In via Castellana Bandiera - una viuzza di Palermo, anzi una fessura che neanche si trova nelle tavole di Tuttocittà, stretta tra il mare e la montagna - vive la schiamazzante famiglia Calafiore, dominata da un patriarca tirannico, il settantacinquenne Saro. Cinque figli, nuore e nipoti, tutti nella stessa palazzina (si odiano, ma per nessuna ragione al mondo si separerebbero). Quando nel loro territorio si scatena una disputa - due auto che non vogliono cedere il passo e bloccano per un giorno e una notte il vicolo - sono i Calafiore a guidare il coro di spettatori-tifosi e a organizzare un giro di scommesse. Ma la farsa è destinata a diventare tragedia.
E' uno di quei giorni estivi in cui l'afa e lo scirocco avvolgono la Sicilia, costringendo i suoi abitanti a boccheggiare alla ricerca di un po' di sollievo. Rosa e Clara sono a Palermo per partecipare ad un matrimonio di amici e, durante la ricerca di un indirizzo dalle parti della Fiera, si ritrovano a percorrere uno stretto vicolo a doppio senso che non permette il passaggio di due auto contemporaneamente. Sono costrette, pertanto, a bloccarsi nel bel mezzo di Via Castellana Bandiera perchè si ritrovano di fronte la Punto della famiglia Calafiore. I Calafiore sono una famiglia numerosa e dedita a piccoli traffici; alla guida dell'auto c'è Samira, la suocera del capofamiglia Saro, di origine albanese che si impunta e si rifiuta di fare marcia indietro per lasciar passare le "milanesi". A questo punto anche Rosa decide che di lì non la smuoverà nessuno. Trascorre tutto il giorno in questo pittoresco vicolo e poi anche la notte intera, ma le due donne rimangono ferme nelle loro posizioni, mentre attorno si dipanano scommesse e vicende familiari. Poi...il tragico epilogo. Ho trovato questo libro molto bello, nonostante la vicenda leggermente surreale. L'autrice riesce a trasmettere la sicilianità dei personaggi in modo perfetto.
Samira e Rosa si incrociano in Via Castellana Bandiera. Entrambe sulla loro auto. Direzione opposte. L'evento di rottura è la larghezza della via: due macchine insieme non ci passano. Una deve necessariamente indietreggiare e lasciare spazio all'altra. Ma né Samira né Rosa intendono fare marcia indietro. Da questo evento si avvolge l'intreccio magistralmente narrato da Emma Dante, con immagini teatrali e cinematografiche, racchiuse in un ritmo impetuoso come la testardaggine delle due protagoniste. Sui primi nodi fioriscono altre storie, quasi fossimo di fronte a un labirinto. Sullo sfondo: la Sicilia, che l'autrice sa rendere terreno fertile per i suoi drammi.
Avevo sentito parlare di Emma Dante ed ho voluto conoscerla. In questa che è la sua prima prova letteraria dopo tanto teatro, la Dante ripropone il suo modo di rappresentare il mondo riportando anche nel testo scritto le forme di una surreale rappresentazione della realtà. Vi è, nella storia delle due donne che si fronteggiano con le loro auto nel vicolo troppo stretto, tanta teatralità e gusto per la rappresentazione paradossale che ricorda il teatro dell'assurdo, ma anche i duelli western di Sergio Leone. Lo stile quasi grottesco dei personaggi e delle situazioni descritte ricordano invece il cinema di Roberta Torre o quello di Ciprì e Maresco, con l'esagerazione da oleografia alla rovescia che li caratterizza. E poi c'è il vezzo, ormai tanto di moda, di usare il siciliano per meglio raccontare che da Camilleri alla Agnello Hornby è diventato ormai pervasivo. Dunque un romanzo piacevole alla lettura, ma un po' eclettico e modaiolo.
130 pagine, unità di tempo e di luogo con pochi flashback, una tragedia dei nostri giorni che non risparmia squallore e voglia di riscatto. Opera prima di Emma Dante, nata a Palermo nel 1967, attrice e autrice teatrale. Bellissima la foto in copertina.