Dice la Bibbia: "Lotta fino alla morte per la verità e il Signore combatterà per te". In questo volume il teologo Vito Mancuso non esita a polemizzare con papi e cardinali della sua Chiesa. Come scrive Carlo Maria Martini, è dunque un libro che "incontrerà opposizioni e critiche", eppure "sarà difficile parlare dei suoi argomenti" - l'esistenza dell'anima, il peccato, il giudizio, la salvezza e la perdizione, negli scenari dell'inferno, del purgatorio e del paradiso - senza tener conto di quanto ne dice l'autore "con penetrazione coraggiosa", in un discorso rivolto soprattutto alla coscienza laica nutrita di scienza e di filosofia. Valeva la pena rischiare? In gioco è l'interrogativo capitale che da sempre inquieta gli esseri umani: se esista e come possa essere la vita dopo la morte.
Vito Mancuso è un teologo italiano, docente di Teologia moderna e contemporanea presso la Facoltà di Filosofia dell’Università San Raffaele di Milano. I suoi scritti hanno suscitato notevole attenzione da parte del pubblico, in particolare L’anima e il suo destino (Raffaello Cortina, 2007), un bestseller da oltre centomila copie con traduzioni in altre lingue e una poderosa rassegna stampa, radiofonica e televisiva. È oggetto di discussioni e polemiche per le posizioni non sempre allineate con le gerarchie ecclesiastiche, sia in campo etico sia in campo strettamente dogmatico. È editorialista del quotidiano “la Repubblica”.
Una lettura attuale del cattolicesimo coerente con gli assiomi della scienza. Non smantella i dogmi ma li adagia sulle conoscenze attuali. Un viaggio imperdibile e rivoluzionario.
Se la fede non genera una sapienza per l'anima liberandola e colmandola di gioia, di vita beata, di sguardo sereno su se stessa e sul mondo, è vana. Può essere persino dannosa. Meglio un ateo felice e onesto, che un credente felice e disonesto. L'obiettivo è la pienezza dell'umanità, di cui la fede è solo uno strumento. Dio, il Principe dell'essere, non ci ha creati per credere, ci ha creati per essere. Per essere uomini. Felici e orgogliosi di esserlo, portatori del mondo della sua energia positiva e ordinata, per generare a nostra volta positività e ordine sotto forma di giustizia e di fedeltà. Dice la sapienza di Israele: 'Chi pratica la giustizia si procura la vita'. Basta solo essere giusti: Simplex sigillum veri.
9 settembre Se "il buongiorno si vede dal mattino"... con questo libro vivrò settimane terribili. Già prima della quarantesima pagina mi sono arrabbiata più volte.
Un libro che cerca di convincermi che devo essere felice (anche senza Dio) e che invece mi deprime orribilmente!
7 dicembre Ho finito questo -estenuante- libro (questo libro (sempre in corsivo nel testo!).
Non sono in grado di commentare con la maestria necessaria a confutare la poco rigorosa filosofia e la teologia un po' approssimativa (forse molto "a gusto personale", visto che il criterio di riferimento decisivo -il testo biblico-... non è qui così decisivo).
Così riporto le parole di Socrate a Simmia, come le trovo nel Fedone di Platone:
Perché, insomma, trattandosi di tali argomenti (l'immortalità dell'anima), non c'é che una cosa sola da fare di queste tre:
o apprendere da altri dove sia la soluzione;
o trovarla da sé,
oppure, se questo non è possibile, accogliere quello dei ragionamenti che sia, se non altro, il migliore e, lasciandosi trarre su codesto come sopra una zattera, attraversare così, a proprio rischio, il mare della vita.
Salvo che uno non sia in grado di fare il tragitto più sicuramente e meno pericolosamente su più solida barca, affidandosi a una divina rivelazione.
Se Mancuso vuole attraversare il mare della vita su una zattera, lo faccia pure. La mia "coscienza laica... che cerca la verità per se stessa", preferisce fare il tragitto su solida barca, visto che la divina rivelazione c'è stata.
Ho letto questo libro quando è morta mia zia, la gemella di mamma, portando con forza il rinnovo di un lutto e rendendolo definitivo. Questo libro è stato una consolazione per il mio cuore doppiamente addolorato.
Questo libro non può essere letto come un altro comune libro. Va invece studiato, sottolineato, commentato, letto, riletto, rivisto, annotato, confrontato, documentato, approfondito... insomma Francesco Bacone aveva ragione quando diceva che si sono libri che vanno masticati, assaporati, digeriti... 10 capitoli, una conclusione, il tutto elaborato in 129 schede. L'ultima di questa ha per titolo "Essere uomini" per "amare la vita".
No alla chiesa del miracolo, del mistero e della paura.
Cosa principalmente non va in questo libro (per il "cosa va" va' in fondo).
Per Mancuso l'ordine del creato è essenzialmente Ordine con la maiuscola, ovvero è Bene e viene da Dio. Senza Dio niente Ordine e niente Bene.
Si dà il caso che stia leggendo un interessante saggio sull'ordine di Stuart Kaufman: At Home in the Universe, in cui l'autore sostiene con solidi argomenti, che l'ordine emerge spontaneamente nei sistemi complessi.
Se prendi un circuito elettrico costituito da 100.000 lampadine interconnesse l'una con l'altra in modo che lo stato di ogni lampadina sia determinato dal modo in cui è connessa con le lampadine vicine, quello che si nota è che le lampadine non si mettono a lampeggiare a caso, MA seguendo schemi ordinati: si formeranno infatti dei cluster di lampadine tutte accese o tutte spente. Inoltre, cambiando localmente la situazione (tipo svitando una lampadina) il sistema mostrerà una certa stabilità, tendendo a non cambiare. Questo è ORDINE SPONTANEO. E per Kaufman, questa legge varrebbe non solo per le lampadine, ma anche per il modo in cui le cellule di un organismo vivente si autoorganizzano e differenziano, e per sistemi ancora più complessi.
Secondo Mancuso, invece, c'è Dio che soffia l'ordine sul circuito, che senza di Lui mostrerebbe un comportamento da lucette dell'albero di natale.
Cosa va. Per un ex-cattolico, indottrinato dai genitori, dal catechismo, dalla scuola, da qualunque istituzione e in definitiva, dalla società TUTTA, che tende -e a tratti riesce- a convincerti del fatto che etica e cattolicesimo biunivocamente coincidano, questo è un libro terapeutico. Continuo a non aver fede e non sono credente, tuttavia mi sento liberato dal peso di certe assurdità che mi hanno inflitto da piccolo, come la trinità, la verginità di Maria, l'infallibilità papale, il peccato originale et similia.
"I fratelli Karamazov" dev'essere stata una lettura chiave per Vito Mancuso: il romanzo è citato più volte. Il teologo auspica che la chiesa rinunci a governare col mistero, il miracolo e la paura.
Mancuso vuol dare un fondamento logico-scientifico alla religione. Il risultato è discutibile, scienza e misticismo sono goffamente mescolate in un pastiche che non regge molto.
Ad esempio, per Mancuso l'entropia è una cosa "negativa", l'anima è "energia" (e di conseguenza la definisce come capacità di compiere un lavoro), l'ordine, in quanto contrario all'entropia, è IL BENE e viene da Dio. Senza Dio prevarrebbe l'entropia. Però l'ordine non è sempre "bene". Cosa c'è di "buono" negli ordinatissimi diamanti?
Però non sta soltanto in queste approssimazioni teleologiche la cifra del libro. "L'anima e il suo destino" è ammirevole e coraggioso nel tentativo di restituire alla chiesa il suo vero senso, che non starebbe nel rito, nel sacramento, nell'obbedienza, nell'attenersi al dogma.
La salvezza non viene dalla religione ma dal praticare una vita giusta.
Bellissima la parte in cui si criticano le dottrine agostiniane del peccato originale e della dannazione eterna.
«Il fatto è che la Bibbia è colma di passi contraddittori e per questo richiede un'idea superiore con cui leggerla, come da subito intuirono i Padri della Chiesa e come invece purtroppo oggi si tende a ignorare. Il che significa che ciò che realmente guida la lettura della Bibbia è la teologia che sta nella testa dell'interprete. Alla Bibbia si richiamano tutti: ortodossi, luterani, calvinisti, anglicani, valdesi, mormoni, testimoni di Geova, battisti, avventisti del settimo giorno, metodisti, cattolici e molti altri ancora, senza che essa sia in gradi di produrre unità. E così è stato sempre nella storia della Chiesa, dove non è sorta eresia senza i suoi solidi fondamenti biblici».