"Il suicidio nel nostro paese non è reato, e non lo è ovviamente nemmeno il tentato suicidio. Allora, mi chiedo: perché un poveraccio che si trovi in una condizione di degrado, di dolore mentale e fisico, e che chieda insistentemente di poter terminare la sua vita, non deve essere esaudito nel suo desiderio?" In queste pagine Umberto Veronesi affronta con grande rispetto ma senza falsi pudori l'argomento dell'eutanasia: un tema spinoso, sul quale, con sempre maggiore frequenza, è chiamata a confrontarsi la nostra società in cui le tecniche di terapia intensiva possono prolungare la vita vegetativa per un tempo indefinito. Il celebre oncologo spiega perché "curare" i pazienti, talvolta, diventa un modo per non "prendersi cura" di loro; chiarisce per quale motivo è urgente giungere a una normativa che anche in Italia dia valore giuridico al cosiddetto testamento biologico; parla d'oppiacei e di cure palliative; delinea la posizione degli altri stati europei sull'argomento. Ma soprattutto pone un'ineludibile questione etica: è lecito impedire a un individuo di disporre della propria vita, anche quando è diventata invivibile?
Umberto Veronesi è stato uno dei maggiori esperti mondiali per la cura del cancro e direttore scientifico dell'Istituto europeo di oncologia di Milano. Conosciuto a livello internazionale per aver introdotto la tecnica conservativa della quadrantectomia nell'asportazione dei tumori al seno, è stato presidente delle maggiori organizzazioni mondiali di studio e di lotta ai tumori e si è fatto promotore presso la Commissione Europea del programma "Europa contro il cancro".
Gestire un argomento di tale portata risulterebbe difficile per tutti e Veronesi, conscio di ciò, non si tira indietro e delinea un quadro che restituisce la priorità all'uomo rispetto alle sue creazioni (leggasi: religioni). Lontano dai toni sguaiati che abbondano tanto nell'opinione pubblica quanto nei salotti televisivi, spesso apripista per campagne elettorali dalla dubbia credibilità, l'oncologo parte dai meccanismi psicologici che subentrano attorno al malato terminale - accostato al bambino vulnerabile, perfetta metafora che ben simboleggia la nostra empatia nei confronti della realtà quotidiana e la scarsa comprensione di ciò che risiede lontano da noi - e, in maniera piuttosto tentacolare, sviscera l'influenza che media e religioni hanno sulla morale; meglio ancora, sulla percezione della nostra morale inserita in società. La vita non può essere appannaggio di un Dio, la cui forza creativa comprende anche la possibilità di esercitare il male e andare contro di lui; e non può esserlo nemmeno di una società che cerca di tutelare l'individuo contro i suoi stessi interessi. Il dolore è personale: può essere ignorato o compreso, ma non giudicato né imposto.
Un tema che meriterebbe silenzio e che invece, ripetutamente, suscita grida sguaiate e invettive violente. Di fronte al mistero della morte, che è presente tanto fra i credenti quanto fra i non credenti, l'uomo moderno ha risposto dilazionando il più possibile il termine che ci separa dal fine naturale della nostra vita. Persone che altrimenti sarebbero morte nonostante la somministrazione di cure mediche d'eccellenza vedono negato il diritto di morire con dignità che, nella provocazione di Montanelli riportata nel testo, si può anche esprimere con la libertà di andare da soli al bagno. La morte è stata medicalizzata e i campioni della Natura che si battono costantemente contro le "pratiche contro-natura" si trovano a combattere inspiegabilmente una battaglia contro il secondo e ultimo evento più naturale dell'esistenza umana dopo il venire al mondo, ossia il morire. Veronesi analizza l'evoluzione dell'idea di morte e di dolore nelle religioni monoteiste e nella società ristabilendo il primato della dignità di morire dignitosamente rispetto al dovere di non morire mai.
Se la gente leggesse di più non ci sarebbe il problema di far approvare una legge sull'eutanasia. Un libro breve ma allo stesso tempo completo nella problematicizzazione della questione "fine vita" : dal conflitto con le religioni, alle attuali legislazioni nei vari paesi europei, fino ai dilemmi medici ed etici. È stato scritto nel 2005 ma non è mai stato così attuale
"l'uomo saggio vie finché deve, non finché può" Questo breve saggio tocca il tema dell'eutanasia, inoltrandosi nel delicato mondo dell'autodeterminazione, del diritto alla morte così come il diritto alla vita, cercando di dimostrare che ogni posizione a riguardo può essere valida e comprensibile, ma soprattutto è importante considerare il desiderio del paziente, di chi in prima persona vive il dolore e la malattia. Sicuramente un testo che fa riflettere.