Nel giugno del 1940 l'esercito italiano attacca la Francia sul confine alpino: i francesi sono già prostrati dalla disfatta appena subita a opera dei tedeschi, ma i fanti italiani avanzano con enorme fatica e l'equipaggiamento inadatto miete più vittime, per assideramento, delle pallottole nemiche. "Alla prova della montagna il fascismo era già finito", scrive Bocca. L'autore ha girato il mondo e all'Italia ha dedicato diversi libri: qui ritorna alla "patria alpina", alla provincia incastonata tra le montagne da cui proviene e che diventa il crogiuolo in cui si mettono alla prova gli uomini e le idee. Dalla grande schiatta piemontese dei maestri di antifascismo - i Gobetti, i Galimberti, gli Einaudi, i Bianco - al rapporto con i valligiani nella Guerra di Liberazione, alla scoperta dell'eredità occitanica tra Piemonte e Francia, dalla provincia eterna che produce buoni alimenti ma è politicamente sempre rivolta al passato, fino alle montagne amatissime in cui ha passato la sua giovinezza di forte sciatore e che sono ora anch'esse vittime dell'industrializzazione, trasformate in palestre meccanizzate per il tempo libero.
Descrive un'estinzione, nel bene e nel male. E' di parte, ma qui sereno. Nel capitolo "Il grande giro" (pag. 101 - 106) si stacca e vola alto, descrivendo un'idea di cui mi sento, assai spesso, testimone inascoltato.
Tanti brevi flash sulla Resistenza, la guerra, ma anche il vino, il cibo e soprattutto la gente delle montagne piemontesi. Poi ci stanno anche il Polesine visto con l'occhio del cronista e la Nazionale di calcio in ritiro a Cuneo, per dire. Per me c'è un po' di famiglia, con la storia del Giorno, il quotidiano cui mio padre rimase fedele fino alla nascita di Repubblica, o i Mascarello della Morra dove andava a comprare il vino in damigiana, poi lo ricordo in cantina che imbottigliava. E anche un nome così familiare, l'architetto Egi Volterrani amico di mio zio, frequentava la sua casa a Torino e ha progettato la casa in montagna di Bocca. Nostalgie.
Brevi racconti - sarebbe anzi meglio definirli "ricordi" - di Bocca che spaziano dalla guerra partigiana, allo sport fascista, al vino langarolo. (Anche se non capisco da dove gli sia venuta l'idea astrusa sulle origini saracene (!) dei marrons del Moncenisio...)