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Penna, pennello e bacchetta. Le tre invidie del matematico
Madrid. 23 cm. 190 p. gráf. Encuadernación en tapa blanda de editorial ilustrada. Odifreddi, Piergiorgio 1950-. Traducción, Carmen Domínguez Gutiérrez. Bibliografí p. 181-184. Índice. Traducción Penna, pennello e bacchetta. Arte y ciencia .. Este libro es de segunda mano y tiene o puede tener marcas y señales de su anterior propietario. 978-84-206-8204-4
206 pages, Paperback
First published May 1, 2005
About the author
Piergiorgio Odifreddi
126 books138 followersPiergiorgio Odifreddi is an Italian mathematician, logician and aficionado of the history of science, who is also extremely active as a popular science writer and essayist, especially in a perspective of philosophical atheism as a member of the Italian Union of Rationalist Atheists and Agnostics.
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Community Reviews
Displaying 1 - 6 of 6 reviews
October 25, 2011
Affascinato dall'Odifreddi divulgatore puro, mi sono deciso ad acquistare un'opera piu' tecnica che cerca di spiegare il rapporto della matematica con la letteratura, la pittura e la musica. Sottolineo cerca, perche', giustamente, per illustrare dei rapporti non troppo evidenti, bisogna per forza utilizzare un linguaggio tecnico e specifico ed esempi che talvolta sembrano forzati o creati ad hoc.
Il risultato comunque e' buono, non eccezionale proprio per il forse eccessivo carattere "applicativo" del saggio, in particolare nella sezione dedicata alla musica. Un libro bello, ma difficile da digerire.
Il risultato comunque e' buono, non eccezionale proprio per il forse eccessivo carattere "applicativo" del saggio, in particolare nella sezione dedicata alla musica. Un libro bello, ma difficile da digerire.
July 14, 2025
La penna è quella dello scrittore, il pennello quello del pittore, la bacchetta quella del direttore d’orchestra.
Questo breve saggio intende non solo affrontare i legami che ci sono tra letteratura (più specificamente poesia), pittura (o più generalmente arte) e musica con la matematica, ma anche proporre una visione globale d’insieme, ovvero la matematica che unifica in sé gioco, astrazione e armonia.
L’idea è interessante, sebbene forse non proprio originale. Il problema è che, sebbene le informazioni che vengono fornite nelle applicazioni della matematica ai vari campi estetici siano spesso interessanti, troppe cose vengono date per scontate. In sostanza ci sono concetti che probabilmente a un matematico sono chiari, a un profano molto di meno; e attenzione, non sto dicendo che un saggio di questo tipo dovrebbe fare a meno di equazioni e formule, semplicemente dovrebbe spiegarle più per esteso, senza presumere che il lettore possegga del suo i mezzi per capire tutto quello che viene lasciato sottinteso. Soprattutto se ci si rivolge a un pubblico generalista, come è questo il caso, e non di addetti ai lavori. Divertente il fatto di concludere la dissertazione con QED, come se fosse una dimostrazione matematica; ma il problema è che i passaggi per arrivare alla dimostrazione, non è che proprio brillino per chiarezza…
Questo breve saggio intende non solo affrontare i legami che ci sono tra letteratura (più specificamente poesia), pittura (o più generalmente arte) e musica con la matematica, ma anche proporre una visione globale d’insieme, ovvero la matematica che unifica in sé gioco, astrazione e armonia.
L’idea è interessante, sebbene forse non proprio originale. Il problema è che, sebbene le informazioni che vengono fornite nelle applicazioni della matematica ai vari campi estetici siano spesso interessanti, troppe cose vengono date per scontate. In sostanza ci sono concetti che probabilmente a un matematico sono chiari, a un profano molto di meno; e attenzione, non sto dicendo che un saggio di questo tipo dovrebbe fare a meno di equazioni e formule, semplicemente dovrebbe spiegarle più per esteso, senza presumere che il lettore possegga del suo i mezzi per capire tutto quello che viene lasciato sottinteso. Soprattutto se ci si rivolge a un pubblico generalista, come è questo il caso, e non di addetti ai lavori. Divertente il fatto di concludere la dissertazione con QED, come se fosse una dimostrazione matematica; ma il problema è che i passaggi per arrivare alla dimostrazione, non è che proprio brillino per chiarezza…
November 15, 2010
In questo libro, che è la raccolta in forma cartacea di tre lezioni tenute all'università di Bologna, Piergiorgio Odifreddi ufficialmente dovrebbe raccontare quali sono "le tre invidie del matematico", vale a dire le arti della scrittura, della pittura e della musica che dovrebbero essere appunto appannaggio della parte destra del cervello, in opposizione a quella sinistra dedicata al ragionamento logico. Inutile dire che all'atto pratico, più che dell'"invidia", Odifreddi parla di come in realtà ci sia matematica dietro tutte queste arti. Il risultato pratico è piuttosto disuguale: le prime due sezioni sono un po' tirate per i capelli, mentre la spiegazione di come si è evoluta la teoria matematica alla base della musica è venuta molto bene. In genere, l'arte affabulatoria del nostro si vede alla grande, e rende la lettura molto piacevole: nella foga oratoria, si è perfino dimenticato di mettere troppe delle sue usuali frecciate anticlericali (sì, qui si parlerebbe di arte e non di religione: ma si sa che questo non è mai stato un limite). Ogni tanto però si lascia trasportare un po' troppo, come quando a pagina 75 afferma che "la successione telescopica di pentagoni e stelle... suggerisce che la diagonale e il lato del pentagono siano grandezze fra loro incommensurabili"; frase piuttosto azzardata, come si vede facendo una successione telescopica di triangoli equilateri uno dentro l'altro.
October 25, 2011
Affascinato dall'Odifreddi divulgatore puro, mi sono deciso ad acquistare un'opera piu' tecnica che cerca di spiegare il rapporto della matematica con la letteratura, la pittura e la musica. Sottolineo cerca, perche', giustamente, per illustrare dei rapporti non troppo evidenti, bisogna per forza utilizzare un linguaggio tecnico e specifico ed esempi che talvolta sembrano forzati o creati ad hoc.
Il risultato comunque e' buono, non eccezionale proprio per il forse eccessivo carattere "applicativo" del saggio, in particolare nella sezione dedicata alla musica. Un libro bello, ma difficile da digerire.
Il risultato comunque e' buono, non eccezionale proprio per il forse eccessivo carattere "applicativo" del saggio, in particolare nella sezione dedicata alla musica. Un libro bello, ma difficile da digerire.
April 14, 2014
finalmente un odifreddi "puro", né politico né polemico. matematica nella letteratura (oddio, sembra più enigmistica), nella pittura (architettura, in realtà), e musica. scientifico e rigoroso, anche se difficilmente accessibile. quantomeno perché non perde l'abitudine, anche e soprattutto oratoria, di correre troppo: sono accenni troppo rapidi, ci starebbero bene meno casi, ma più dettagliati, spiegati con più calma, non con la fretta tipica dei geni.
August 28, 2017
Deludente. Il sottotitolo “le tre invidie del matematico” vuole essere ironico, lo scopo del libro è di mostrare come, visto che tutto è matematica, anche nell’arte possiamo scoprire infiniti riferimenti ad essa. Infatti questo è il motivo per il quale ho letto il libro.
La prima parte, sulla letteratura, l’ho trovata a cavallo tra l’enigmistica e le serie numeriche; a volte noiosetta ma può essere un mio limite. La seconda parte, sulla pittura, l’ho trovata noiosamente inutile: tantissimi argomenti appena accennati senza mai entrare nel dettaglio; solo se conosci già l’argomento capisci di cosa sta parlando ed allora diventa un po’ inutile averlo soltanto menzionato, altrimenti resti nella nebbia. Si riduce ad essere un lungo e sterile elenco di argomenti matematici che hanno riferimenti, più o meno espliciti, al mondo dell’arte.
Secondo me il problema nasce dal fatto che il libro è la trascrizione di alcune lezioni o conferenze fatte dall’autore. Quando parli per un’ora, o due o tre, cerchi di tenere viva l’attenzione degli ascoltatori con argomenti che colpiscono, senza poter entrare nel dettaglio con troppi schemi, rimandi a figure, dimostrazioni o descrizioni dettagliate, altrimenti in pochi continuano a seguirti. In un libro, rivolto a chi ha come minimo un certo interesse per la matematica, non ci si può limitare a questo.
Ultimamente comincio ad avere dei dubbi sulle capacità divulgative di Odifreddi. Pochi giorni fa ho sentito la registrazione di una sua trasmissione alla radio: parlava del paradosso di Russell e degli aggettivi autologici ed eterologici. Se non avessi già conosciuto l’argomento credo che non avrei capito nulla e in ogni caso mi sembra un grosso “errore di mira” trattare questi argomenti alla radio in una trasmissione rivolta al grande pubblico.
La prima parte, sulla letteratura, l’ho trovata a cavallo tra l’enigmistica e le serie numeriche; a volte noiosetta ma può essere un mio limite. La seconda parte, sulla pittura, l’ho trovata noiosamente inutile: tantissimi argomenti appena accennati senza mai entrare nel dettaglio; solo se conosci già l’argomento capisci di cosa sta parlando ed allora diventa un po’ inutile averlo soltanto menzionato, altrimenti resti nella nebbia. Si riduce ad essere un lungo e sterile elenco di argomenti matematici che hanno riferimenti, più o meno espliciti, al mondo dell’arte.
Secondo me il problema nasce dal fatto che il libro è la trascrizione di alcune lezioni o conferenze fatte dall’autore. Quando parli per un’ora, o due o tre, cerchi di tenere viva l’attenzione degli ascoltatori con argomenti che colpiscono, senza poter entrare nel dettaglio con troppi schemi, rimandi a figure, dimostrazioni o descrizioni dettagliate, altrimenti in pochi continuano a seguirti. In un libro, rivolto a chi ha come minimo un certo interesse per la matematica, non ci si può limitare a questo.
Ultimamente comincio ad avere dei dubbi sulle capacità divulgative di Odifreddi. Pochi giorni fa ho sentito la registrazione di una sua trasmissione alla radio: parlava del paradosso di Russell e degli aggettivi autologici ed eterologici. Se non avessi già conosciuto l’argomento credo che non avrei capito nulla e in ogni caso mi sembra un grosso “errore di mira” trattare questi argomenti alla radio in una trasmissione rivolta al grande pubblico.
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