Un viaggio a Parigi. Silvia, Barbara e Mariangela lo sognano dai tempi della terza media, l'età dei confusi progetti di vita e dei castelli in aria, quando una breve vacanza nella ville lumière simboleggiava le magnifiche possibilità del il successo professionale, la libertà e l'amore. Adesso che di anni ne hanno trentadue, e non si sono mai perse di vista, decidono di partire regalandosi alcuni giorni a Parigi, in omaggio all'amicizia, certo, ma anche per una specie di malinconico rimpianto dell'adolescenza. In sottofondo, inconfessata, la speranza per tutte di dimenticare, anche solo temporaneamente, il proprio carico di delusioni, ansie, contraddizioni, per ritornare un po' alleggerite dei fardelli che ciascuna porta con sé. Al momento di partire, però, ecco la prima sorpresa non proprio Manuel, il figlio di sette anni che Mariangela sta crescendo da sola, pianta un enorme capriccio e convince la madre a portarlo con loro. Questo bambino scontroso e diffidente le costringerà a confrontarsi con il tempo che passa, con la realtà che l'adolescenza è ormai lontana, e infine con la consapevolezza che per essere passabilmente felici occorre molta buona volontà. Forse... Forse, perché le mille domande poste dal piccolo guastafeste che viaggia con loro, le sue esigenze, i suoi occhi severi offrono alle amiche l'occasione per rivedere le loro convinzioni, trasformando la vacanza da una fuga nel passato a un più consapevole sguardo sul presente e sul futuro.
Margherita Oggero, ex insegnante di lettere, è nata e vive a Torino. Nel 2002 pubblica il suo primo romanzo, La collega tatuata, con Mondadori. L'anno successivo esce Una piccola bestia ferita, che ispira la serie televisiva "Provaci ancora, prof!" con Veronica Pivetti. La professoressa investigatrice Camilla Baudino è anche la protagonista dei romanzi L'amica americana (2005) e Qualcosa da tenere per sé (2007). I suoi ultimi libri, sempre con Mondadori, sono Risveglio a Parigi (2009), L'ora di pietra (2011) e Un colpo all'altezza del cuore (2012).
Facciamo anche due stelle e mezzo, ma questo libro non mi ha convinto del tutto. La quarta di copertina prometteva un confronto dei sogni adolescenziali con la reltà ma mi è sembrato piuttosto un insieme di storie personali troppo analizzate ma non risolte...boh, troppo leggero per essere profondo e troppo riflessivo per essere leggero; insomma un po' di delusione, forse anche perchè mi aspettavo proprio un altro tipo di libro.
mi è piaciuto, per me il più bello della Oggero. Unica osservazione: ho fatto parecchia difficoltà a seguire i frammenti delle storie dei personaggi, forse perchè in nessuna parte del libro sono stati ritratti compiutamente. in ogni caso DA LEGGERE!
INCIPIT : L'inizio era stato disastroso. "Scusa, scusa, scusami tanto! Ti ho fatto male?" avevo chiesto subito. "E me lo chiedi? Ma sei scema, matta o cosa?" Con Stefano era cominciata così, in un modo assurdo e sgangherato.
Un viaggio a Parigi. Silvia, Barbara e Mariangela lo sognano dai tempi della terza media, l'età dei confusi progetti di vita e dei castelli in aria, quando una breve vancanza nella ville lumiere simboleggiava le magnifiche possibilità del futuro : il successo professionale, la libertà e l'amore. Adesso che di anni ne hanno trentadue, e non si sono mai perse di vista, decidono di partire regalandosi alcuni giorni a Parigi, in omaggio all'amicizia, certo, ma anche per una sorta di malinconico rimpianto dell'adolescenza. In sottofondo, incofessata, la speranza per tutte di dimenticare, anche solo temporaneamente, il proprio carico di delusioni, ansie, contraddizioni, per ritornare un pò allegerite dei fardelli che ognuna porta con sè. Al momento di partire però, ecco la prima sorpresa non proprio gradita : Manuel, il figlio di sette anni che Mariangela sta crescendo da sola, pianta un enorme capriccio e convince la madre a portarlo con loro. Questo bambino scontroso e diffidente le constringerà a confrontarsi con il tempo che passa, con la realtà che l'adolescenza è ormai lontana e infine con la consapevolezza che per essere passabilmente felici occorre molta buona volontà.
Insomma...la Oggero è brava a scrivere, non ci son dubbi, ma questo libro non mi è piaciuto poi molto. Preso perché entusiasta dell'Amica americana...mi sa che quella serie merita, questo non poi molto. Scorrevole è scorrevole, tre ragazze che vanno a Parigi per essere fedeli a una promessa che si sono fatte alle medie. Non succede nulla se non il racconto delle loro famiglie, tutte un pò incasinate ovviamente, e loro presa di coscienza finale. umh...abbastanza deludente! Non penso per ciò che è raccontato, perchè ho letto libri dove succede ancor meno, ma mi ha lasciato l'amaro in bocca. L'unica cosa piacevole è che i racconti sono fatti con tutti i punti di vista di ogni personaggio inserito nel romanzo.
Trama incrociata: la storia di tre amiche che si incontrano per fare un viaggio che avevano programmato alle medie. Tre mondi di provenienza diversi che si incontrano. Ricchezza potente, case londinesi e aerei in Giappone, emigrati calabresi. Una mamma sola con un figlio urticante, forse il personaggio più attendibile del romanzo. Gioco d'azzardo e violenza domestica si scontrano con una promessa stella del panorama accademico. Trama costruita sugli incroci di vite e il non detto. È davvero credibile che dopo le medie questi universi paralleli convivano e siano così intimamente legati?
Ogni volta che ho iniziato a leggere un libro della Oggero, l'ho finito in meno di 24 ore. La stessa cosa mi è successa con questo, divorato.
La prosa è piacevolmente scorrevole. Alcuni lamentano che la trama in se' non sia molto articolata, ma le voci che compongono questo libro sono tutte interessanti. E io adoro quei romanzi in cui non succede granché. Mi aspettavo un capitolo dedicato al punto di vista del bambino, in prima persona, ma sono rimasta senza.
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Per questo libro ho sentimenti contrastanti. Amo la scrittura dell’autrice, la sua capacità di tratteggiare i personaggi; ma la storia, nel suo essere “corale”, rende difficile seguire le varie vicende, e il finale, non veramente concluso, lascia un po’ perplessi.
Ho adorato la scrittura di Margherita Oggero e la storia delle sue tre protagoniste induce a riflettere sulla complessità dei rapporti umani, specialmente quelli familiari.
Ammetto che è stato il primo approccio con la Oggero, scrittrice torinese pluripremiata, e ammetto che come prima volta non è andata molto bene. Libro sbagliato? Probabile. Eppure la lettura è stata semplice e veloce, niente intoppi diciamo così e la storia in se non mi è dispiaciuta. Cosa non mi è piaciuto? In primo luogo i personaggi e poi l'aria di triste rimpianto, il senso di è troppo tardi che traspare in ogni riga. Mariangela, Silvia e Barbara partono nella speranza di rivivere un bel momento della loro vita, un sogno creato insieme e che per lunghi anni avevano messo nel cassetto. Aprono quel cassetto e tirano fuori il sogno, ma cercando di realizzarlo in qualche modo lo rovinano. In un lungo alternarsi tra presente e passato, tra un punto di vista e l'altro non solo vediamo il realizzarsi e il rovinarsi di questo sogno ma anche le delusioni, i problemi, le mancanze che queste ragazze e le loro famiglie hanno vissuto. I capitoli brevi e lo stile familiare fanno di questo libro una lettura sicuramente scorrevole, tuttavia in più parti mi sono trovata a chiedermi sulla necessità di questa o quella storia parallela, non leggiamo infatti solo di Mariangela, Silvia e Barbara, ma anche dei genitori di una, di quelli dell'altra, del fratello e della cognata di una, dell'amico di una, della zia dell'altra e così via. Molte parti me le sarei risparmiate, altre le ho sentite completamente inutili. Ma quello che mi ha veramente urtato i nervi, irritato a morte, fatto pensare di abbandonare a metà il libro sono i personaggi. Non se ne salva uno, a partire dal piccolo Manuel, 7 anni di lagne, vizi, testardaggine, non un bambino ma una piaga su due gambette, che fa l'infelicità della madre e delle amiche. Che cattiva, starete pensando, te la prendi con un bambino! Lo so, ma Manuel riuscirebbe a far perdere la pazienza ad un Santo! E la madre, Mariangela, non è tanto meglio! Capisco le difficoltà, capisco la stanchezza, capisco tutto, ma chi sano di mente lascerebbe solo un bambino di 7 anni in un albergo a Parigi per andarsi a sballare in discoteca.... chi?? Beh , le e le due geniacce che la accompagnano! No mi spiace! In loro, come negli altri personaggi che costellano la storia, non ho trovato niente di buono, solo egoismo e una buona dose di pazzia, e non nel senso buono. Questo astio nei confronti dei personaggi ha sicuramente influito sulla mia reazione alla lettura, portandomi a vedere il libro nel suo complesso come la storia di una sconfitta: il viaggio va a monte, ha un barlume di luce verso la fine ma non basta, come non bastano i piccoli sprazi di sereno nelle vite di queste persone a dire che sono persone felice, che hanno una vita piena e soddisfacente. No, questa è una storia fatta di tanti fallimenti, bugie, segreti. E' una storia che non mi ha dato speranza, neanche per un momento e io con una storia così non posso entrare in sintonia.
Non avevo letto nulla della Oggero prima di Risveglio a Parigi, e le uniche informazioni che avevo sull' autrice erano relative alla sua inclinazione al genere giallo. Questo libro è invece la storia di un viaggio, nel senso più esteso del termine.
Tre amiche trentenni Barbara, Silvia e Mariangela, sull'onda di una promessa adolescenziale, organizzano un viaggio a Parigi alla ricerca forse della spensieratezza di quegli anni. Dovranno però fare presto i conti con la realtà e il suo cambiamento dal momento che Manuel, il bambino di Mariangela, si unirà all'ultimo minuto al gruppo per un capriccio.
Più che un tuffo nei loro ricordi di ragazze il viaggio, con le sue "complicazioni", offrirà ad ognuna uno spunto per volgere lo sguardo alla propria memoria segnata da cicatrici più o meno grandi, dolori e piccoli fallimenti personali.
Il tutto supportato dalle riflessioni di altri personaggi legati a loro che, nello scorrere dei ricordi, renderanno le storie delle ragazze ancora più "amare". Per quanto il libro voglia essere una testimonianza delle difficoltà di vita riscontrate dalle tre amiche dall'adolescenza ad oggi, la Oggero è riuscita ad alleggerire una narrazione orientatata al maliconico con tratti di ironia.
Lo stile è pulito e il libro si legge velocemente grazie alla brevità dei capitoli ma, onestamente, mi aspettavo qualcosa di più coinvolgente. Il finale inoltre mi è parso po' sbrigativo nel suo ricondurre l'essere felici a una questione di "buona volontà", per quanto sia effettivamente realistico.
Resta il fatto che volevo leggere questo libro da tempo, sono contenta di averlo fatto e non escludo di leggere altri libri di questa autrice dalla scrittura arguta e sottile.
Il mio voto tre stelle e mezzo su cinque, consigliato a chi cerca una lettura poco impegnativa.
Libro molto carino, scorrevole. Tre donne che dopo più di quindici anni decidono di fare un viaggio rimandato troppe volte. Ma si sa, ogni cosa a suo tempo, e non solo per la vacanza a Parigi. Consigliato. Probabilmente non è di quelle che storie che rimangono nel cuore, ma è una lettura che intrattiene piacevolmente. 3 stelle e mezzo
nice, difficult start. maybe too many characters not well delined at the beginning. Page after page it becomes more involving and interesting and shows that ... all people sometimes are unhappy the same way...