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Palabra final, La

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Roberta Tatafiore ha dedicato la sua esistenza a difendere i diritti delle donne e a lottare, da donna e da giornalista, contro ogni forma di limitazione della libertà personale. Ma cos'è la libertà personale quando è la vita stessa a sembrare una costrizione? L'8 aprile 2009 Roberta ha ingerito un cocktail letale di farmaci, dopo mesi di isolamento e silenzio. Era in un albergo della capitale, a due passi da casa. Con la stessa serenità con cui Sylvia Plath prima di uccidersi ha imburrato il pane per i figli, Roberta ha lasciato agli amici una pacata lettera di congedo: "La mia è stata davvero una scelta. Una scelta a lungo riflettuta, preparata, accompagnata dalla stesura di un diario". È proprio questo memoriale a rivelarci un percorso che nulla ha a che fare con il suicidio per come lo immaginiamo. La sua è un'uscita di scena consapevole: la lucida e razionale "composizione di una morte", come lei stessa la definisce, con un richiamo simmetrico e contrario a Comporre una vita, il celebre saggio di Mary Bateson. È la decisione di una persona che ha vissuto pienamente coltivando sino alla fine le sue passioni: il senso profondo della letteratura - che nelle opere della stessa Plath, di Marina Cvetaeva e di Amelia Rosselli diventa meditazione sul suicidio - e l'impegno civile, ispiratore anche di quest'ultimo gesto, un gesto politico, "il salto nel vuoto di chi non sa adeguarsi alla norma".

Paperback

First published April 1, 2010

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Roberta Tatafiore

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Displaying 1 - 5 of 5 reviews
Profile Image for Miguel Blanco Herreros.
741 reviews61 followers
October 31, 2023
Llevaba tiempo detrás de este diario de despedida de Roberta Tatafiore, y menos mal que, ante la indiferencia de las editoriales en español, Trabe ha apostado fuerte por una traducción al asturiano de esta obra intensa e interesantísima. Y, por suerte, comprensible al 95% por los castellanohablantes.

Texto meditado, profundo, que no sólo nos habla de la muerte y el suicidio, sino también de la dignidad, de la libertad personal, del feminismo, de la dependencia de las estructuras políticas y estatales, de la familia y la amistad… En definitiva, Tatafiore nos habla, sobre todo, de la vida. La vida tal y como ella la comprendía, como la vivió, y las razones por las que decidió dejar de vivirla.

No se tiene que estar de acuerdo en todo con Tatafiore. Es más: ella misma anima a la disidencia, a la subjetividad, a la rebeldía, a la anarquía política y personal, a la vida ajena al miedo. Pero, indiferentemente, su diario es una obra bellísima que ayuda a meditar sobre temas profundos y que te permite el privilegio de acompañar, de primera mano, a una persona que se despide.

Libro más que recomendable, espero que alguna editorial en castellano se anime con él.
Profile Image for Jacques le fataliste et son maître.
372 reviews57 followers
July 27, 2012
È l’autrice stessa, se non ricordo male, a denunciare il carattere egocentrico, narcisista (o simili) del suo discorso — o addirittura del discorso suicidario (?) in genere. (Appunto: non ricordo bene.) O forse la memoria mi inganna per coprire uno spigolo fastidioso.
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