Per contagiare il lettore, a Scerbanenco bastano pochi tratti. Già la presentazione iniziale, secca e lapidaria, degli Steve, i «filosofi», e del loro «antro», è sufficiente a rendere inevitabile il crimine. Il giallo si preannuncia subito come il dramma del fanatismo e delle sue conseguenze fatali. Sono quattro gli Steve, cultori teorici e pratici di scienze morali, vivono monacalmente in una squallida villetta di periferia, l'antro dei filosofi. Il fratello più anziano, il professor Gerolamo, dirige la famiglia quasi fosse una setta ascetica, e la sera riunisce i suoi per la confessione collettiva dei peccati giornalieri; il padre paga una colpa in silenziosa dedizione; la sorella sembra spenta nella solitudine. Il più giovane dei figli, Oliviero, è marito di Luciana Axel, ex cassiera di bar; l'ha sposata, apparentemente, per redimerla dal suo «infame mestiere». Ed è proprio Luciana che una sera scompare di casa ed è poi ritrovata morta sulla riva di un fiumiciattolo non molto distante dal cadavere di un ricco industriale che aveva preso a proteggerla. A risolvere il duplice omicidio Arthur Jelling, mite, tollerante, timidissimo archivista della polizia di Boston, chiamato a un assedio paziente e serrato dell'«antro dei filosofi». Come lo scultore sbozza la figura dalla pietra, così Jelling, con la pazienza disciplinata e minuziosa dello scalpello psicologico ricava dal contesto la verità criminale. L'antro dei filosofi è il quarto romanzo del ciclo di Jelling, il «più improbabile degli investigatori». Sotto il gioco intellettuale, tra le felici coloriture delle fisionomie e delle situazioni, ora drammatiche, ora grottesche, ora umoristiche, traspare sempre quell'inquietudine che è il tratto distintivo di Scerbanenco.
Vladimir Giorgio Šerbanenko was an Italian journalist and writer of Ukranian origin.
He was born in Kiev, in what was then the Russian Empire, on 28 July 1911. At an early age, his family immigrated to Rome (Scerbanenco's father was Ukrainian, his mother was Italian), and then he moved to Milan when he was 18 years old.
He found work as a freelance writer for many Italian magazines, chief among them Anna Bella before becoming a novelist. His first fiction books were detective novels set in USA and clearly inspired by the works of Edgar Wallace and S.S. Van Dine signed with an English-sounding pen name. While Scerbanenco wrote in several genres, he is famous in Italy for his crime and detective novels, many of which have been dramatized in Italian film and television [1]. These include the series of novels with main character Duca Lamberti, a physician struck off the register for having performed a euthanasia, and turned detective (Venere privata - A Private Venus, 1966; Traditori di tutti - Betrayers of All, 1966; I ragazzi del massacro - The Boys of the Massacre, 1968; I milanesi ammazzano al sabato - The Milanese kill on Saturday, 1969), as well as Sei giorni di preavviso (Six Days of Notice), his first novel. He died of a heart attack in Milan on 27 October 1969. As well as in Milan, the writer lived for a long period in Lignano Sabbiadoro, a town on the Adriatic Sea in Friuli-Venezia Giulia. The town holds his archive.
Lo strano caso di Arthur Jelling. Uno dei più interessanti e originali investigatori della letteratura, completamente dimenticato. Eppure sarebbe un eccellente protagonista per un serial moderno. Purtroppo la serialità italiana fa cagare.
Jelling è allampanato, timido, antieroico. È il perfetto alter-ego del nostro Sherby, che per fame, per caso, per necessità è diventato quello che forse è (a mio modestissimo giudizio) il più grande scrittore italiano.
Un autore umile, trasparente, invisibile. Ma che si piega alle esigenze del momento senza scatti di egotismo. Scrivendo di tutto, dappertutto e quasi sempre firmandosi con infiniti nomi d'arte.
E Jelling, investigatore per caso, ricalca il suo creatore nell'aspetto e in quello che immagino potesse essere il carattere. E lo ricalca un po' nel suo essere funzionale alle indagini, eseguite un po' controvoglia, ma accettando di buon grado il compito, anche appassionandosi in corso d'opera. Mentre magari preferirebbe stare, almeno idealmente, rintanato nel suo ufficetto ad archiviare e catalogare pratiche.
Qualche volta, a seguito di una sua incredibile indagine, viene addirittura citato nella rivista del dipartimento di polizia di Boston! Ma il sentimento che prevale non è l'orgoglio, ma piuttosto quel vago senso di vergogna e riservatezza violata che hanno gli introversi anche di fronte alle pubbliche lodi.
Figuriamoci una reprimenda pubblica, che conseguenze nefaste avrebbe sul nostro Arthur. Per fortuna è quasi infallibile. Non ha quella britannica spocchiosa alterigia di chi el sa tuto lù, come gli antesignani Sherlock, o Poirot, o Miss Marple. I quali arrivavano, e in cinque minuti avevano già risolto il caso. Sempre un pochino arrogantini, estremamente sicuri di sé. Sempre una spanna avanti rispetto il lettore.
Jelling non ha la sicurezza o la prosopopea degli investigatori del novecento. Né la violenza disillusa sbrecciata e sbrigativa del suo "figlio" Duca Lamberti. Non fende le acque e le procedure a petto in fuori come il più recente Montalbano, per dire.
Jelling è nel sistema, rispetta il sistema, vive nel sistema un'esistenza piccola e regolare. E di fronte a un caso, senza quasi mai uscire dal seminato del lecito, arriva a una soluzione senza exploit. Non ha l'intuizione di un intelligenza superiore, né la forza d'azione. Ma scava come una goccia che delicata ma inarrestabile fora il marmo.
Il suo super potere è l'introspezione psicologica, la pazienza, l'apparente inoffensività, l'empatia. La vera arma segreta di Jelling è l'umanità. Non si pone mai in contrasto con i sospettati, ma vi si avvicina dolcemente, ne cerca il contatto, ne cerca la reazione talvolta esasperandoli con una rattenuta dolce insistenza, giocando al finto tonto. Facendo percolare la verità goccia a goccia dall'inconscio del sospetto al suo proprio inconscio, fino a trovare la soluzione. Il lettore non è mai lasciato indietro. Jelling non sa nulla, e quello che sa lo vediamo anche noi.
Ci sono tutti gli ingredienti per un personaggio veramente interessante e non caricaturale come quasi sempre sono gli investigatori di carta, ma lasciamo correre.
Venendo al romanzo di oggi: una famiglia di moralisti è alle prese con un duplice omicidio. La famiglia Steve (i moralisti, i filosofi) è una trovata eccellente scaturita dalla pura fantasia di Sherby e quindi totalmente originale. Certo, sono dei puritani, ma poco hanno a vedere coi puritani americani sempre pronti a cucirti una A scarlatta sul petto. Gli Steve seguono una loro morale minimalista e ascetica, che li spinge a occuparsi il meno possibile delle questioni del mondo, a vivere in miseria, a predicare una rigida etica che è l'assurda (ma verosimile) spina dorsale che regge la vicenda.
Il caso si dipana inesplicabile, schiaffandoci in questo antro, questa casa inospitale e sgarupata, ove Jelling tenta di assorbire brandelli di verità da questi freddi e scostanti filosofi.
Qué maravilla de novela negra. Está tan bien hecha que te mantiene al filo de la silla en todo momento. Fácil de leer, con ambientes bien creados, personajes súper entrañables y, lo principal, un gran detective: Arthur Jelling. Creo que es de mis detectives favoritos, no hay duda. Me encanta el personaje, lo siento tan humano y cercano, casi como el Padre Brown. En fin, un día desaparece Luciana Axel, esposa de Oliviero Steve, un moralista que sigue a pies juntillas los postulados teóricos y prácticos de su hermano, un estudioso de las ciencias morales, Gerolamo Steve. Viven en la miseria con la firme creencia de que es la única forma decente de vivir, y ante todo gritan que la verdad es sólo una parte de la justicia. Con ellos viven también Carla Steve, una hermana a quien no le gusta seguir del todo los postulados de los hermanos y Leslie Steve, padre de los tres, un viejo catedrático de filosofía quien perdió su puesto en la universidad por ser alcohólico. Ellos viven en una casa oscura y tienen una fría costumbre: cada día antes de cenar confiesan lo que han hecho mal, cómo se han apartado del camino recto de la moral y piden perdón, no a un dios supremo (no son religiosos) sino a ellos mismos, pues creen que cada quien es responsable de sus actos y de su perfeccionamiento, por lo tanto, son duros, tienen una especial rudeza en el trato y creen ante todo en una forma fanática, rayana en lo perverso, de la verdad, la justicia y el orden moral. Pero eso no es todo: Luciana Axel es encontrada con la cabeza reventada, muy cerca de su benefactor, Jerot, un viejo ricachón empresario de buena voluntad que protegió a Luciana Axel desde niña, calcinado en su coche. El dinero del ricachón: intacto. ¿Quién cometió tal crimen? ¿cómo? Arthur Jelling tendrá que responder primero que nada a la pregunta ¿quién es la familia Steve, cómo son, cuál es su forma de vida? para comprender no sólo el crimen, sino qué fue lo que pasó después. A-p-a-s-i-o-n-a-n-te.
La presentazione iniziale della famiglia Steve, i «filosofi», costituisce di per sè già un motivo più che sufficiente per spalancarci le porte di un “antro” appunto dove lentamente scopriremo a cosa può portare il fanatismo con tutti i suoi drammi. I membri di questa famiglia sono cultori teorici e pratici di scienze morali. La loro vita si svolge per lo più in una villetta alla periferia della citta di Boston. Il professor Gerolamo ha trasformato la famiglia in una sorta di setta ascetica dove alla sera prima di coricarsi ognuno recita il “mea culpa” davanti agli altri alla ricerca di una ipotetica redenzione. Tutti hanno qualcosa nel loro “pregresso” che li rende in qualche modo “colpevoli”, ossessionati dalla necessità di espiare colpe mai commesse fondamentalmente perché non annoverabili tra di esse. Il più giovane dei figli, Oliviero, ha sposato Luciana Axel, una ex cassiera di bar ed il suo gesto ha assunto i contorni di un atto altamente morale per redimerla da un mestiere ritenuto molto discutibile. Ed è proprio Luciana che verrà ritrovata morta sulla riva di un fiume a poca distanza dal cadavere di un ricco industriale che aveva deciso di proteggerla. Arthur Jelling, poliziotto mite e tollerante, si occuperà del caso e per farlo dovrà ricorrere a tutta la sua pazienza e alla sua sottile caparbietà infiltrandosi nella vita di questa famiglia fatta di molte zone oscure e inarrivabili. Tra le righe di questa storia dai contorni quasi esoterici , traspare quell’inquietudine tipica di tutti i romanzi di Scerbanenco. È un’inquietudine la sua che nasce dal cuore e che preferisce accantonare la logica a favore di una determinazione innocente molto ben organizzata.
Giorgio Scerbanenco orchestra una storia surreale scavando nella profondità dell’inconscio collettivo reo di identificare in questa famiglia l’emblema di ogni male che finisce per confluire in una realtà paranoica e ossessiva.
Siamo ai margini di un puritanesimo rigoroso che vede ovunque impurità e che di contrasto sceglie come unica soluzione l’ascetismo .
La vittima di questa “fede paranoica” è ancora una volta una donna che ha l’unica “colpa” di essere povera e la pretesa di voler riscattare il proprio status sociale “sposando” quella che si rivelerà essere una causa persa .
L’intreccio è particolarmente raffinato ma adatto a lettori che non amano scene truculente , preferendo spostarsi sul piano dell’indagine psicologica alla maniera del caro Poirot di quell’Agatha Christie che sembra assistere in disparte allo svolgimento dei fatti. ...tanto che il colpo di scena arriva anche qui ... e forse non ce lo saremmo aspettati!
E con questo per un po’ niente più gialli niente più Scerbanenco. Anche perché li ho finiti. Ora, più che una riflessione sulla trama, noto che nella mia lettura cronologica di un autore a me sconosciuto, ho sempre più pensato alla crescita e alla Maturazione della scrittura e del personaggio, piuttosto che a quella della storia in se. Ed infatti in questo libro ho notato piccole ma sostanziali differenze in Jelling, una lieve trasformazione, un diventare più poliziotto e meno consigliere, per riuscire a sfondare un muro di gomma, per riuscire a vedere in a una coltre di nebbia inaccessibile. Sulla storia nulla da eccepire, ottima trama ( meno forzata ma più banale infatti a metà libro qualcosa si intuisce). Sulla crescita del personaggio invece ci sarebbe molto su cui parlare, ma non sarebbe più una semplice riflessione su un libro letto. In ogni caso per ora termina la mia lunga serie di libri di Scerbanenco e un archivista della polizia di Boston diventato investigatore per caso, Arthur Jelling. È stato giusto dopo i primi libri letti e non piaciuti completamente, insistere perché sentivo che c’era molto altro da scoprire, e come un giallista che si rispetti, sono andato avanti per la mia strada ed ho scoperto Scerbanenco e Jelling
Com altres llibres d’aquest autor, des de l’inici de la novel•la t’enganxa. És molt fàcil de llegir, detalla i descriu molts detalls i utilitza un lèxic super fàcil de seguir. L’investigador segueix un cas de dues morts relacionades: en Jerot i la Luciana, que han mort amb un cop al cap, aprop l’un de l’altre i, a més, es coneixien des de que la Luciana era petita. La família protagonista, moralistes i aparentment seguidors de l’humiltat i la justícia, deixen moltes incògnites i un clima de suspens que dificulta el seguiment del cas, però que provoca que no paris de llegir.
Scerbanenco è un cazzo di mito! Allora, ci sta questo poliziotto che si chiama Jelling che deve risolvere un caso in cui sono morti un uomo ed una donna e, come nei gialli coi controcazzi, non riesci a capire una sega fino a quando non te lo spiega il detective nelle ultime tre pagine. Grande Scerbanenco, bravo quel ragazzo!
Tremendo plot twist!!!! No me esperaba ese final, me imaginé de todoooooo menos de eso. Que tal escritor. El libro es súper corto pero te atrapa muy bien! Lo recomiendo mucho.
Simeon e Scerbanenco: sempre lì, prolifici e magistrali, infallibili nel disintegrare blocchi del lettore, piccole e grandi malinconie, malanni di stagione.
Se la gioca sicuramente sulla caratterizzazione dei personaggi (almeno in partenza, poi verso il finale si perde un po') e dell'ambiente in cui si svolge la vicenda (non saprei dire se Boston sia stata una scelta azzeccata, anche se in parte e' comunque stata incollata ad un'ambientazione indipendente). Peccato che la vicenda tenda ad andare avanti un po' da sola e l'ispettore si muova in modo quasi automatico, come su un copione gia' scritto. Inoltre alcuni elementi del finale non convincono in pieno, alcune conclusioni sanno di forzato senza che sia ben chiaro il modo in cui ci si e' arrivati.