Il Cardinale Carlo Maria Martini ha lasciato, dopo più di vent'anni, l'Arcidiocesi di Milano e scelto Gerusalemme come "meta definitiva di un cammino". Una scelta che Martini ha maturato attraverso un complesso percorso spirituale, culturale ed esistenziale e che, nell'attuale clima di lacerazione e conflitto, appare ancora più significativa. Questo volume rende testimonianza di questo "cammino" e offre una riflessione sulla Gerusalemme simbolica e sulla Gerusalemme storica, sui rapporti tra ebraismo e cristianesimo e sul tema fondante della pace.
Forse sono troppo severo. Ma mi aspettavo riflessioni spirituali sui luoghi della Terra Santa. Che ci sono ma occupano soltanto una trentina di pagine. Il resto sono discorsi di circostanza, ahimé non particolarmente interessanti.
"Non parlerei di fedi buone e di fedi cattive, ma di fede; definendola in senso lato, essa è quel dedicarsi dello spirito umano, della persona, a un valore immensamente, infinitamente più grande di lei, un valore che la trascende, un valore al quale ci si dedica con totalità e al quale ci si affida." Un libro che non da risposte, ma che fa pensare.