Luca Canali è stato un latinista e scrittore italiano. Nato in una famiglia della piccola borghesia, partecipa alla Resistenza con il Partito d'Azione e a vent'anni si iscrive al PCI dove sarà per molti anni militante attivo e dirigente di sezione; intanto, compiuti brillantemente gli studi classici all'Università di Roma, diventa assistente prima di Natalino Sapegno e poi di Ettore Paratore. Nei primi anni cinquanta è anche collaboratore della rivista Il Contemporaneo (allora settimanale), diretta da Carlo Salinari. Nel 1956, dopo i fatti di Ungheria, fonda insieme con Elio Petri, Tommaso Chiaretti, Ugo Attardi, Renzo Vespignani e altri, Città aperta, una rivista di cultura che esprime il dissenso di molti intellettuali comunisti dalla linea del partito, e per questo viene radiato - con altri - nel 1958. In seguito collabora anche con Nuovi Argomenti, Il Verri di Luciano Anceschi e Paragone di Roberto Longhi e Anna Banti. Vince quindi la cattedra di Letteratura latina all'Università di Pisa, dove insegna per quindici anni. Lasciato l'insegnamento universitario per l'aggravarsi dei disturbi di cui soffre da tempo, dal 1981 si dedica a un'intensa attività di scrittore di romanzi e racconti, di saggista e di traduttore dei classici latini.
La sua opera narrativa affronta con lucidità e durezza gli anni di guerra e di resistenza, la militanza nel PCI del dopoguerra, e le mille imprevedibili pieghe dell'animo umano, tra incontri, affetti, eros e solitudine, nei meandri della nevrosi compulsiva e della depressione.
This short book was very promising at the start. It doesn't go into too much detail, but covers Caesar's life and seemed very useful as a point of reference, not only for what happened in his life, but for the reasoning behind his main decisions, whether personal, political or military.
However, then came chapters 5, 6 and 7, where the author decided to act as a psychoanalyst and explore Caesar's motivations. This wouldn't be too bad, except he clearly uses this opportunity to pretty much justify any bad thing people might have to say about Caesar. He even has one entire chapter analyzing how often Caesar used superlatives in his writings (admittedly rather interesting), with the idea that this meant he felt very passionate about what he wrote (and that it wasn't propaganda). I confess I ended up skimming this toward the end since I felt the author had fallen into the trap of thinking his biographical subject could do no wrong.
Chapter 8, however, redeemed the book, with an analysis on the Ides of March. How the conspirators had read public sentiment so incorrectly, and why Caesar would not be surrounded by bodyguards, despite credible threats.