli atti legali ("in ordine a", "altresì", "a tal proposito") che appesantiscono lo scritto, e qualche errore di grammatica che è scappato qua e là ("sarebbe stato difficile che il pubblico ministero avrebbe prestato il suo consenso"). La storia è intrigante e, adeguatamente snellita, ne uscirebbe molto bene. P.S.: dimenticavo di precisare che la giustizia italiana ha, purtroppo, problemi un po' più seri di quelli dati dagli avvocati che cercano di scavalcare la fila in udienza
Nella prefazione al libro si legge che siamo di fronte a un legal thriller. Sinceramente di atmosfera da thriller ce n’è poca. Non ci sono colpi di scena, non c’è tensione narrativa. C’è però molto “legal”: lo scrittore è un avvocato penalista, ed anche il protagonista del romanzo, l’avv. Alessandro Gordiani, è un giovane avvocato romano che assume la difesa di una persona accusata di omicidio. Lo scrittore guida il lettore lungo le fasi del processo penale, dall’udienza di convalida del fermo, all’udienza preliminare, fino al dibattimento dinnanzi alla Corte d’Assise ed alla sentenza finale che definisce il processo. Per chi non è un addetto ai lavori, è sicuramente utile per capire il meccanismo del processo penale. In ogni caso è un libro che si fa leggere velocemente, scorrevole e godibile, soprattutto nelle parti in cui entriamo nella vita di ogni giorno del protagonista, un avvocato sullo stile del Guerrieri di Carofiglio.
Un giallo procedurale ambientato a Roma. Un vecchio delitto che viene investigato nuovamente grazie alla confessione di un delinquente che non vuole tornare in carcere. Non particolarmente scorrevole. A tratti noioso e con registri che si alternano nella parte narrativa che vorrebbe essere ironica e la parte procedurale piuttosto noiosa. A tratti poco convincente e soprattutto irritante la molesta cattiva pronuncia di S. Damaso che si ripete molteplici volte nel libro e che ferisce le orecchie. che
Scrittura facile, si legge d’un tratto. Interessante presentazione di un giallo, con una sorpresa alla fine. Molto personale come i personaggi sono descritti.
Per non aver commesso il fatto Michele Navarra .. Alessandro è un giovane avvocato con già il suo bagaglio di esperienza. Viene chiamato a difendere un uomo in un caso di omicidio, dove tra mille dubbi,incertezze e di aule di tribunali si scoprirà se riuscirà a lavorare bene per far si che il suo cliente sia dichiarato innocente... .. Ottimo romanzo, molto interessante soprattutto la parte delle aule di tribunali. Mi è piaciuto molto questo intreccio tra giallo e poliziesco, con notevoli parti di giurisprudenza. Il libro racconta un arco temporale medio lungo, tipico delle sentenze italiane, affrontando passo dopo passo le fasi più importanti che il nostro ordinamento prevede in materia di diritto penale. La parte che mi ha coinvolto di più è proprio quella della ricerca delle prove, in grado di stabilire se la difesa si può basare su verità o su incertezze, attraverso poi il racconto del protagonista. Avvocati, giudici, giurati, aule di tribunale, colpevoli o innocenti, il mondo della legge in un libro da non perdere.
Il finale, a me, ha sorpreso notevolmente, perché fino all'ultima pagina non avrei immaginato un epilogo così!! .. Il romanzo è uscito da una decina di anni, risulta molto attuale, è riproposto dalla Fazi Editore per la collana darkside. Da recuperare gli altri libri dell'autore!!!
È un genere nuovo per me che sicuramente continuerò a leggere Consigliato!!!
Il legal thriller è un sottogenere della letteratura gialla in cui hanno un ruolo fondamentale le storie di avvocati e pubblici ministeri e in cui il funzionamento del sistema giuridico in sé è la spina dorsale della narrazione. L'origine più vicina del genere si fa risalire al romanzo Presunto innocente di Scott Turow del 1987, ma sicuramente l'esponente più noto è John Grisham (un titolo celeberrimo tra i tanti divenuti film di successo: "Il cliente"). Da qualche anno ci sono stati alcuni tentativi di importare questo genere tipicamente americano (basti pensare al classico Perry Mason, un personaggio nato dalla penna di E.S.Gardner negli anni trenta) ma il rischio maggiore è sempre quello di scimmiottare ingenuamente meccanismi al limite verosimili (tolta la componente letteraria) negli States, ma da noi improponibili e perfino risibili. Il sistema giudiziario americano e quello italiano sono profondamente diversi e solo operando nel rispetto di questa diversità uno scrittore italiano può ottenere credibilità. La credibilità che possiamo trovare in "Per non aver commesso il fatto" di Michele Navarra, un autore non a caso molto apprezzato dal pubblico e dalle giurie che lo hanno più volte premiato (tra cui la Legal Drama Society). Questo perché? Perché ha innanzitutto le competenze tecniche per cimentarsi in questo genere, essendo un avvocato penalista ogni giorno operativo sul campo e attraverso la sua scrittura ci dà la possibilità di sbirciare in questo mondo così affascinante. Navarra riesce a spiegarci in modo semplice, scorrevole, divertente, ma allo stesso tempo estremamente "esatto", come funziona il processo penale italiano, creando uno spaccato reale (e non banale) di ciò che succede nei nostri tribunali. Attraverso il protagonista, Alessandro Gordiani, viviamo dal di dentro un processo e ci angosciamo, soffriamo con gli imputati e il loro avvocato che è un uomo reale, non un eroe, pieno di dubbi e incertezze, caricato di una responsabilità enorme e pronto a dare tutto se stesso per aiutare il proprio cliente. E mai nella certezza che sia davvero innocente (forse la questione più problematica del rapporto avvocato-cliente).
La trama è semplice: un imprenditore, Carlo Baldini, viene accusato da un testimone oculare, Giacomo Raimondi, di aver ucciso per gelosia un uomo che effettivamente era l'amante di sua moglie. All'avvocato Gordiani il compito (quasi impossibile) di dimostrarne l'innocenza e farlo assolvere "per non aver commesso il fatto". La lettura è appassionante: Navarra riesce a dimostrarci che anche il processo penale italiano può essere assolutamente avvincente, e anche spettacolare. Questo perché è un bravo scrittore, capace di rappresentare con il giusto grado di tensione narrativa ciò che avviene nelle nostre aule giudiziarie. Piace perché sa costruire dei perfetti meccanismi narrativi, ricchi di suspance (non manca il colpo di scena finale), perché i suoi personaggi sono ricchi di umanità ed ironia e non si dimenticano facilmente una volta chiuso il libro. Alessandro Gordiani finisce per conquistarci, oltre che per le sue fini doti analitiche, anche per la sua vita personale (sta per diventare padre) e le sue debolezze. E' un uomo onesto e simpatico, mai sopra le righe e finiamo con affezionarci a lui e sperare di incontrarlo nuovamente in qualche altro episodio (ed effettivamente l'autore ne ha già scritto uno nuovo). Dato il successo di trasmissioni come "Un giorno in pretura" ci auguriamo che questo autore trovi in Italia il giusto riconoscimento di pubblico che merita e non resti ingiustamente all'ombra dei soliti colossi americani certamente ben scritti (ma anche questi romanzi sono ben scritti) ma che non appartengono alla nostra identità culturale (a meno che ci consideriamo un'appendice d'oltreoceano degli Stati Uniti).
Il giovane avvocato Alessandro Gordiani è alle prese con un delicato caso di omicidio: il suo assistito, il titolare di un’agenzia immobiliare Carlo Baldini, è accusato di aver ucciso il promotore finanziario Giuseppe Finotti sparandogli e occultando il cadavere dentro un’auto gettata nel fondo del lago di Bracciano. A rendere spinosa la situazione di Baldini è la presenza di un testimone oculare, Giacomo Raimondi, criminale recidivo le cui parole sembrano segnare per l’accusato un futuro tra le sbarre di una prigione. Riuscirà Gordiani nell’impresa di far assolvere il suo assistito con la formula più ambita per un avvocato, quella “per non aver commesso il fatto”?
Il libro segna l’inizio di un esperimento che mi attirava già da un po’di tempo, ovvero quelle delle catene di lettura promosse dal sito Anobii: un giovane autore propone il suo libro in lettura gratuita, gli interessati si iscrivono mettendosi in lista, lo scrittore invia il libro al primo nome che lo invierà al secondo e così via. Il gioco sembra interessante, gli unici lati negativi sono le code generalmente lunghe e il leggero timore di andare incontro a letteratura spazzatura di diecimila “scrittori” che si credono tali. Ma in questo caso vince la curiosità. Presa dall’entusiasmo del “voglioparteciparesubitoeora” mi fiondo sull’unica catena di lettura che (miracolo!) non ha ancora nessun iscritto. Un LEGAL THRILLER. Un genere a cui non mi sarei mai avvicinata se non sotto tortura. E invece sono rimasta piacevolmente sorpresa… sì perché questo “Per non aver commesso il fatto” non è affatto pesante così come il genere e la collana (“Diritto e rovescio”) mi avevano fatto temere. Vero è che lo stile non brilla per originalità, ma in compenso è chiaro, semplice e piacevole da seguire. Cosa ancor più rilevante è il fatto che l’autore, Michele Navarra, non si prenda mai troppo sul serio e racconti le sorti del processo con frizzante ironia. Mi aspettavo di più dal finale che avevo letto in una recensione essere “spiazzante“; in realtà a parer mio i fili si sciolgono in maniera abbastanza prevedibile, ma non è questo ad avermi un po’infastidita: c’è l’uso di un escamotage narrativo, tipico dei gialli, che non ho mai amato poiché mancante di credibilità (ahimè mi tocca essere un po’ermetica per evitarvi spoiler). Ciò che più conta è che comunque tutti i tasselli del puzzle alla fine si collochino al loro posto e che il protagonista ci abbia lasciato un bel ricordo: non amo gli eroi, al duro, al capitano coraggioso preferisco questo Alessandro Gordiani, dai mille dubbi e dall’ansia opprimente che nasce dalla sensazione di avere tra le mani il destino di un uomo, innocente o colpevole che sia.