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Il gioco più bello del mondo. Scritti di calcio

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Quando Gianni Brera – il più grande giornalista sportivo italiano – ha cominciato a scrivere di calcio, alla fine degli anni Quaranta, questo sport esisteva in Italia da mezzo secolo ma non c’era un linguaggio che ne sapesse raccontare le dinamiche, la storia, i risvolti tecnici, umani e culturali. Brera ha dato al calcio italiano una lingua e persino una mitologia.

Questa antologia (accompagnata da uno scritto biografico di Paolo Brera) alterna resoconti di partite a ritratti di calciatori, ricordi autobiografici a rilievi teorici, pagine dove convivono l’epica popolare degli eroi della domenica e le raffinate escursioni di un saggista. Insieme con gli estri di un vero fuoriclasse della scrittura: Brera è stato prima di tutto un grandissimo scrittore, che ha regalato alla lingua italiana espressioni entrate nell'uso comune ("melina", "rifinitura").

In un tempo nel quale il calcio ha dimenticato se stesso, andando sempre si più verso una deriva che appare inarrestabile, Brera il calcio lo ha raccontato e lo ha "cantato" in centinaia di articoli straordinari dal punto di vista stilistico.

Massimo Raffaeli ha riunito per la prima volta in un solo volume le pagine più belle del Grangiuàn nazionale. Per tornare a un calcio che è gesto atletico e immaginazione.

470 pages, Paperback

First published January 1, 2007

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About the author

Gianni Brera

44 books5 followers
Gianni Brera nasce nel 1919 a San Zenone al Po, una comunità prevalentemente contadina. Si trasferisce a Milano per studiare. A soli 17 anni è assunto dal Guerin Sportivo, per seguire la Serie C e si laurea in scienze politiche all'università di Pavia nel 1943. Considerato il più grande giornalista sportivo italiano, di se stesso ha scritto:

«Il mio vero nome è Giovanni Luigi Brera. Sono nato l'8 settembre 1919 a San Zenone Po, in provincia di Pavia, e cresciuto brado o quasi fra boschi, rive e mollenti (…) Io sono padano di riva e di golena, di boschi e di sabbioni. E mi sono scoperto figlio legittimo del Po.»

Durante la seconda guerra mondiale viene chiamato alle armi, si arruola nel corpo dei parà e lavora nell'ufficio stampa della Folgore. I suoi articoli vengono pubblicati anche sul Popolo d'Italia. Dopo l'8 settembre 1943 interrompe l'attività di giornalista militare, fugge in Svizzera e poi viene internato in un campo di lavoro per profughi italiani, qui entra in contatto con alcuni esponenti della Resistenza, tra cui Fabrizio Maffi e Giulio Seniga.
Si gloriò sempre di aver attraversato tutto il periodo della seconda guerra mondiale, da paracadutista e da partigiano, senza aver mai sparato ad un altro essere umano.

Tornato alla vita civile, nel 1945 fu chiamato da Bruno Roghi alla Gazzetta dello Sport, il più importante quotidiano sportivo italiano e di cui, nel 1949 divenne co-Direttore.

Grazie alla sua inventiva e alla sua padronanza della lingua italiana ha lasciato una profonda impronta sul giornalismo sportivo italiano del XX secolo, con un lascito di numerosissimi neologismi da lui introdotti e accolti nell'uso del linguaggio calcistico.





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Profile Image for Alfonso D'agostino.
950 reviews73 followers
July 26, 2021
Quando ancora si compravano le musicassette o i CD, funzionava così: ti innamoravi di una canzone, compravi l’album, scoprivi gli altri pezzi (e io regolarmente mi invaghivo perdutamente della traccia più oscura, quella che non conosceva nessuno). Non so voi, ma io oggi piglio la canzone che fischietto e che mi piace e la sbatto in playlist (e mi rimane la sensazione di essermi perso qualcosa).

Di Gianni Brera, nume tutelare dell’italico giornalismo sportivo (e ora posso dire: non solo) conoscevo “qualche canzone”. L’articolo di addio a Nereo Rocco, ad esempio, che anche stavolta mi ha fatto singhiozzare. Ma l’aver affrontato per la prima volta una raccolta organica dei suoi scritti mi ha aperto un universo.

Ho scoperto con i miei occhi - e non per averlo sentito dire, e non è lo stesso - una penna assolutamente straordinaria, shakespeariana nell’inventare parole ed espressioni oggi nel nostro dire quotidiano. Una mente sopraffina, capace di invocare metafore e suggestioni come tuoni dal cielo, e una coltissima fantasia da non dimenticare (Pelé spiegato utilizzando Leopardi è puro capolavoro).

In questa estate festeggiante, calcisticamente parlando, ho lasciato degli spazi alla letteratura sportiva. E qui, siore e siori, l’accento cade decisamente su Letteratura, con la L molto maiuscola.
Profile Image for Devero.
5,112 reviews
August 9, 2014
Lo dico chiaramente: Gianni Brera ne capiva veramente poco di calcio. Lo pensavo ogni volta che lo sentivo in TV o leggevo suoi articoli. Di questo sport, specialmente del calcio giocato in Italia dai club e dalla nazionale, capiva poco o nulla, bloccato com'era nei suoi preconcetti, nella sua personale ed errata interpretazione.
Io l'ho vista, tra le altre, la nazionale del 1982 in Spagna (come quella del '78 in Argentina).
Se quello per Brera era catenaccio e contropiede è perchè ho ragione io.
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