A San Francisco, in una luccicante notte di Natale in stile terzo millennio, va in scena l'ultima deriva del reality televisivo umanamente concepibile da mente umana: il "Golden Death". Sei concorrenti. Sei derelitti prodotti della civiltà progredita pronti a lanciarsi nel vuoto verso morte sicura da un traliccio del Golden Gate, in diretta televisiva intercontinentale. Tra di loro, c'è un giovane che ha compiuto la scelta di morire. E per riuscirci imbocca la strada della televisione. "Andai, dentro la notte illuminata", è il romanzo che racconta la storia di questo giovane e dei suoi ultimi, incredibili, quattro giorni vissuti da concorrente del "Golden Death", durante i quali tutto gli è permesso. Riscoprirà, se stesso, le sue ossessioni e il contesto obnubilante che lo ha spinto al suicidio.
Più un 4.5, ma è un libro che colpisce per l'originalità della trama e la scelta di un linguaggio che oscilla tra il sarcastico/ caricaturale nel presente e tra l'evocativo in alcuni momenti riflessivi sulle scelte passate dei personaggi o sul senso stesso della vita. La storia procede a spezzoni su due binari non proprio paralleli; in uno di essi siamo in un macabro show live che potrebbe ricordare un survival o un talent, in un altro siamo in un'angusta realtà da strapaese a Villafranca, un paesino della Puglia dominato dall'abitudine, dall'immobilismo e dal provincialismo. Più che un libro con due sottotrame, potrebbe definirsi quasi due libri in uno; se in alcuni punti nodali essi si incrociano bene, in altri sembra si allontanino un po' dal punto. Colorito e interessante il dipinto dei personaggi, a volte impietoso, ma più spesso semplicemente realistico. Nel complesso, libro piacevole.
Più un 3 stelle e mezzo. Una bella scrittura che riecheggia DFW (un’aggettivizzazione colorata e ardita, metafore spiazzanti, accostamenti imprevedibili): una trama ipnotica riesce a mettere a nudo con distacco e ironia le follie, le stupidita e le ipocrisie della società occidentale di inizio millennio. Un romanzo che alla fine ti lascia un po’ con l’amaro in bocca, soprattutto se letto oggi, a quasi due decadi dall’uscita, con l’esplosione dei socials che hanno reso la fiction ancor più reale.
I'm not a big fan of contemporary books, and this book, like the others, confirm that. They all feel too raw, awkward (too much or too little), like I could have written them, and by definition they still have to pass the test of time.
That said, after an average beginning, I enjoyed the description of stereotypical Italian provincial town/village, the thoughts on love and relationship, and the focus on consumerism and superficial american lifestyle. Hints of Pasolini in his broad and raw description of Villafranca characters.