Veder l'erba dalla parte delle radici è un'ironica metafora per rappresentare una drammatica quella di una persona che si è trovata a guardare in faccia la morte. Mentre il corpo è abbandonato all'immobilità più assoluta gli occhi, sbarrati, paiono perdersi nel in realtà essi inseguono immagini ormai perdute e le proiettano sullo schermo di un presente incerto e di un ipotetico futuro. E' il momento in cui un uomo fa veramente il proprio impietoso esame di coscienza. Quando a vivere questa esperienza è uno scrittore che, come nel caso di Lajolo, successivamente ce la riferisce trasformandola in un racconto, allora fatti e immagini acquisiscono attraverso la scrittura un peso diverso, diventano simboli e il protagonista, pur restando autobiografico, diventa un personaggio letterario. Nell'evoluzione del racconto la vita del protagonista diventa, come quella dello stesso Lajolo, un incontro di molte personalità e di molte esperienze, tra cui fanno spicco la politica e la letteratura.
Il titolo, come recita la quarta di copertina, è “un’ironica metafora per rappresentare la drammatica esperienza di una persona che in piena coscienza di sé si è trovata a guardare in faccia la morte”, ma aggiungo anche una nuova visione delle cose, quasi rovesciata, acquisita in seguito alla malattia. Davide Lajolo, rievoca a distanza di qualche anno, il suo doppio infarto avvenuto nel dicembre del 1967: il primo in una camera da letto nel complesso di Montecitorio (è deputato per il PCI) da lui definita la “tomba di Tutankhem” dove viene colto da dolori sempre più forti al torace che lo schiantano a letto fino al mattino tra pensieri di morte; il secondo attacco in auto mentre viene trasportato in una clinica privata. Costretto a una lunga degenza a letto, lontano dalla abituale vita a pieno ritmo tra impegni politici e letterari, è obbligato a fermarsi, a vedere il mondo da una posizione orizzontale, a sottostare a nuove regole, dipendente dagli infermieri per ogni necessità: questa nuova realtà lo porta a una sorta di bilancio, di esame interiore. I primi giorni tra il sonno e la veglia il pensiero corre ad episodi del suo passato: l’infanzia nelle Langhe, la guerra in Spagna e in Grecia, il periodo come direttore dell’Unità, l’ingresso nel direttivo del partito a Roma, la politica, i viaggi all’estero e gli incontri con Mao, Ho Chi Min…Con il riprendersi delle forze, sono possibili le visite di amici e colleghi e torna a discutere di temi politici, come il ruolo del suo partito di fronte ai giovani che sognano la rivoluzione (è cominciato il 68). Si avvicina il ritorno alla vita “attiva”, a Montecitorio e poi a Milano, ancora animale politico ma con una visione diversa, così che la prima tappa dopo la convalescenza è la casa nelle Langhe, la sua amata campagna che preferisce al mare, i fratelli contadini e il cane che gli fa le feste al suo arrivo. Un romanzo che riesce a raccontare una esperienza di per sé terribile senza drammatizzare troppo, anzi con un po' di autoironia nel descrivere i piccoli inconvenienti, i bisticci, gli episodi della sua degenza; più ideologico a tratti nel ripercorrere la sua vita passata o nelle discussioni. Lieta sorpresa e tre stelle e mezzo.