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Nell

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198 pages, Paperback

First published January 1, 2009

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Christine Lavant

43 books18 followers
Christine Lavant (1915-1973), one of Austria's most famous yet obscure 20th-century poets, grew up in a small village, in a provincial Catholic milieu, in southern Austria as the ninth child of a very poor family. She suffered from eye and ear problems, was pathologically introverted, and supported herself with knitting. Her poetry is unconventional, filled with neologisms, mysterious and magical. We hear echoes of Rilke, whom she admired. Thomas Bernhard referred to her work as testimony to a "zerstörte Welt / destroyed world." She was honored with numerous literary awards, among them the Austrian State Prize for Literature in 1970, three years before her death.

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Profile Image for Marina.
904 reviews186 followers
November 27, 2023
http://sonnenbarke.wordpress.com/2010...

Christine Lavant era una scrittrice austriaca, nata nel 1915 in un paesino della Carinzia, nella valle del Lavant da cui ha preso il suo cognome d’arte, e morta nel 1973 dopo una vita di grandi sofferenze. Vissuta nella miseria, ha sofferto di una grave malattia che l’ha quasi portata alla cecità e le ha deturpato il viso. A vent’anni ha tentato il suicidio e si è fatta internare volontariamente in manicomio.

Nell raccoglie cinque racconti della scrittrice elogiata da Thomas Bernhard e insignita di prestigiosi premi letterari.

La scrittura di Christine Lavant è sofferta, tesa, potrebbe apparire semplice anche per un’interpunzione particolare: molti puntini di sospensione, moltissimi punti esclamativi. Eppure non lo è affatto, o seppure lo fosse la cosa passerebbe in secondo piano, perché in primo piano c’è tutta la sofferenza di cui le sue frasi sono cariche. Parole, frasi e racconti incordati, attorcigliati su se stessi come in una smorfia di dolore. Perché Lavant non scrive, in fondo, d’altro che di dolore, e i suoi racconti tendono a provocare un certo nodo allo stomaco.

Paragonata a Hildegard von Bingen e a Teresa of Ávila, possiede una fede in Dio tormentatissima: mai posta in dubbio, ma vissuta con dolore perché, come scrive Marica Bodrožić nell’introduzione, «Dio castiga non coloro che disprezza, ma quelli che ama».

Le vite che Lavant descrive sono piene di dolore e di sofferenze, i suoi protagonisti sono persone poverissime, sottoposte a mille prevaricazioni e a mille prove: la loro unica consolazione può essere perciò soltanto nella fede, ma non è mai scontata o semplice da ottenere. La morte è onnipresente in questi cinque racconti, anche dove essa non si concretizza, ma viene comunque pensata, auspicata, anche da personaggi che non possono comprenderla appieno.

Lavant doveva amare molto i bambini, perché in tre racconti su cinque ne fa i protagonisti. Allo stesso modo, centrali sono le figure di adulti semplici, quasi come solo i bambini possono esserlo: persone candide, non colte, ingenue.

Leggere questo libro non è affatto consolante, nonostante sia intriso di fede cristiana: la fede è quasi monacale, vissuta con un’intensità che la rende dolorosissima. Non si può dire che sia un libro soffocante, ma di sicuro è angosciante, molto triste, quasi senza spiragli. Quasi, non del tutto.

Eppure, a mio parere, il racconto meglio riuscito è proprio quello privo di spiraglio alcuno, Maria Katharina, dove la protagonista è una bambina orfana di guerra che si rifugia in convento con la zia, vittima di mille angherie e pregiudizi da parte dei “buoni cattolici” che la circondano, e che finirà molto male.

Va sottolineato, infatti, che nella potenza della sua fede Lavant non crede affatto che tutti i cattolici siano buoni e santi, anzi ci presenta delle figure che suscitano quasi ripugnanza: personaggi appartenenti al clero che si circondano di comodità e che disprezzano senza nasconderlo i loro “sottoposti”.

Dice a un certo punto Nell, la donna protagonista del racconto omonimo che dà il titolo al libro: «Perché, se le vostre vite devono essere semplici e pronte alla rinuncia, perché mai tenete lontane da voi, per quanto vi è possibile, tutte le difficoltà?»

Molto riuscita anche l’identificazione del narratore con una bambina molto piccola ricoverata in una clinica, nell’ultimo racconto, La bambina. Non è difficile vedere la scrittrice stessa in questa bambina che ci vede poco e che ha il volto ricoperto di piaghe, costretta perciò ad andare in giro completamente bendata. Lavant, infatti, aveva sofferto da bambina proprio di scrofolosi, divenendo quasi cieca e rovinandosi il volto. Forse proprio per questo motivo l’identificazione è così felice, e sembra proprio di stare nella testa della bambina.
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