Una grande casa di campagna, una famiglia, la storia d'una generazione, la rete sottile dei sentimenti... Tutto quello che poteva essere e non è stato.
Rosetta Loy was an Italian writer. Born in Rome as Rosetta Provera, she was the youngest of four children of a Piedmontese father and a mother from Rome. She wrote her first story at the age of nine, but her real literary vocation manifested itself towards the age of twenty-five. However, she had to wait until 1974 for her first publication, La Bicicletta. She was married for thirty years to Beppe Loy, with whom she had four children.[
Ci sono romanzi che raccontando le piccole cose della vita, esistenze “normali” senza particolari drammi, scossoni e colpi di scena, riescono ad essere dei gioiellini da assaporare pagina dopo pagina: La bicicletta è uno di questi, dove si narra di una famiglia borghese dagli anni della guerra fino agli anni 60.L’inizio è stile documentario, senza dialoghi e nomi, con tante immagini che scorrono velocissime raccontate da una voce esterna: una villa con alcuni ragazzini che giocano, i due maschietti più grandicelli a palla, le due femminucce che a fare i compiti, a sera la cena con i genitori; sulla strada passa qualche soldato tedesco perché siamo a Roma nel ’43 durante l’occupazione, poi pochi mesi dopo si corre per vedere i carri armati degli alleati e a battere le mani. Con il dopoguerra il ritmo continua a essere frenetico, tanta è la voglia di guardare avanti. Si rivelano i nomi dei ragazzi al manifestarsi di una certa autonomia di azione - Michele, Giovanni, Speranza, Maddalena - e li vediamo correre, vivere, studiare, innamorarsi. A Roma dove la villa si apre agli amici, tra la musica dei primi dischi, il pianoforte e il saltare intorno al tavolo da ping pong, e in vacanza, nelle estati trascorse nella casa di campagna nel Monferrato casalese a pedalare sulla strade di polvere, a fare le comitive, a sbucciare noci sull’aia, con Michele più ardito che già passa le notti sotto le stelle ad amoreggiare invidiato dal fratello ancora digiuno in materia. La politica e gli strascichi della guerra interessano poco o nulla, solo Giovanni si documenta sui campi, sul destino degli ebrei: coscienza critica poco ascoltata e anima più tormentata. I genitori lasciano molto fare imponendosi con fermezza solo in poche occasioni: quindi niente drammi adolescenziali, solo qualche pianto e arrabbiatura di quelle che prima o poi passano. Tanto il tempo scorre veloce, gli studi terminano, da fidanzati si passa a mariti, mogli, ognuno prende la sua strada, arrivano i nipotini, da portare alla mamma ormai vedova da qualche anno… e siamo praticamente alla fine del racconto. Romanzo di esordio per Rosetta Loy che si ispira molto ai suoi vissuti (famiglia borghese, ultima di quattro fratelli, padre ingegnere originario del Monferrato sono più di un indizio), 160, ricche di colori, suoni, profumi e odori (anche di ascelle o di piedi), pagine dense e a tratti frenetiche per il tanto muoversi, agitarsi specie in gioventù per poi rallentare naturalmente nella maturità. Non penso ci siano versioni cinematografiche, nel caso sarebbe stato un soggetto adatto per Pupi Avati. Letto quasi di un fiato, eppure confermo che non accade nulla di eclatante… quattro personalissime stelle.