Ci sono tanti motivi per i quali si può fuggire. Il motivo di Ciro il taxista è probabilmente diverso da quello di Sara, giovane colpita da una malattia invincibile. Questo non impedisce loro di ritrovarsi e di partire insieme. Poi ci sono le sorelle, anche loro in fuga da un destino di sopraffazione. In un'Italia che corre attraverso i finestrini dell'automobile, ha inizio un viaggio per non si sa dove, fra improvvisi rallentamenti, soste in aree di servizio, urgenti accelerazioni. E sangue, tanto sangue. Una scia di sangue che segue, se non addirittura precede, il passaggio dei personaggi fino al loro incontro finale, quando si chiarirà tutto.
Ciò che caratterizza gli ex studenti di Nicoletta Vallorani è lo scintillio negli occhi quando ricordano le sue lezioni: è una docente eccezionale, capace di farsi ricordare per nome e cognome e con grande affetto da chiunque sia passato - anche per poche ore - tra i banchi delle sue lezioni di letteratura anglofona.
Anche per tanta scrittura di genere italiana Vallorani è un'icona e un punto di riferimento, basti ricordare l'eterno tormentone di casa Urania: è ancor oggi l'unica donna ad aver mai vinto il premio Urania [scrivo nel 2017, quando siamo a quota 28 edizioni e 27 vincitori maschi].
Forte di queste aspettative e del rammarico di non aver mai letto nulla di suo - lei che ha scritto gialli, noir e SFF - ho guardato con enorme interesse alla riedizione di questo romanzo del 1999. I suoi libri di narrativa sono quasi tutti fuori stampa e non è davvero semplice reperirli.
Se sono arrivata alla fine - e con tutta la fatica possibile - è perché non riuscivo a capacitarmi che una persona che stimo tanto potesse aver scritto una cosa tanto confusa e esagerata, che combina il peggior del disorientamento postmoderno a situazioni paradossali, sgraziate e l'immancabile, detestabile momento di "guardiamo lo squallore e il degrado negli occhi".
Potrei non aver colto io, ma purtroppo è - e a mani basse - la cosa peggiore in cui mi sia imbattuta quest'anno.