"Triora è la Loudun italiana, la Salem europea. Ma è più giusto dire che Loudun è la Triora di Francia e Salem la Triora del New England, poiché il celebre processo alle streghe si svolse a Triora nel 1588, e indubbia è la sua priorità cronologica, mentre in nulla è inferiore agli altri due in quanto a spaventosa tensione. Che cosa scatenò la feroce caccia alle streghe che imperversò nell’isolato borgo di montagna? Fu una terribile carestia a mettere in ginocchio il paese o la manovra speculativa di alcuni proprietari terrieri? Quali antichi culti pagani sopravvivevano ancora nella Triora del tempo? Con queste premesse Ippolito Edmondo Ferrario, studioso di folklore ligure, analizza i drammatici fatti che videro coinvolta l'antica podesteria genovese nel sedicesimo secolo."
Ippolito Edmondo Ferrario, milanese, classe 1976, si occupa di comunicazione ed eventi. È stato giornalista e autore di numerosi saggi e romanzi editi da Ugo Mursia Editore, Fratelli Frilli Editori, Alberto Castelvecchi Editore, Newton Compton Editori.
Nel 2005, a seguito delle numerose pubblicazioni, ha ricevuto la Cittadinanza Onoraria del Comune di Triora, il suggestivo borgo medioevale ligure famoso per il processo alle streghe del 1587.
Tra le sue pubblicazioni più recenti: Milano Sotterranea (con Gianluca Padovan, Newton Compton Editori, 2013), Mercenario. Dal Congo alle Seychelles. La vera storia di “Chifambausiku” Tullio Moneta (con G. Rapanelli, Lo Scarabeo Editore, 2013).
Un libro deludente sotto diversi punti di vista, ed è un peccato perché di base è strutturato bene ma concepito malissimo. L'autore si pone l'obiettivo di raccontarci da dove nasce l'episodio di follia collettiva e totale insensatezza che - come purtroppo è avvenuto ovunque nel mondo - ha coinvolto Triora, il piccolo borgo in provincia di Imperia, e le sue donne. Le presunte streghe, perseguitate e torturate per il solo fatto di essere donne capaci di conoscere le erbe e saper vivere in solitudine. Storia vecchia, insomma.
Si parte con un breve excursus sulle tracce del paganesimo e dei riti rupestri sul territorio. Parte interessante e raccontata bene, con la giusta misura di dettagli e lunghezze. Ci sono riferimenti bibliografici ma non disturbano.
Poi arriva il problema: quando è il momento di parlare del fulcro del libro, ovvero dei processi, l'autore si incasina brutalmente. Inizia a saltare, racconta un po' a caso - roba che se cercate su google trovate millemilioni di blog fatti meglio, e non entro in merito ai podcast - ma soprattutto imperversando con riferimenti bibliografici, epistolari e documentazione d'archivio. Delle donne e di come sono state trattate se ne parla ma poco. Ma soprattutto in maniera confusionaria, non ordinata. Poco metodica.
Poi arriva una terza parte, forse la più interessante, in cui vengono raccontati alcuni passaggi estrapolati dal folklore. Mi è piaciuto molto questo viaggio, seppur breve. E di nuovo ritornano i riferimenti bibliografici (a sto punto faccio prima a comprare direttamente i libri a cui si fa riferimento) e rischiano di essere troppi.
Il problema è che quando inserisci troppi dati, troppi riferimenti, troppe citazioni e dati d'archivio, spezzi la magia che lega il lettore al libro. Già con un saggio è assai sottile quel filo lì, se poi si imperversa con ottomila informazioni proprio al centro del paragrafo - esimio autore, meglio le note a conclusione del capitolo in questo senso - non vedrò l'ora di finire la lettura.
Ma come se non bastasse, si scende ancora col giudizio finale perché su 280 pagine, almeno un centinaio sono completamente in inglese - in pratica le stesse identiche pagine/paragrafi/capitoli tradotti in lingua inglese - e l'ultima sezione sono i documenti, quindi le lettere che prima erano solo infilate nel discorso in forma sintetica, qui sono inserite per intero. E neanche sono scorrevoli da leggere, visto che il linguaggio volgare e latino rendono l'esperienza di lettura quantomeno impervia.
Insomma, una stellina e mezza direi. Perché le aspettative erano basse, ed è riuscito comunque a deluderle.