Metà del Trecento. Un uomo, di ritorno da un viaggio, si fa strada nei campi assolati attorno a San Gimignano. Ancora qualche attimo e sarà di nuovo a casa, tra le braccia della moglie e della figlia di pochi anni. È felice. Non immagina che solo una manciata di ore più tardi gli zoccoli di una ricca cavalcatura calpesteranno tutto quello per cui ha sempre vissuto, trascinandolo in un abisso di follia e disperazione. 1359, Siena. Strani incidenti turbano la quieta quotidianità dello Spedale di Santa Maria della Scala, a un passo dal duomo, brulicante di viandanti e pellegrini alla volta di Roma. Apparizioni, misteriose trasformazioni. Fenomeni che sfiorano il soprannaturale. Spiegabili, volendo, ma come? Un'anima che non sa darsi pace e un'intera comunità che prova a ritrovare un equilibrio, soprattutto in vista della festa più importante dell'anno e delle sue rappresentazioni, fantasmagoriche e mirabolanti come mai nella storia dello Spedale. L'ultimo atto, per entrambe, sarà un omicidio. Violento, sacrilego. Venuto dal cielo, come la più canonica e la più atroce delle vendette divine. E come ogni intervento divino, apparentemente lontano da ogni possibile - o accettabile - interpretazione razionale.
Si tratta di un romanzo storico, ambientato a Siena a metà del 1300. La storia si svolge nello Spedale di Santa Maria della Scala, dove i frati guidati dal camerlengo Gualtiero (a causa di un infortunio occorso al rettore, in visita a una fattoria fuori città con il suo secondo) devono fronteggiare una serie di eventi misteriosi e orrendi: apparizioni che predicono l’inferno, acqua che si trasforma in sangue, bracieri che esplodono e per finire l’omicidio di una bambina durante la Sacra Rappresentazione della Natività.
Questa trama si intreccia con un prologo ambientato nel passato, e con la storia di un fabbro di San Gimignano alla ricerca disperata di vendetta contro l’assassino di sua figlia, e mostra sullo sfondo la campagna senese del 1300, i giochi di potere tra Siena e Firenze, le politiche dei frati, i romei in pellegrinaggio verso Roma e i ricchi mercanti in giro per la Toscana.
L’ambientazione è affascinante, e non mi è certo dispiaciuto ritrovare tra i personaggi un mercante di Altopascio, Lucca. Però il senso del titolo acquista significato solo a metà libro, il prologo negli ultimi capitoli, e sopratutto la storia intrecciata con la vicenda principale, per quanto abbia senso alla fine, lascia molto interdetti: non ci sono modi di intuire o capire in anticipo qualcosa, non vengono forniti tasselli per poter partecipare attivamente al romanzo. Dobbiamo limitarci a leggere, anche se la lettura della prima metà del libro è puramente descrittiva dell’ambientazione e solo gli intermezzi del fabbro danno un po’ di colore alla storia, portandoci lentamente verso il finale e l’unione delle due trame.
La trama del prologo invece è a sé stante, ha la sola utilità di distogliere l’attenzione intrecciando due vicende, una la principale e più importante, l’altra di contorno per dare senso a più di metà romanzo e per allungare la seconda parte.
Non è scritto male, ma buona parte del libro è ininfluente ai fini della storia… no, non mi è piaciuto.
Non saprei definire questo libro, mi ha un po' annoiato a tratti ed entusiasmato in altri punti. In generale ho avuto l'impressione che su 300 pagine le prime 270 siano di preparazione un po' storica, un po' di contesto e un po' di sentimento per giustificare un finale movimentato. Comunque una lettura godibile e sicuramente ben approfondito da un punto di vista storico.