Gli ebrei, negli anni del fascismo, videro le loro identità e le loro vite progressivamente limitate, sopraffatte, annientate. Alla vigilia del ventennio essi costituivano una minoranza pienamente integrata nella vita nazionale, con proprie caratterizzazioni che venivano riconosciute dal Paese. La svolta politica del 1922 segnò una profonda cesura col periodo precedente, portanto al potere un'Italia gretta, ultranazionalista, sempre più "cattolicista" e aperta agli antiebraismi connessi. Questo libro narra la storia della vita e della persecuzione degli ebrei negli anni che vanno dalla "marcia su Roma" alla definitiva vittoria degli eserciti alleati e dell'insurrezione partigiana.
"Questo libro narra la storia degli ebrei italiani negli anni del Novecento che vanno dall'avvento del fascismo alla sua definitiva sconfitta. Durante questo periodo gli italiani ebrei videro colpiti e negati dapprima la loro uguaglianza, come gruppi, agli altri cittadini, poi il diritto a studiare, a lavorare e, gradatamente, a risiedere nel Paese, infine lo stesso diritto a esistere. Ciò avvenne in forma talora non lineare ed ebbe comunque uno sviluppo processuale, le varie tappe essendo stimolate da quelle precedenti ma non da esse rese necessarie. L'intero processo ebbe radici complesse, risalenti ai decenni precedenti, ma ebbe inizio, 'vita' e termine con i governi guidati dal fascista Benito Mussolini". Con queste parole, che contengono tutto quello che sarà poi sviluppato e approfondito nel testo, Michele Sarfatti ci accoglie nella lettura di quello che è oggi il libro di riferimento per la storia della persecuzione degli ebrei italiani dopo la prima guerra mondiale. L'autore dedica i primi capitoli a una meticolosa pittura del quadro delle comunità ebraiche in Italia nel primo Novecento. Estremamente integrate nel tessuto sociale centro-settentrionale e con la particolarità di aver anticipato di qualche decennio alcune dinamiche sociali: riduzione della mortalità infantile e della natalità, estesa alfabetizzazione e vasta partecipazione politica. Il testo affronta poi quella che è la persecuzione della parità (1922-36), la successiva persecuzione dei diritti (1936-43), fino alla drammatica persecuzione delle vite. Sarfatti dimostra come la promulgazione nell'autunno del 1938 delle leggi razziali non sia affatto, come spesso viene liquidato, un semplice e parzialmente giustificante accodarsi dell'Italia alla visione dell'alleato nazista, ma invece il punto d'arrivo di un processo iniziato da tempo, che si basava sui pregiudizi che accompagnano da sempre gli ebrei e che trovò come spinta propulsiva la volontà totalitaria fascista di forgiare nuove generazioni di italiani che non avrebbero permesso differenze di alcun genere. Il testo è arricchito da un apparato di note a piè di pagina straordinariamente esteso, che dimostra al meglio quella che è oggi pubblicata come "edizioni definitiva" (la terza, dopo quelle del 2000 e 2007). Vi sono anche svariate carte geografiche e la riproduzione di tabelle statistiche che sono sempre molto gradite.
Da leggere e avere nella propria biblioteca personale perché prezioso e fondamentale libro su una parte tanto importante quanto dolorosa della nostra storia. Molto corposo e "tecnico" in alcuni passaggi, potrebbe quindi risultare di non scorrevolissima lettura a chi preferisce abbracciare il sonno con dei romanzi piuttosto che dei saggi storici.
Excellent, excellent text - full of information, sources, quotations and facts, facts, facts. This is not a novel by an stretch - a textbook for anyone who wants to know how it really was in Italy from 1922-1945.