All'età di soli sei anni, Daniel era già in grado di evocare creature dalla dimensione da allora il demone Baal cammina al suo fianco, inseparabile, tormentando ogni sua giornata finché il ragazzo non sarà in grado di restituirle i poteri persi durante il rito. Spaventato e allo stesso tempo affascinato dalla magia, Daniel è impegnato nella ricerca di altre persone con poteri simili ai suoi, così quando dei misteriosi druidi rapiscono la sua amica Claire si troverà costretto a intraprendere il sentiero dell'evocazione, un oscuro percorso che unisce diversi piani dimensionali attraverso dei templi nascosti, al fine di stanare i druidi e ritrovare la ragazza. Braccato e sempre più sopraffatto dall'energia sanguinaria di Baal, Daniel scoprirà il segreto della propria natura e del misterioso essere dal quale sembra dipendano i suoi Amon, il primo evocatore, responsabile di una guerra occulta che ormai perdura da millenni, in cui non esistono confini tra verità e menzogna, così come tra bene e male. Ma soprattutto Daniel dovrà imparare ad accettare che la strada di un evocatore di demoni è sempre, inevitabilmente, legata alla morte.
Il lavoro di Paola Boni merita una riflessione non superficiale su 2 livelli: Il livello editoriale. il livello narrativo.
Comincio subito dal primo:
L'evocatore, primo romanzo della trilogia Amon Saga, si presenta in edizione esteticamente molto curata: cofanetto, illustrazioni di Sara Forlenza (molto belle), assenza (intrigante ma poco pratica) di numerazione delle pagine, molti particolari che fanno ben sperare, tuttavia, soprattutto nei primi capitoli, si nota una mancanza di editing accurato per la presenza di ripetizioni di parole non volute e qualche grossolano refuso. Mi domando come mai la Casini, che ha dato grande importanza alla veste grafico-estetica sia stata poi superficiale rispetto al contenuto. Per onestà devo dire che superati i primi capitoli non ho riscontrato più queste manchevolezze e dunque ancor più mi sono domandata perché ci fosse questa diversità tra inizio, capitoli centrali e fine del romanzo. Provo a rispondere ipotizzando che i ritmi serrati di pubblicazione non abbiano consentito alla casa editrice un'attenta revisione dell'opera.
Passo ora al secondo livello:
Nei primi capitoli si riscontra una certa acerbità o ingenuità nella narrazione, sia dal punto di vista stilistico formale che nello schema dei personaggi. Il lettore comune potrebbe pensare che non valga la pena di proseguire nella lettura, se si fermasse ai primi capitoli. Per fortuna di noi lettori, però, più la trama si fa complessa, più i personaggi assumono spessore, più la capacità immaginifica della Boni si dilata, più il discorso cambia e il lettore non può che apprezzare questa opera.
Nelle scene di battaglia, l'autrice dà il meglio di sé, non descrive le azioni ma ce le fa vivere come se anche noi fossimo presenti, e altro dato positivo generalmente non ricorre all'infodump, se non è strettamente necessario. Il Sentiero dell'Evocazione ha le sue regole, sempre rispettate dalla scrittrice.
Nel maggio 2011 uscirà il secondo volume della Amon Saga, nel quale, sono certa, i problemi su esposti verranno sicuramente superati, sia per l'attenzione della Casini sia per la crescita evidente negli ultimi capitoli della capcità narrativa di Paola Boni.
In conclusione, darei 4 stelle per il testo e 2 stelle per i problemi che riguardano la prima parte. In sintesi, per ora le 3 stelle mi paiono il giudizio più equilibrato.
Consigliato agli amanti del fantasy, che si trovano a proprio agio nella lotta fra forza demoniache.
Il fantasy di Paola Boni è, a mio avviso, uno delle migliori espressioni del fantasy esordiente italiano.
So bene che a primo impatto potrebbe essere un’affermazione decisamente azzardata, come sono altresì consapevole che esistono tutt’ora nel suo stile delle ingenuità piuttosto evidenti. Nonostante ciò, non riesco a far a meno di pensare che Paola Boni ha veramente tutte le carte in tavola per sfondare e confermarsi.
“L’Evocatore”, il primo libro della trilogia di Amon, è riuscito a confermare senza ombra di dubbio al mia opinione.
È infatti percepibile nel romanzo una netta evoluzione dello stile generale dell’autrice, al punto che sembra quasi scritto in due epoche, vicine, ma diverse.
L’inizio, infatti, è molto “giovane” e presenta alcune acerbità nella narrazione e nello stile che fanno quasi sorridere, o innervosire a seconda di chi sta leggendo.
Prendiamo ad esempio la scoperta di Clare del mondo demoniaco con tutte le stranezze annesse e connesse. Una reazione fin troppo tranquilla se consideriamo l’epoca disillusa e materialista nella quale viviamo. Forse nel medioevo sarebbe stata più “accettabile” la piccola crisi di scetticismo che ha affrontato la ragazza, ma non certo nel 2000.
Nonostante questo inizio zoppicante, dopo un po’ di capitoli lo stile della scrittrice si evolve velocemente e con costanza. È indubbiamente percepibile la “crescita” stilistica della Boni che rende la trama sempre più intrigante e complessa, i personaggi assumono spessore e le interazioni stesse fra loro diventano sempre più interessanti e mature.
Daniel finalmente sembra esprimere tutto il suo potenziale di “protagonista”, affascinando il lettore ogni volta che il suo lato più sanguinario viene a galla. Non è il classico “buono” ma, bensì, è un ragazzo buono con un potere negativo fra le mani. Potere che tenta di avvilupparlo fra le sue spire ma, almeno per adesso, sembra che Daniel sia in grado di mantenere il controllo della situazione. Almeno la maggior parte delle volte.
Baal è il mio personaggio preferito. Non è il classico cattivo redento, niente affatto. Piuttosto è un essere malvagio in grado di manipolare il suo prossimo per arrivare al suo intento, e la cosa affascinante è che non si interessa minimamente di nasconderlo!
Per lei l’importante è tornare al suo vecchio immenso potere demoniaco e potrà farlo solo se tiene in vita Daniel e lo porta a sviluppare le sue potenzialità. In alcuni momenti sembra quasi che la lunga convivenza con l’Evocatore abbia intaccato la sua indole, potrebbe quasi apparire interessata alla sua esistenza come essere umano e non come Evocatore, ma sono solo brevi incerti attimi. Il comportamento capriccioso che rievoca molte volte un’adolesciente in crisi ormonale la rende un personaggio davvero originale.
L’intrigo su cui si sviluppa la trama è piuttosto complesso e, all’inizio soprattutto, il lettore potrebbe rimanere un attimo spaesato. Paola Boni, però, e brava e nell’arco del romanzo riesce delicatamente a fare il punto della situazione per non permettere al lettore di perdere nessun punto saliente. Non usa scontati trucchetti riepilogativi da discorso diretto ma viene spesso in aiuto al lettore non usando praticamente mai l’infodump.
Un altro elemento estremamente positivo sono le battaglie. Le scene sono narrate con minuzia e mostrate al lettore come se fosse presente ad assistere allo scontro. Dobbiamo senza dubbio complimentarci per la fantasia dell’autrice.
Un altro aspetto positivo di questo libro è la grafica. Copertina, cofanetto (Stupendo! Anche se io avrei creato un cofanetto per la trilogia. Sicuramente più utile…) e illustrazioni interne sono curate al massimo grazie alla collaborazione di Sara Forlenza. Anche il piccolo prontuario sui Demoni che troviamo alla fine è assolutamente d’aiuto per comprendere davvero il libro e le molte razze presenti; l’impaginazione grafica del prontuario è molto bella.
Non ho davvero compreso perché la Casini non abbia numerato le pagine, magari sarà anche carino (per alcuni) ma personalmente l’ho trovato fastidioso e inutile. Ammesso che volessi citare un passo del libro o segnalare un errore o anche un frase particolarmente evocativa la mancanza della pagina rende il tutto più complesso. No, non ho apprezzato questo particolare.
Come dicevo all’inizio si percepisce una sorta di incertezza dell’autrice, come se avesse iniziato il libro quando il suo stile non era ancora completamente maturato, ed è forse è per questo motivo che è possibile trovare alcuni errori stilistici e qualche refuso all’inizio del libro. Questi, però, andando avanti nella lettura, diminuiscono sempre di più. Non riesco a capire se è lo stile di Paola Boni ad aver fatto un salto di qualità assoluto o se è stata la Casini (casa editrice) a non curare il testo come avrebbe dovuto.
In ogni caso credo che l’autrice abbia ampiamente dimostrato di essere in grado di evolversi e migliorarsi da sola. Non ci resta che attendere con trepidazione maggio 2011, data prevista per l’uscita del secondo libro.
In una Parigi urban fantasy si consuma l'eterna lotta tra bene e male, ossia tra Druidi, uomini della foresta che praticano l'antica magia, ed Evocatori, individui capaci di evocare demoni in cambio di qualche goccia di sangue, che praticano quindi una sorta di magia nera, proibita. Il protagonista della saga di Amon fa parte di quest'ultima categoria: Daniel non è ancora del tutto schierato dalla parte del male, ma dato che essere un evocatore è nella sua innegabile natura, desidera risalire alle proprie origini compiendo il cammino del Sentiero attraverso cinque templi sparsi per il mondo, in più deve risolvere il mistero legato alla morte del padre. Ebbene, la trama è questa, tratta di un viaggio verso la consapevolezza di sé, verso la maturità del protagonista, e non come indurrebbe la presentazione pensare (mi riferisco alla frase in copertina e al book trailer), un romanzo horror all'insegna della crudeltà più spietata. Al contrario delle aspettative, infatti, l'atmosfera è tutt'altro che tesa, inoltre ci sono parecchi punti in cui la lettura è pesante, poco coinvolgente se non per qualche scena d'azione qua e là; l'unico momento in cui si rientra un po' verso il genere horror è sul finale, nel Tempio della Parola. Dicevamo, un viaggio verso la maturità del protagonista, tuttavia ho trovato esasperante come ci viene presentato Daniel, perché è fin troppo sensibile, una "mammoletta", per non parlare delle sue tante, troppe paranoie. A compensare la sua debolezza c'è Baal, demone femminile che Daniel evocò per sbaglio quando aveva sei anni (la sua prima evocazione); Baal è da allora accanto al protagonista, in attesa che le sue capacità di Evocatore crescano e possa quindi essere evocata interamente per riacquistare a pieno i suoi reali poteri. Nel frattempo subisce passivamente ordini e derisioni (da parte di Daniel e dal resto della compagnia), replicando solamente a suon di parole, e se spesso le sue battutine la rendono simpatica, altrettanto frequentemente il romanzo tiene a precisare quale sia la sua vera natura, lasciando intendere che la demone nasconda qualcosa, che zitta zitta stia tramando, forse preparando la sua vendetta. Non si può dire che sia altrettanto intrigante la figura di Claire, soprattutto perché lo sviluppo del suo ruolo avviene frettolosamente e senza giustificazioni, diventando così poco credibile: nel giro di qualche pagina, Claire, studentessa un po' naif, ignara la realtà parallela e cosa sia Daniel veramente, viene messa al corrente di tutto (senza esitazioni, neanche fosse un segreto di poco conto), non s'impressiona nemmeno quando vede lo stesso Daniel uccidere qualcuno davanti ai suoi occhi, e decide anzi di seguire il ragazzo; ma la cosa più sorprendente è che Claire diventa una potente maga in un baleno, con un minimo d'addestramento, motivando semplicemente con un "perché era portata". A completare l'improvvisata compagnia, Gael Real, custode della biblioteca che racchiude preziosi tomi in merito alla fantastica vicenda, e che dovrebbe incarnare il classico "vecchio saggio", invece si fida subito di Daniel peccando anche lui d'ingenuità. A parte nemici quali demoni di vario genere e alcuni individui mossi dai propri interessi, Daniel si scontra anche con il rappresentante dello schieramento opposto agli Evocatori, ossia il Druido Connor e il suo fidato compagno lupo; mi sono subito sentita propensa verso di lui, specie per il legame che ha con il lupo, tuttavia il personaggio non è stato sviluppato come speravo, finendo col vestire un ruolo marginale, addirittura "di troppo". Purtroppo il contenuto del libro non regge la cura maniacale dell'estetica: bella la copertina nonché le meravigliose e minuziose illustrazioni di Sara Forlenza, inoltre non so se è stato perché ho acquistato dall'editore il pacchetto dei primi due libri della saga ("L'evocatore" e "La fine del sentiero"), ma ho ricevuto anche la piacevolissima sorpresa di alcuni gadget, tra cui una spilla e una sorta di booklet illustrato a colori con pagine patinate. Una scelta che invece non condivido è l'assenza della numerazione delle pagine. Ho comunque trovato soddisfacente il racconto "L'infanzia di Gael", chicca dell'edizione che ho letto ("Ultimate edition", versione che se non sbaglio vede delle migliorie anche in fatto di editing) e che mi fa sperare che il seguito sia di pari, o magari superiore, livello. Staremo a vedere.
Ciò che ha attirato subito la mia attenzione, è stata la copertina del romanzo, trovo sia davvero molto bella e accattivante.
Inoltre, intorno alla trilogia di Amon, è stato creato un mondo ad hoc: racconti, approfondimenti, illustrazioni, tutte cose davvero interessantissime!
Al momento ho letto solo il primo della trilogia, ma vi anticipo che il responso è assolutamente positivo!
Il protagonista della storia è Daniel Saintcall, giovane universitario nonché ‘evocatore’ alle prime armi, cioè colui che possiede il potere di richiamare nella nostra dimensione l’essenza di un demone e, nel caso aprirgli un varco.
A soli sei anni evoca per sbaglio, Baal, un Seraphel femminile, che lo seguirà e gli insegnerà molte cose, con la speranza di riottenere i poteri perduti durante il passaggio incompleto.
Un giorno tornando verso casa dall'università, Daniel verrà attaccato da due demoni, decretando così l’inizio di una battaglia che lo vedrà al centro dello scontro. Da questo momento, deciderà di percorrere il Sentiero dell'Evocazione per scoprire i suoi poteri sperando di rispedire nella loro dimensione cinque demoni Nobili intrappolati a metà strada.
Si denota subito che il viaggio di Daniel non sarà affatto facile, ma verrà affiancato da Gael, custode di una biblioteca segreta e di grande valore, e da Claire, sua cara amica che scoperto il suo segreto non si fermerà davanti a nulla pur di aiutarlo.
La narrazione è in terza persona. La scrittura è abbastanza fluente e ha un buon ritmo che, insieme agli eventi, tiene viva l'attenzione.
Devo dire che sono rimasta molto colpita da come Paola Boni abbia presentato i personaggi. Infatti, sono ben caratterizzati, ognuno ha un suo ruolo definito. Molto bella la figura di "guida" di Gael.
“Ma molto spesso, Daniel, l'unico modo che abbiamo per capire cosa sta succedendo intorno a noi è andare avanti, seguendo il nostro percorso. Solo proseguendo, il nostro destino ci sarà chiaro, prima o poi”.
Invece, per quanto riguarda Baal, mi aspettavo che da un momento all'altro dicesse o facesse qualcosa di sorprendente, ma niente. Questo mi ha stranito, anche se il personaggio è affascinante. La parte romantica che è in me avrebbe preferito trovare in lei un sostegno per Daniel, un'amica e un supporto; la versione più razionale, invece, comprende la scelta di Paola. Baal è pur sempre un demone, con delle caratteristiche ben precise, per cui le sue azioni sono condizionate dalla sua natura, per questo reputo coerente la scelta dell’autrice.
“Ma la vuoi smettere una volta per tutte? Che cosa pensi di ottenere? Non puoi cambiare il passato, caro mio. Smettila di piangerti addosso! Cosa ti aspetti? Mi fai venire voglia di strapparti le unghie con delle tenaglie roventi, quando ti comporti così! Ah, quanto mi manca il medioevo!”
Non mancheranno i colpi di scena, soprattutto un gran cambiamento in Daniel, ma questo è solo l’inizio: molte sono le domande senza risposta e leggerò con molto piacere il secondo!
Per gli amanti del fantasy: non potete perdervelo!
Non ce la facevo ufficialmente più. Daniel è un Evocatore, ovvero è in grado di evocare demoni dalla loro dimensione infernale per poterli trasportare nella nostra dimensione. Per puro caso a sei anni evoca Baal, una demone che per colpa delle scarse abilità di Daniel viene evocata solo in parte. Baal è quindi da 16 anni che affianca il ragazzo per aiutarlo ad estendere i suoi poteri, solo così ella potrà recuperare la sua intera forma.... L'ho abbandonato a circa 100 pagine per svariati motivi. Il primo che mi ha fatto irritare a più non posso è questo: Daniel e Baal si scontrano con Moloch e Nahenia (mi pare), due demoni. Lo scontro avviene in un boschetto: Daniel evoca un demone Incendiario che "uccide" Moloch. Presupposto: Moloch appare agli esseri umani normali come un altrettanto essere umano normale. In queste condizioni una ragazza li vede. Quindi ai suoi occhi il giovane crea una specie di incantesimo che evoca un mostrazzo che uccide un essere umano. Orribile. La ragazza trova il cartellino universitario di Daniel e cosa fa questo genio? Lo va a cercare. allora... tu vedi un ragazzo che evoca un demone e ammazza una persona e lo vai a cercare? Va bene, ci può stare, curiosità femminile. L'incontro dei due "Ho visto quello che hai fatto al Giardino di Lussemburgo, dimmi tutto." (più o meno si svolge in questo modo) Daniel "Hai ragione, devi sapere la verità, io sono un Evocatore di demoni"... -.- cioè, tu conosci questa tipa da esattamente 2 secondi e mezzo e gli dice così, senza pudore, che evochi demoni? Queste situazioni persistono, perchè successivamente Claire, la geniale Claire, decide di aiutarlo. Discorso appassionato su quando lei lo voglia aiutare nella sua ricerca... -.- lo conosci da mezza giornata e vuoi aiutarlo nell'espandere i suoi poteri da evocatore di demoni? -.-" ok... continuamo. Daniel viene massacrato da Nahenia, è moribondo. Gael lo aiuta parzialmente, Claire rimane folgorata dai poteri di guarigione di Gael e gli chiede "Ti prego insegnami!" in mezza nottata Gael la trasforma in una super maga e lei guarisce Daniel... ecco qui l'ipotesi di abbandonarlo è diventata certezza e questo ho fatto. non c'è nessun rapporto pregresso tra i personaggi, ma si voglio un bene folle tanto da indurre Claire ad aiutare un evocatore di demoni? La mia lettura si ferma qui e non proseguirà.
Cosa decisamente positiva, le illustrazioni di Sara Forlenza sono stupende, davvero bravissima.
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Scritto in modo estremamente sciatto e tirato via: niente meno che INDECENTI, e da risarcimento immediato, un paio di "centra" al posto di "c'entra" - per non parlare degli avverbi a pioggia (ogni frase almeno un avverbio), la piaga del romanzo. L'avverbio che regna sovrano è "incredibilmente": i personaggi sono tutti incredibilmente belli, incredibilmente potenti, incredibilmente qualcunque cosa, e in generale il dipanarsi della trama sembra una puntata delirante di Dragon Ball. Non c'è suspense né curiosità, tanto dopo la seconda volta che succede ce lo aspettiamo, che lo schemino si ripeta bello ordinato: Daniel è con le spalle al muro, sembra soccombere ma lampo di luce, si solleva a mezz'aria o i suoi occhi cambiano colore o qualche altra boiata di questo livello, si trasforma in super Sayan e spara un superpotere ancora più letale del precedente, riuscendo a salvare il culo a tutti. Per condire, qualche schizzo di sangue/frasetta a effetto/avverbio adeguato che dovrebbero, nella personalissima concezione della signora Boni, farmi paura. Come tanti altri libri del genere, anche Amon pensa di essere di una cupezza e di un terrore unico finendo solo per scadere nel patetico: parole su parole (anzi, avverbi) per rincorrere penosamente un'atmosfera e un'eleganza che, se proprio devono stare da qualche parte, stanno eventualmente nella sintesi. I personaggi, anche il protagonista, sono dove sono perché hanno un ruolo da interpretare e non perché abbiano qualcosa da dire: stereotipi di se stessi, lasciano a lettura finita meno che niente. Spesso poi sono descritti come una cosa, ma si comportano come tutt'altro (vedi la "terribile" demonessa). Non mancano le uscite deliziosamente naif, come la scena nella foresta incantata piena di pace e armonia e animaletti canterini (... ) o il demone guaritore che sembra uscito dritto dritto da "Nina la bambina della sesta Luna". L'impressione è che l'autrice non si renda nemmeno conto di quanto certe scelte sono cliché, retoriche o scadenti, come un bambino di dieci anni che scriva la sua prima storiella *fèntasi*. Un'ottima recensione, non mia questa volta: http://zweilawyer.com/tag/levocatore/
Non avevo letto Black Angel. Non conoscevo la Boni. Non conoscevo la casa editrice. Mi sono fatto ammaliare dalla confezione strafiga: mi sono detto "Caspita! Deve essere un piccolo gioiellino!". Ho visitato il sito... ok prendiamolo! Letto... mhmmmm!!! Non mi ha convinto... forse i tempi troppo fumettistici, forse i personaggi che prendono coscienza delle proprie capacità con terapie d'urto un pò ingenue, forse l'aura manga che aleggia qua e la... (Ushio e Tora docet!). Eppure non me la sento di dire che non mi è piaciuto: solitamente leggo senza tante aspettative (a parte casi particolari) e l'ho comunque letto con piacere e divertimento... perchè, a mio avviso, si fa leggere. Ora aspetto il secondo... credo uscirà tra un paio di mesi: e per quello, purtroppo, "ho" delle aspettative; ecco il caso particolare di cui sopra: spero possa convincermi.