Il maresciallo dei carabinieri Pietro Binda è in pensione, soffre per la lontananza del figlio Umberto che lavora a Londra e pare si sia dimenticato di lui, ma riesce a farsi coinvolgere in un'indagine che rischia di costargli la vita. Una sua vecchia conoscenza, il ladro Pallonetto, gli confessa di essere nei una banda di albanesi - che, come Binda scoprirà ben presto, è responsabile di omicidi, traffico di droga, sfruttamento della prostituzione gli ha rapito la ragazza, la zingara Maronela, per costringerlo a pagare un debito di gioco. Binda comincia a indagare, ma ben presto finisce anche lui nelle mani dei boss albanesi, e riceve una proposta che non è in condizione di rifiutare.
Capolavoro di Colaprico. Ha quello stile arcaico che non fa concessioni alle mode contemporanee, ma proprio per questo stride maggiormente con il tema del romanzo: come si è ridotta l'Italia di oggi e quanto faticano i suoi vecchi abitanti a riconoscerla.
il bello dei libri di colaprico è che lui, per bravura professionale e curiosità personale, è un esperto della storia della mala, soprattutto milanese. e la storia della mala milanese è un po' lo specchio di come è cambiata la società, almeno negli ultimi trent'anni... no, quaranta. il brutto dei libri di colaprico è che non riesco a non leggerli con la sua voce, un po' nasale e con lo strozzo in gola del timido che si vince, che sta sul palco suo malgrado a parlare di sé, che sbaglia le battute perché è nervoso. c'è quella voce, anche nel suo modo di scrivere.