L’idea è poco meno che perfetta: se un’antologia è, etimologicamente, una scelta di fiori, che c’è di meglio di una scelta di poesie sui fiori? Ancora meglio se si tratta di fiori futuristi – da quelli ancora postsimbolisti a quelli plastici (magici trasformabili motorumoristi). Questa raccolta, quindi, merita tre stelle, meno una per il formato, troppo piccolo per rendere giustizia alle tavole parolibere (quelle di Settimelli e Ginnani Corradini sono illeggibili).