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Pozzoromolo

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Gioia è l’amore dalle unghie laccate, i capelli biondi, l’ombretto verde, mentre la notte proietta luci bugiarde sulla parete. È rinchiusa in un manicomio criminale, ha la mente labile di una bambina, immobilizzata in un letto aspetta i farmaci che le sottraggono i ricordi. Ombre vengono a ghermirla: il braccio che esce dalla parete portando la brace di una sigaretta accesa, il volto immobile di un bambino dalla cui bocca esce un rivolo d’acqua. Tutto brucia, tutto annega in quegli sprazzi di vita. Lei non ricorda che crimine ha commesso, non sa perché è lì, i frammenti di memoria si contraddicono a vicenda.
La sua mente candida, dimenticata dal mondo in un cimitero di vivi, tenta invano di ricostruire la verità, fino a una notte di san Lorenzo in cui, come terribili stelle, cadono a una a una le presenze ossessive di coloro che ha amato. C’era una masseria piena di sole con foglie di tabacco stese a essiccare, c’era una madre bella e degli aghi piantati nella carne in un’atroce punizione, c’era un padre che non c’era, c’era la strada e i clienti che compravano il suo corpo, c’era un amore crudele.
La verità che strappa alla notte è la carne che la fa sentire donna quando invece è nata maschio, che la fa pazza e che le ha macchiato le mani di un sangue che non ricorda di chi sia. Gioia è l’agnello che lava i peccati degli altri. È la ferita e la colpa, vittima predestinata di carnefici imperdonabili. Gioia ha amato le mani che la picchiavano, la stupravano, la scartavano.
Carrino racconta la malattia mentale e l’ambiguità sessuale come se attingesse al ventre in cui riposa l’infanzia collettiva dell’umanità, dimenticando le regole della prosa e della poesia e scegliendo di fare arte. Il sangue che versa disperde gli incubi delle nostre notti.

288 pages, Paperback

First published January 1, 2009

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About the author

L.R. Carrino

13 books7 followers
Luigi Romolo Carrino nasce nel 1968 a Napoli ed è laureato in Informatica. Ha una venerazione per la mozzarella di bufala, per febbraio e per Mariangela Gualtieri. Fuma quaranta sigarette al giorno e quando gioca il Napoli arriva anche a sessanta.
Ha scritto per il teatro e ha pubblicato tre libri di poesia (il più recente è Certi ragazzi, Liberodiscrivere 2011). Nella narrativa ha esordito nel 2006 con due racconti in Men on Men 5 (Mondadori, 2006). Ha pubblicato Acqua Storta (Meridiano Zero, 2008; anche in edizione speciale con allegato il CD del recital La versione dell’acqua), Pozzoromolo (Meridiano Zero 2009), il racconto lungo Calore (Senzapatria Editore, 2010), la raccolta di racconti Istruzioni per un addio (Azimut, 2010), il reportage sui cantanti neomelodici A Neopoli nisciuno è neo (Laterza, 2012) e Esercizi sulla madre (Perdisa, 2012).

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Displaying 1 - 4 of 4 reviews
Profile Image for Ubik 2.0.
1,112 reviews318 followers
April 13, 2013
E’ un libro che fa male, questo

E’ un libro che fa male, questo;
dove paradossalmente l’abilità dell’autore collide col piacere della lettura, proprio perché Carrino è in grado di riprodurre con dolorosa efficacia la voce straziata di un io monologante dalla stanza di un manicomio criminale.

Col procedere dei brevi capitoli, contrassegnati in modo straniante con date incongruenti e folli di un diario, affiorano a poco a poco frammenti del ricordo di una realtà di assoluto degrado, di un’infanzia sfruttata ed abusata, di un’adolescenza lacerata nei propri affetti, nelle proprie aspirazioni, finanche nella propria identità sessuale.

Seguendo il flebile e spezzettato filo del racconto, ci si ritrova così nell’estrema solitudine di un letto di contenzione, dentro a una camera dove ogni notte riemergono i fantasmi di una vita nelle sembianze di familiari ed altri attori di questa tragedia; che come ogni tragedia ha i suoi improvvisi atti di violenza brutale, espressi a loro volta in modo contraddittorio e onirico.

Anche il linguaggio accompagna questa discesa agli abissi di una mente devastata, con frasi ripetute come un mantra in un impasto di ossessive reiterazioni, deformazioni dialettali, ritornelli di canzoni un tempo in voga che ricreano con effetto straordinariamente credibile la natura di una mente disintegrata. E disintegrata non per incidente o malattia ma a causa dell’accumulo di violenze morali e fisiche inferte ben oltre il limite di sopportazione e di difesa che la sensibilità di un bambino è in grado di subire.

In sottofondo a questo oceano di disperazione palpita nonostante tutto una commovente aspirazione di amore, affetto o almeno amicizia, che si appiglia al minimo accenno esterno di benevolenza, un sentimento spesso rivolto alle persone sbagliate, sempre accolto con indifferenza o fastidio e comunque mai condiviso.

In conclusione: Carrino evidenzia una personalità e un talento ben superiori alla maggior parte dei nostri nuovi narratori di genere, salutati come presunti astri nascenti del noir italiano; però confesso che, dopo aver letto “Pozzoromolo”, non mi sento affatto meglio.
E’ un libro che fa male, questo;

Profile Image for Noce.
208 reviews374 followers
June 4, 2014
"Mi hai solo bevuto, ma con un rutto mi hai digerito" Pag. 68


Su questo libro non ti ci puoi adagiare. È irto di aculei, è pieno di spigoli che ti si piantano dentro la pelle, se solo provi a stringerlo. È un libro scomodo come pochi, pesante come un macigno, difficilissimo da recensire.

È un libro di ossimori permanenti, di urla gridate sottovoce, di risate dolenti, di prigioni liberamente scelte, di follia rieducata, di disordini perfetti, di false verità, di insanità mentali pure come lenzuola e di consensi obbligati.

"Sotto le fondamenta della vecchia casa, la casa dove sei stato concepito, c'è un pozzo che chiamano Pozzoromolo. Nel pozzo c'è un diavolo. Il diavolo custodisce un tesoro immenso. Molti uomini tentano di prendere il tesoro, scendono giù, sul fondo, si perdono nei mille cunicoli, non risalgono più. Nessuno è riuscito mai, nessuno ha mai preso il tesoro. uno solo, uno soltanto è tornato. Il prezzo che ha pagato, il prezzo del ritorno, è stata la follia."

Ci vuole coraggio ad arrivare alla fine del pozzo, e ce ne vuole altrettanto per arrivare alla fine del libro senza quella sensazione che ti raschia la gola. Ma è il prezzo dell'argomento. E va bene così.
Profile Image for Mari.
378 reviews30 followers
July 9, 2012
Ho perduto la mia vocazione a essere felice, il mio giro di stagioni. Essere felici è la capacità di riuscire a soffrire un po’ di più. Tutti hanno sempre la certezza di riconoscere la sofferenza e il dolore, mai la Gioia.

Pozzoromolo è poesia. Una poesia struggente e toccante. E’ un grido di dolore. Una richiesta d’aiuto. Voglia di riscatto. Dichiarazione d’amore.
Gioia è rinchiusa in un Ospedale Psichiatrico Giudiziario, e da qui ci racconta la sua storia. Una storia drammatica. Raccontata a pezzi, spesso sotto l’effetto deformante degli psicofarmaci. Raccontata un po’ in italiano e un po’ in dialetto. Raccontata a volte utilizzando frammenti di frasi di canzoni, personaggi di telefilm e dello spettacolo, un gioco di parole utilizzato quasi a volerla rendere un po’ più fantastica e meno drammatica. Gioia ci racconta la sua storia scrivendola come fosse un diario, cancellandola e riscrivendola. Pagina dopo pagina ci fa conoscere la sua famiglia, la madre e il padre, fonti primarie del suo dolore, i nonni paterni, il fratello Luca, lo zio Gigetto e Mario, l’uomo che ha amato e che l’ha ricambiata vendendola ad altri uomini. Tutte queste persone continuano a farle compagnia anche all’interno dell’ospedale, ogni notte popolano i suoi sogni, ogni notte le fanno rivivere le paure e le angosce della sua vita. Ogni notte…C’era c’era la casa di Milano, la masseria di Ospedaletto d’Alpinolo, una cucina in pietra nel sottoscala, la legna da prendere e il coniglio alla cacciatora da cuocere in padella. C’era c’era un bambino che ha sofferto tanto, che ha subìto troppo, e che desiderava solo essere amato.
“ …non so come altro dire che ci sono anch’io nel mondo e che l’unica cosa che voglio fare è la cosa più bella di tutto il mondo per te, la cosa che tu poi ti senti orgoglioso di me e non mi dici mai più che io non sono tuo figlio, che non mi hai mai conosciuto chi sono io.”

Luigi Carrino ha scritto un romanzo coraggioso. Un romanzo che disturba e che non si dimentica. Un romanzo senza eroi, che ferisce, che ti entra nella pancia come il nido di vespe che Gioia sente dentro di se. Un viaggio nell’inferno della miseria umana, degli ospedali psichiatrici, della violenza e degli abusi sessuali. Un viaggio nella vita di Gioia.

http://corpifreddi.blogspot.com/2010/...
Profile Image for GONZA.
7,718 reviews132 followers
June 19, 2013
Prequel di "Esercizi sulla madre", meno contorto e piú agghiacciante, spero solo che questi due libri siano stati catartici per l'autore.
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