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Anteprima nazionale: Nove visioni per un futuro invisibile

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Che vuol dire immaginare il nostro paese da qui a vent’anni? È un’esperienza consolatoria o sconcertante, rasserenante o insopportabile? Se il presente suscita sconcerto e spaesamento, raccontare il tempo che verrà significa fare un vero e proprio salto nel buio. Significa azzardare ipotesi, mettere alla prova nuove possibilità, desiderare e temere nuove metamorfosi. Se gli strumenti canonici del giornalismo, della storiografia, della statistica riescono a malapena a tastare il polso del presente, solo il potere divinatorio della letteratura è in grado di raccontarci – attraverso lo specchio deformante del racconto – dove stiamo andando e soprattutto cosa stiamo per diventare. Nove tra i maggiori scrittori italiani – da Valerio Evangelisti a Giancarlo De Cataldo, da Alessandro Bergonzoni ad Ascanio Celestini, da Giuseppe Genna a Wu Ming 1 – hanno provato a immaginare cosa saranno la società, la politica, il costume, gli affetti, le paure del futuro prossimo italiano. Anteprima nazionale è dunque un libro di incursioni a viso aperto nell’Italia che avremo e soprattutto nell’Italia che saremo, una mappatura del tempo a venire che vale anche da strumento di decifrazione del nostro presente.

226 pages, Paperback

First published May 1, 2009

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Giorgio Vasta

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January 2, 2011
Nove visioni del nostro futuro invisibile, recita il sottotitolo: ovvero pensiamo all’Italia da qui a cinquant’anni, seguendo le tracce del nostro profetico presente.
Gli immaginari evocati dagli autori coinvolti si collocano nell’alveo dell’ucronia o del fantasociale, talvolta con corrispondenze fra un racconto e l’altro, dando omogeneità al progetto. Tuttavia è come sempre determinante l’ispirazione, fermo restando la capacità immaginativa e la critica al dissennato modello attuale dei consumi. Perciò gli episodi più convincenti sembrano essere quello di Celestini, che partendo dal suo abitudinario nucleo di personaggi trova il modo di sviluppare l’ossessione odierna per la sicurezza e la paura di vivere; oppure Arzèstula, di Wu Ming 1, un viaggio ricco di particolari nella catastrofe ecologica ventura, uno sguardo che prova a disincarnarsi, senza però dimenticare il passato, i dialetti, le memorie che costruiscono la nostra identità.
Chiude la raccolta Bergonzoni, che riesce, com’è da par suo, a partorire parole e dare vita ad una nuova cosmogonia. Se la lettura di questi racconti può aiutarci a scongiurare l’avverarsi di certi scenari, l’invito è a proseguire il cammino, anche con altri occhi.
(da Animals n.3, luglio/agosto 2009)
Profile Image for Alfonso D'agostino.
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August 16, 2018
Io amo le antologie di racconti.

Le amo da sempre e lo testimoniano gli scaffali dedicati nella nostra libreria, che non posso fotografare perché siamo venuti a prendere un po’ di fresco in Valle d’Aosta e seguiranno reportage fotografici, racconti entusiastici e foto con la sciarpa della Triestina quasi in cima al Monte Bianco. Però, dicevo, amo le antologie di racconti.

E amo in particolare quelle tipo Anteprima nazionale edita da Minimum Fax per almeno tre motivi.

Primo: è un’antologia “monotematica” ma non nel senso riduttivo che si regala di solito a questo termine. Significa che il curatore ha chiamato autori diversi a confrontarsi con un tema, che in questo caso era “come sarà un giorno l’Italia”. Da similitudini e diversità messe a confronto fra loro nascono riflessioni – anche amare, nel caso specifico – e soprattutto pen-sie-ro. Il che, anche in vacanza prendendo il fresco, riveste una certa importanza.

Secondo: Anteprima nazionale mi ha fatto conoscere un paio di autori che non conoscevo e che – come sempre accade in queste occasioni – oggi sono in wishlist e domani saranno parte del mio conosciuto letterario. Tipo Tommaso Pincio, che qui immagina un’Italia ferita dal nucleare in uno dei racconti più riusciti del volume, o Giorgio Falco, che ha intessuto una storia delicatissima.

Terzo: Anteprima nazionale mi ha regalato alcune pagine scritte da autori che seguo con passione da anni. Come Giuseppe Genna, Giancarlo De Cataldo e – per me, soprattutto – Tullio Avoledo, uno di cui leggerei anche le liste della spesa (fosse possibile) e che non manca mai di emozionarmi, commuovermi, farmi rabbrividire.
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