Voltaire in questo romanzo filosofico parte da una critica feroce all’ottimismo leibniziano, quell’idea per cui tutto va sempre per il meglio e il nostro sia il migliore dei mondi possibili per proporre, invece, un nuovo tipo di ottimismo, forse più concreto. Se ognuno fa la propria parte e mette le proprie capacità, se ognuno “coltiva il proprio giardino”, allora forse si può davvero tendere a un mondo migliore. La scrittura è scorrevole, ironica e piena di riferimenti alla storia del suo tempo.