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Bakou, Derniers Jours: Récit

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Olivier Rolin revient à Bakou, lieu de sa supposée mort en 2009 (telle qu’annoncée dans Suite à l’hôtel Crystal) pour se confronter à son propre spectre.« En 2003, j’ai passé une nuit à Bakou (Azerbaïdjan) dans un hôtel nommé Apshéron. J''écrivais alors Suite à l’hôtel Crystal, livre qui est une collection d’histoires plus ou moins extravagantes se déroulant dans des chambres d’hôtels à travers le monde. Le nom de cet hôtel, si proche de celui du fleuve des morts grec, me suggéra l’idée d’y mettre en scène mon propre suicide. La notice biographique sur la couverture du livre mentionnait mes lieux et dates de naissance et de mort : BOULOGNE-BILLANCOURT 1947 ― BAKOU 2009. À mesure que se rapprochait cette fatidique année 2009, les recommandations se multipliaient : si par hasard tu es invité à Bakou en 2009, n’y va pas ! Ces amicales mises en garde firent naître en moi l’idée qu’au contraire je devais y aller, et y rester assez longtemps pour laisser à la fiction de ma mort sur les bords de la Caspienne une chance de se réaliser. C’est ainsi que, le 28 avril 2009, j’ai pris l’avion pour Bakou où j’allais demeurer jusqu’au 30 mai. Ce livre est en quelque sorte le journal de mon séjour dans la ville où j’étais supposé mourir. Portraits, choses vues, rêveries, lectures, notes de voyage, évocations de figures du passé, etc. Naturellement, il s’agissait d’un jeu. Qu’on se rassure : ce récit d’un rendez-vous (manqué) avec la mort n’est nullement sinistre, plutôt léger je crois, sinon badin.» ― Olivier Rolin Le regard singulier d’un grand écrivain sur une contrée aux strates historiques et politiques complexes.

192 pages, Paperback

First published January 1, 2010

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About the author

Olivier Rolin

53 books44 followers
Olivier Rolin spent his childhood in Senegal. He then studied at the Louis-le-Grand high school and the Ecole Normale Superieure. He graduated in philosophy and literature.

He works as a freelancer of the French paper Libération and Le Nouvel Observateur. He was the companion of the singer Jane Birkin.

His work is inspired by May 68 and the proletarian Left, romantic adventures in Arabia, the writers Rimbaud and Conrad and his travels.

He received the "Prix Femina" for Port Sudan in 1994, the "Prix France Culture" for Tiger Paper in 2003 and the "price of Style" for The Meteorologist just now in 2014.

He's the brother of the also writer Jean Rolin

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Profile Image for Orsodimondo.
2,557 reviews2,604 followers
October 5, 2018
PARLA, RICORDO

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Baku, capitale dell’Azerbaigian, sulla riva occidentale del Mar Caspio: la città vecchia e la nuova sullo sfondo.

Nell’autunno del 2003 il giornalista Olivier Rolin è in Afghanistan per un servizio. Va a visitare la tomba del comandante Massud nella valle del Panshir, a ricordo dell’intervista fatta otto anni prima. Tornando a casa, per cambi di aerei, si trova a fermarsi a Baku.
Va a dormire all’Hotel Absheron, enorme, in stile sovietico.
Lo scrittore stava lavorando a un libro composto da una quarantina di storie stravaganti ambientate in stanze d’albergo sparse in giro per il mondo, tutte descritte con precisione maniacale. Il nome dell’albergo che lo accoglie a Baku gli suona così simile a quello del fiume dei morti dell’antica Grecia da decidere di concludere il libro con un racconto ambientato proprio in quella camera, la 1123 dell’hotel Absheron di Baku, dove il narratore di tutte quelle storie, cioè proprio lui, lo scrittore Olivier Rolin, si sarebbe suicidato il 28 aprile di sei anni più tardi.
Il libro fu poi pubblicato col titolo Suite à l’hotel Crystal, (in Italia non è stato tradotto) e sul risvolto di copertina lo si indica come nato nel 1947 in Francia (Boulogne-Billancourt) e morto proprio a Baku proprio nel 2009. La scrittura è un’oscura prescienza di ciò che non è ancora avvenuto sostiene Pierre Bayard. Ma addirittura predire il proprio suicidio sei anni prima!

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Il bulvar di Baku.

E allora, il 28 aprile di sei anni dopo, nel 2009, Olivier Rolin decide di tornare a Baku per vedere se è davvero là che morirà, nella stanza 1123 dell’hotel Absheron, se è lì che si suiciderà con un colpo di pistola Makarov 9mm.
O se lo ha già fatto.

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L’aeroporto internazionale Heydar Aliyev, prende il nome dal “padre della nazione” che ha dominato la vita politica del suo paese per un trentennio, pur essendo presidente solo per dieci anni. La dittatura è proseguita col figlio che gli è succeduto alla morte.

L’hotel Absheron non esiste più, è stato demolito. Rolin prende alloggio in un altro hotel, più piccolo, nella città vecchia. E inizia a scrivere questo libro.

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Il terminal Sangachal, 600 ettari, 45 Km a sud di Baku, punto di raccolta, elaborazione, stoccaggio ed esportazione di gas.

E cos’è questo libro?
Ecco come lo descrive lui stesso:
D’altronde questo racconto che sto scrivendo, che voi state leggendo, dove va a parare? E soprattutto, di che si tratta? Un diario di viaggio, frammenti di ricordi incollati insieme, un testamento? “Un libro sul nulla”, quasi senza soggetto, o dove il soggetto è quasi invisibile, come lo immaginava Flaubert (ma allora dovrebbe reggersi “per la forza interna del suo stile”, e questo sarebbe evidentemente pretendere troppo dalle mie forze)? È come camminare sul filo. Un monologo a bassa voce, per orecchie pazienti, ricettive. Una lettera agli amici, conosciuti e sconosciuti. Mi perdoneranno forse se faccio un po’ di ordine tra le mie carte, dopo tutto se sono qui, a Baku, è per vedere se la morte mi sta aspettando, come aspetta il visir a Samarcanda nella storia attribuita a Farid ud-Dīn Attar.

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Le frontiere del Caucaso.

Una guida turistica della capitale e del paese, di Baku e dell’Azerbaigian, volendo. Azer è una parola persiana che significa “fuoco”: l’Azerbaigian è la Terra del Fuoco.
Ma queste troppe poche pagine sono anche un percorso letterario. Impressioni, sensazioni, immagini, rumori, odori, ricordi, aneddoti, racconti, notizie, leggende, curiosità, divagazioni… Che Rolin sa cucire, collegare: come un gioco di specchi, a incastro, da una all’altra, una dentro l’altra come una matrioska.

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Sumgayit, a 30 Km da Baku, è la terza città più popolosa dell’Azerbaigian, e uno dei dieci posti più inquinati del mondo.

Gli argomenti toccati, sfiorati, introdotti sono millanta, in un tripudio di mio curiosità interesse e piacere estatico.
Da Koba, il nome di battaglia del giovane Stalin, che coi suoi compari sequestrava i padroni del petrolio (quella parte di mondo scoprì i giacimenti di petrolio più di un secolo fa) per finanziare la rivoluzione, al traduttore francese di Esenin, Armand Robin, che parlava venti lingue, dalla figura tragicomica del locale dittatore Hayder Aliyev, dal fresco decesso, il padre della nazione, all’architettura in stile Disneyland della capitale azera, con le piattaforme petrolifere a vista, quelle nuove fiammanti e l’archeologia industriale di quelle vecchie e decrepite, dalle spie novecentesche Reginald Teague-Jones e Richard Sorge a sconfinare nelle steppe del Turkmenistan lungo la ferrovia caucasica che diventa asiatica, dalla molteplicità dei tempi, dei popoli, delle lingue, delle credenze che si sono toccate e intrecciate, a costituire il fascino di Merv. Qui le lettere ordinate della Grecia hanno incontrato gli ondulanti caratteri arabi, le lanterne d’inchiostro degli ideogrammi cinesi, al cimitero dei Martiri per ricordare che azeri e armeni si sono combattuti e uccisi nel corso del tempo, anche nel 1990, e di nuovo nel 1992, il 20 gennaio del 1990 l’Armata Rossa uccise più di un centinaio di persone…

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Il monumento alla spia sovietica Richard Sorge a Baku. Agente segreto tedesco lavorava per i russi: nel 1941 avvertì Stalin dell’invasione nazista con un mese di anticipo, informando che il Giappone non si sarebbe affiancato ai tedeschi, e quindi le armate russe collocate in Siberia e in altre parti orientali sarebbero potute ripiegare su Mosca.

Rolin non ha mai posseduto apparecchi fotografici, non ha mai avuto voglia di fare fotografie: perché gli sembrava che avrebbero impedito di vedere quello che gli stava davanti, ovvero di trovare le parole per dirlo. Bisogna trovare le parole, dice da qualche parte Walter Benjamin, per sgomberare l’immagine di un vissuto troppo accecante.

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Cimitero dei Martiri a Baku.

Uno di quei libri che fa bene.
Ma anche male.
Perché si legge in molto più tempo di quello che richiederebbero centocinquanta normali paginette a carattere diciotto.
Ed esige molto più tempo perché ogni rigo vuol dire una domanda (gloria a Google nell’alto dei cieli), e poi vien voglia di vedere immagini, e il tempo di ricerca, il tempo tra un rigo e l’altro si allunga.
Solo che, però, così facendo si entra da un mondo dentro l’altro, si salta da un’epoca all’altra, la magia si estende, si allarga, diventa contagiosa, mette voglia d’andare, preparare lo zaino e partire (ok, io uso uno zaino trolley). Caucaso, non più Europa, non ancora Asia, arrivo.

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Koba, nome di battaglia del giovane rivoluzionario Iosif Vissarionovič Džugašvili, poi noto come Stalin.

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Disneyland azera.
Profile Image for Fábio Martins.
114 reviews27 followers
February 11, 2019
Olivier Rolin existe por aqui,em estantes,há tanto tempo que é quase familiar. Contudo,nunca lhe tinha pegado. Ainda bem. Foi na altura certa. Sem demasiadas tecnicidades, conseguiria sublinhar nestas páginas uma dúzia de características - entre o erro e o tom - que habitualmente me distanciam de um autor. Demasiada evocação da própria obra; um estilo, amiúde, redundante; e até um olhar demasiado individual sobre as coisas.
E no entanto, adorei cada linha. É, também, um diário despojado e franco de uma viagem a Baku que assenta numa premissa frágil e pueril. É apaixonado sem condescendência, inteligente sem arrogância e vivo sem pieguice. Trouxe-me de volta os dias de Palomar, em geografias mais mundanas e jornalísticas,mas ainda assim,dias de Palomar. E isso, é sempre memorável.
Profile Image for Lacivard Mammadova.
574 reviews75 followers
June 6, 2015
Müəllifin də qeyd etdiyi kimi "Heç nə haqqında kitab". Ümumiyyətlə bu kitabı necə oldu da axıracan bitirdim anlamıram. Çoxlu sayda xarici ədəbiyyata göndərmələr var. kitabın ortasında da müəllif "Axı insanların oxumadığı kitablar haqqında onlarla necə danışım?" deyə soruşur. Adındakı Bakı sözcüyünə aldanıb doğmalıq hiss etməyin. bir sözlə- həftəbecər. Yeni bir melumatlar versəydi dərd yarı
Profile Image for Anfri Bogart.
131 reviews14 followers
March 7, 2020
"L'immagine più convincente - ma è soltanto un'immagine - ce l'ha data Proust ne 'La Prigioniera': <>. Il futuro ci manderà delle onde, come una tempesta lontana che si annuncia sopra il mare ancora tranquillo."
Profile Image for Fernando Pestana da Costa.
609 reviews29 followers
June 13, 2020
In this book Rolin describes his life and thoughts during a visit to Baku in 2009. In this book, Rolin also crosses the Caspian Sea to Central Asia, visiting several places in Turkmenistan, and travelling across Central Asia's steppes. As usual in Rolin's travel books, we are led not only through the present day place, but also to ramblings about literature, history, politics, culture, and on. I found this book a very nice reading about a mysterious and (to me) far away exotic city and region that, most likely, I will never visit.
Profile Image for René Paquin.
449 reviews16 followers
January 8, 2017
Lecture «suggérée» dans le cadre d'un cours, j'ai finalement trouvé du plaisir à lire l'histoire d'Olivier Rolin parti mourir dans une chambre d'hôtel de Bakou, en Azerbïdjan. Cette anecdote est prétexte à visiter la ville, ses quartiers, son passé millénaire, sa culture éclectique, composée d'éléments russes (et soviétiques), orientaux, mongoles, géorgien... La traversée de la mer Caspienne en direction du Turkménistan et de ses steppes infinies est fascinante! Écrit dans une langue riche, assez baroque, qui laisse peu de place au lecteur, parsemé de photos que l'auteur a lui même prises (sa découverte de la fonction «retardateur» fait sourire), ce récit intéressera les curieux du monde et les passionnés d'écriture aux accents exotiques.
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