Il marchesato di Monferrato del XV secolo è stato sinora trascurato dalla pur vivace produzione storiografica che indaga i principati italiani del Rinascimento. Sulla base di una ricchissima e inesplorata documentazione inedita si ricostruiscono qui l’evoluzione e le competenze degli incarichi domestici e degli offici centrali di governo di questo stato feudale. Il metodo prosopografico adottato ha consentito di individuare le caratteristiche sociali, personali e professionali dei circa trecento uomini al servizio dei marchesi Paleologi dal 1418 al 1483. L’identificazione di ‘continuità familiari’ nel servizio del principe, lo studio delle carriere e della loro durata e l’analisi delle modalità di reclutamento mettono in luce tendenze peculiari rispetto a quelle di altri stati italiani e di alcune compagini politiche europee. In particolare, si rilevano la robustezza del legame feudale, impiegato dai marchesi come strumento di governo e di promozione sociale, e la resistenza, nei più alti livelli della gerarchia domestica e amministrativa, di un nucleo di uomini dell’antica aristocrazia rurale indigena, legata ai Paleologi da remoti vincoli vassallatici. Tale egemonia sociale continuò a essere esercitata nonostante la metamorfosi dell’élite di governo verificatasi dalla metà del talune importanti cariche furono occupate da forestieri di varia estrazione sociale, perlopiù dotati di competenze professionali specifiche, specie giuridiche. Resisi protagonisti di brillanti carriere in Monferrato, questi uomini ambivano a suggellare la loro ascesa sociale proprio con l’inserimento fra i ranghi della vassallità marchionale.