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Quote rosa. Donne, politica e società nei racconti delle ragazze italiane
"Quote rosa" è un'espressione che è diventata di uso comune, a indicare la difficoltà delle donne a imporsi in ambito politico e sociale. Nata da un'idea di Gianluca Morozzi e Grazia Verasani, questa antologia è una raccolta tutta al femminile composta da quindici autrici under 35. L'obiettivo dell'antologia è quello di indagare attraverso lo strumento del racconto il rapporto delle donne con la politica, la società e il mondo del lavoro in tutte le sue forme. In questo senso un'antologia al femminile vuole anche essere l'occasione per raccogliere materiale che esula dal territorio dei sentimenti, delle storie intime, del personale.
Le autrici:
Elena Battista, Susanna Bissoli, Francesca Bonafini, Stefania Bondini, Patrizia Caffiero, Barbara Delfino, Mascia Di Marco, Elisa Finocchiaro, Elisa Genghini, Deborah Rim Moiso, Viola Rispoli, Elisa Ruotolo, Daniela Russo, Federica Senigagliesi, Nadia Terranova, Grazia Verasani.
Le autrici:
Elena Battista, Susanna Bissoli, Francesca Bonafini, Stefania Bondini, Patrizia Caffiero, Barbara Delfino, Mascia Di Marco, Elisa Finocchiaro, Elisa Genghini, Deborah Rim Moiso, Viola Rispoli, Elisa Ruotolo, Daniela Russo, Federica Senigagliesi, Nadia Terranova, Grazia Verasani.
192 pages, Paperback
First published January 30, 2007
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Community Reviews
Displaying 1 - 1 of 1 review
February 14, 2011
Coraggiosa l'idea alla base della raccolta, pessimo quello che è stato messo insieme.
Quote rosa è un'antologia tutta al femminile, sedici donne che raccontano sedici storie di donne. Questo in teoria.
In pratica, escludendo i primi cinque racconti (quelli della Ruotolo, Battista, Bissoli, Genghini e Bonafini), tutti gli altri sembrano scritti ad uso e consumo di un unico modello di donna.
C'è un tremendo piattume stilistico e narrativo. Non c'è un racconto, che sia uno, scritto con una certa ironia, o con un tocco di sarcasmo, o almeno con rabbia. Ogni racconto sembra costruito con il solo scopo di voler trasmettere tristezza a tutti i costi, ogni personaggio uguale all'altro, tutti dotati di linguaggio, prospettiva e pensieri praticamente identici.
Con questo non voglio dire che si debba puntare necessariamente sul voler divertire quando non c'è niente di divertente, ripeto, i primi racconti (i primi due in particolare) sono abbastanza amari, però sono anche abbastanza personali (come pure quello della Bissoli), riescono a trasmetterti un vivere e un pensare concreti e conosciuti bene, cosa che li rende credibili. Tutti gli altri vivono di cliché, tanto che si rischia di arrivare alla fine più per inerzia che per interesse.
Tutto ciò non mi ha sorpreso particolarmente. Temo sempre tutto ciò che vuole parlare "delle donne" (o qualsiasi altro calderone de-individualizzante), perché finisce per diventare una sorta di omaggio allo stereotipo femminile di massa.
Quote rosa non fa eccezione, e se uno vuole leggersi di donne disoccupate, operaie, precarie, ci sono tanti blog scritti meglio e più interessanti e soprattutto più credibili e personali.
Quote rosa è un'antologia tutta al femminile, sedici donne che raccontano sedici storie di donne. Questo in teoria.
In pratica, escludendo i primi cinque racconti (quelli della Ruotolo, Battista, Bissoli, Genghini e Bonafini), tutti gli altri sembrano scritti ad uso e consumo di un unico modello di donna.
C'è un tremendo piattume stilistico e narrativo. Non c'è un racconto, che sia uno, scritto con una certa ironia, o con un tocco di sarcasmo, o almeno con rabbia. Ogni racconto sembra costruito con il solo scopo di voler trasmettere tristezza a tutti i costi, ogni personaggio uguale all'altro, tutti dotati di linguaggio, prospettiva e pensieri praticamente identici.
Con questo non voglio dire che si debba puntare necessariamente sul voler divertire quando non c'è niente di divertente, ripeto, i primi racconti (i primi due in particolare) sono abbastanza amari, però sono anche abbastanza personali (come pure quello della Bissoli), riescono a trasmetterti un vivere e un pensare concreti e conosciuti bene, cosa che li rende credibili. Tutti gli altri vivono di cliché, tanto che si rischia di arrivare alla fine più per inerzia che per interesse.
Tutto ciò non mi ha sorpreso particolarmente. Temo sempre tutto ciò che vuole parlare "delle donne" (o qualsiasi altro calderone de-individualizzante), perché finisce per diventare una sorta di omaggio allo stereotipo femminile di massa.
Quote rosa non fa eccezione, e se uno vuole leggersi di donne disoccupate, operaie, precarie, ci sono tanti blog scritti meglio e più interessanti e soprattutto più credibili e personali.
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